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martedì, 06 ottobre 2009

Il panzaniere speciale stagione 2009/10. I capisaldi.

- Daniel Hackett non è un vero playmaker.

- Daniel Hackett tende a forzare.

- Daniel Hackett non difende una fava.

. Donatas Motiejunas è un fenomeno cosmico.

- Donatas Motiejunas, anche se si dimentica di tagliar fuori, è perdonabile. Perché trattasi di fenomeno cosmico.

- Ricard rubio, quando farà 0-9 da tre, resterà un fenomenale dispensatore di assist, quando scriverà zero passaggi decisivi, rimarrà un difensore da urlo, quando Cristoforo Valters gli imprimerà sul grugno il career high di 41 punti, sarà sempre il solito collante umano, quando sbaglierà clamorosamente il compito di matematica, resterà comunque forte in grammatica, quando brucerà l'arrosto, rimarrà un formidabile creatore di risotti... e così via fino al riempimento di 150 milioni di fogli di word.

- Se capiterà la diretta di una squadra lettone su qualche satellite, la vedremo perdere da pirla.

- Danilo Gallinari era già il miglior giocatore italiano con la schiena a brandelli, figuriamoci adesso.

- Se Danilo Gallinari segna 9 punti con 2-6 compresi 2 airball inverecondi, sono i compagni che lo ignorano. Se lo fa Bargnani, qualcuno che salta su per commentare: "non ho parole", oppure "ho solo insulti (segue dettaglio)", nel Bel Paese lo si trova sempre.

- La NGC Cantù potrebbe rivelarsi una bella squadra di pallacanestro.

- Fantabasket. Dimitris Diamantidis proclama lo sciopero dello scivolamento, perché ha capito che finire con una media-carriera di 8,45 punti può anche non essere così edificante. Epidemia di esaurimenti nervosi nel quartier generale dell'ULEB: "cazzo, è adesso a chi lo daremo il premio di miglior difensore? ci toccherà mica analizzare con scrupolo le partite?".

- Non sarebbe male avere un parere off the record di Atripaldi sul concetto di "integrazione di Fred Jones rispetto alle dinamiche di squadra dell'Angelico Biella".

- Sì a Oktay Mahmuti CT della nazionale.

- E comunque, Neeskens13 sulla Serbia l'aveva detto.

- Sandro Nicevic numero uno.

Buona stagione.

postato da: Ibbargnaenologo alle ore 00:06 | link | commenti
categorie: il bargnaenologo
lunedì, 07 settembre 2009

Uno, due, tre... movimento!

No, non ce la si fa ad aprire la nuova sezione "Eurobasket 2009". Meglio mantenere un flebile riferimento ad un tempo in cui l'Italia sembrava ancora constare di un movimento cestistico. Le vie per riavere quel minimo di buonumore sono due:

- un domino infinito di dimissioni, a tutti (tut-ti) i livelli  - tecnico, dirigenziale, giornalistico - ma anche semplici prese di coscienza da parte di (tanti, troppi) tifosi che finalmente decidano da che parte stare.

- seguire con rinnovato interesse il torneo che inizia oggi pomeriggio e che rimane, a dispetto delle assenze di rilievo, una discreto ricettacolo di figate.

eccone alcune, girone per girone.

GIRONE A

- F.Y.R of Macedonia (Tkachenko11, non cominciamo a rompere. sto riportando la dicitura dal sito ufficiale della FIBA). Questi qua hanno Pero Antic, perfetto per le lotte sotto le plance offensive, che è convinto di avere un rilascio da paura e per questo si autoriduce tiri dalla lunga in quantità. Riusciranno a convincer lo che il tiro da tre è bello soprattutto se ad eseguirlo sono gli altri? Che il giovane Vrbica Stefanov dica qualcosa.

-  Croazia. Sotto canestro la formazione è la seguente: Mario Kasun, Kresimir Loncar, Nikola Prkacin, Nikola Vujcic, Sandro Nicevic. A parte il fatto che pur di vedere quest'ultimo Campione d'Europa, saremmo disposti ad abiurare il santino di Nikita Morgunov con le meches, il reparto sembra ottimamente assortito. Tipo che, nel caso in cui Marione Kasun sia dell'umore catalano, e come ai bei tempi del Barcellona abbia 4 falli dopo 53 secondi, entra Prkacin e ne fa altrettanti nello stesso tempo. Solo che, scarnificando le membra degli avversari diretti, fa il bene della squadra. Prima questione: ma a Roko-Leni Ukic, l'esperienza Nba avrà fatto bene?

- Israele. Apprendiamo con sgomento che Yotam Halperin, sulla scena europea da un numero imprecisato di lustri, sicuramente più di quelli di Vrbica Stefanov, ha solo 25 anni. Ma bando alle note di costume e veniamo alle note tecniche: la solita banda di nani da giardino. E Lior Eliyahu è veramente forte, ma resta 2 e 3. Il più alto è Amit Tamir, che richiesto di un parere su Pero Antic e il tiro da tre ha commentato: "dilettante". cominciamo bene.

- Grecia. Questa rubrica fa un tifo spudorato per la Grecia di Giannis Kalampokis e Kostas Koufos. Decisiva per l'operazione simpatia la rinuncia di quei buontemponi di Papaloukas e Diamantidis. Daje Gianni.

GIRONE B

- Russia. Gli mancano solo Kirilenko, Khryapa, Holden ecc.ecc.ecc. cosa vuoi che sia? Ma Blatt è fiducioso, perché avere in squadra 4 o 5 fisici da discobolo o martellista fa sempre piacere (meno agli avversari e le loro giunture). La dipartita di Morgunov è insostenibile, ma segnaleremmo il centro Dmitry Sokolov, che tira i liberi uguale a uguale al leggendario Vitaly Nosov. Vedere per credere. Qualcuno dia i sali all'amico Tkachenko 11.

- Francia. A denti strettisimi, ma bisogna ammettere che Tony Parker è un figo. Anche Nandino DeColo dovrebbe esserlo, anche se andrebbe aperto il dibattito: "ma se DeColo fosse stato italiano, come sarebbe stato trattato da allenatore, giornalisti audio, giornalisti video, giornalisti quotidiani e tifosi di ogni credo, dopo quel po' po' di prestazioni in qualificazione?". Ma siamo qui per divertirci.

- Germania. Boh? Guardateli giocare e poi diteci se non è una botta di scimitarra sul coppino del tifoso italiano. Ne hanno solo 4 sotto i due metri, tutti idoli assurdi come Steffen Hamann e la novità Heiko Schaffartzik, del quale consiglieremmo attenta perizia. Il bello è che potebbero anche passare il turno, magari con uno Schultze da 68% da tre. Ma speriamo di no, perché a tutto c'è un limite.

- Lettonia. Allora, due anni fa andarono fuori col Portogallo. Riusciranno a trovare il modo di farsi eliminare da Germania e/o Russia? mai porre limiti all'estro dei Ragazzi. Per il resto, sì a una finalissima Lettonia - Grecia.

GIRONE C

- Gran Bretagna. "Eeeeh? Come Gran Bretagna? Agli Europei di basket? Ma se questi qua non c'han giù almeno due ettari d'erba non giocano a niente!". "Sei retro. Ma lo sai che hanno Deng, Gordon Azubuike... vincono tutte le partite 125 a 120". Seeee, altro Deng e compagnia. Al netto dei soliti benvoluti alla Robert Archibald, la principale attrazione è quel jet umano di Pops. Il quale, ricordiamo, l'anno scorso a Toronto, nel primo tempo di una partita sciorinò il seguente tabellino: 9 minuti, 0-7 dal campo con 8 rimbalzi in attacco. O qualcosa del genere. Ecco, che la GBR si qualifichi è ipotesi affascinante. Tempting, but no, thanks.

- Serbia. Indecifrabile, come da anni a questa parte. Ma forse quanto segue può aiutare per una migliore comprensione. Torneo dell'Acropoli, un paio di settimane fa. ultimo minuto di Grecia - Serbia, punteggio in bilico. Teo Dosic, uomo d'ordine degli slavi, sente che è arrivato il momento per una precisa scelta di campo e opta per il siluro da tre senza neanche iniziare l'azione. Ferro pieno, ma un compagno agguanta il rimbalzo e butta fuori al playmaker con rinnovata fiducia. Teo, commosso per il gesto, riapre immediatamente il fuoco, centrando ancora nettamente l'anello. Ma non importa, perché qualche secondo più tardi riottiene la biglia per l'ultimissima azione, che promette di orchestrare con un tourbillon di passaggi in modo da liberare il miglior compagno per il miglior tiro. Infatti palleggia a 10 metri dal canestro per una ventina di secondi, che tanto ha visto Kobe gestire così i palloni decisivi. e, come lui, è in grado di saltare il difensore in un millesimo di secondo, prendendogli 3 metri, oppure sparare la bomba sopra le braccia protese del 2,25 avversario. Putroppo per Teo, davanti c'è quel mastino di Zisis, che muove l'alluce del piede sinistro nella sua direzione, costringendolo a fermare bruscamente il palleggio e a tirare un coso verso il canestro, ovviamente mancato in maniera ignobile. Finita, Grecia 66 Serbia 65. Dusan Ivkovic non si scompone: "Vujanic? dov 'è Vujanic? datemelo subito, che se no pianto qua baracca e burattini e vado a fare il consulente della federazione di San Marino".

- Slovenia. Altra Grande Domanda. Come faranno a star fuori dal podio anche stavolta? Faranno come nell'ultima amichevole contro la Grecia, ecco come faranno: primi 15 minuti da metter sotto anche gli USA di Pechino, parte centrale in cui subiscono la rimonta da una ventina di punti e ultimo quarto così bello da consentirgli di risalire fino all' 81-64 finale. Basta invertire i periodi e il gioco è fatto. Ma la sensazione è che questa sia la volta buona. Saremmo contenti per Sergio Tavcar.

- Spagna. Finalmente accettano un'amichevole di preparazione in ambiente ostile. E le buscano di 20 dalla Lituania. Conferenza stampa di Don Sergio, che adduce come scuse tutte le situazioni che hanno permesso agli iberici le cavalcate trionfali delle precedenti 5 preparazioni, riassumibile più o meno così: "noi siamo la Spagna e voi non siete un cazzo". Certo, non pretendevamo mica che diventassero simpatici tutto d'un botto. E infatti non lo sono diventati. Sì al tifo contro la Spagna.

GIRONE D

- Bulgaria. Durante la preparazione agli Europei del 2005, Italia - Bulgaria finì 119 a 64. E non è che la Bulgaria da allora abbia inserito 12 fuoriclasse con il mondo sotto i piedi. Gli Stykov, i Mladenov, i Videnov, così a memoria, c'erano già. No, è solo per ricordare che siamo qui per divertirci, ma la realtà che ci aspetta oltre il Torneo è di una pesantezza...

- Lituania. Anche loro saranno un po' spocchiosi, ma gli 11000 della Siemens Arena per l'amichevole contro la Spagna dell'altro giorno dicono tutto. E poi hanno Shishtofz. Se vinceranno, non avranno rubato niente a prescindere.

- Polonia. Hanno esonerato il mitico Andrej Urlep, i cui recitals di due anni fa ricordiamo con commozione. Perciò, a dispetto della presenza di Marcin Gortat, della Polonia non parliamo. Almeno fino a quando non avremo visto gli arbitraggi.

- Turchia. Visto il momento, la chiosa è doverosa. Boscia, ti vogliamo bene.

Per il momento è tutto.
Alla prossima, non prima però di aver posto la vera Grande Domanda di Eurobasket 2009:

Riuscirà la Spagna a trovare il modo di non vincere neanche questo Europeo?



postato da: Ibbargnaenologo alle ore 13:11 | link | commenti (1)
categorie: eurobasket 2007
venerdì, 21 agosto 2009

er ranking (chiaramente con la premessa che c'è il mercato ancora aperto, l'anno scorso davo il Genoa in lotta per non retrocedere poi questi pigliano Milito alle 18.59 del 31 agosto e Thiago Motta svincolato a metà settembre)

1. Inter
rosa più forte, qualche difficoltà iniziale, perderà qualche punto con le piccole ma penso possa permetterselo. storicamente giocare palla a terra nel campionato italiano produce più rogne che benefici ma nella rosa pare tutto al suo posto. vantaggio sui secondi sui 7-8 punti. Maicon meno scintillante di prima, non credo molto in Zanetti terzino sx (dubbi poi sul suo saper giocare palla a terra), per me deve fare il cambio di lusso nella cerniera di centrocampo così Vieira se ne va definitivamente affanculo. speriamo Mourinho si sbrighi a dire che Lippi è la mano occulta dietro le mosse della società (cacciata Ranieri, Cannavaro e Ferrara) e a mandare affanculo Severgnini che gli ha rotto il cazzo oggi sulla Gazzetta con un pezzo di squallido viscidume.

2. Juventus
forse finalmente torneremo ad avere dei big mecces di qualità tecnica buona, però se Diego (potente oltre che tecnico) per un motivo o per l'altro non c'è la fantasia è poca, mi perplimono le fasce e l'attacco (per favore qualcuno regali ad ADP un mappamondo con acque oceaniche al posto dell'Africa). deve partire più forte che può, ha partite in casa agevoli ma da subito trasferte insidiose (Roma, Lazio, Genoa, Palermo) in cui testare la mentalità vincente. sembra comunque già buono l'impianto tattico di Ciro e dei suoi gilet.

3. Roma
manca certamente qualcosa (una punta e liberarsi di Cicinho) ma Burdisso è quel che serve e bene o male tra gli scleri di Mexes e i muscoli rattrappiti di Juàn giocherà molto. Totti molto motivato, ottimo centrocampo con molte soluzioni sia in mezzo che sulle fasce, benissimo il jackpot pescato da Aquilani. coi tiramenti di culo giusti di Menez può giungere a 5-6 punti dalla Juve. però 'sti Sensi han fatto il tempo loro ed è ora di smollare, chi nei palazzi buoni non vuole una Roma competitiva?

4. Genoa
mercato intelligente e furbo e non solo per lo sbolognamento di Ferrari, hanno ampliato di molto il valore patrimoniale della rosa investendo un po' in esperienza (Crespo, Moretti) un po' in calciatori attesi ad un salto di qualità possibile (Floccari, Kharja, Esposito) un po' all'estero (Zapater, Palacio) un po' in giovani (Tomovic, Fatic più i prestati Acquafresca, Bolzoni e altri). come conseguenza di ciò c'è taaanta robba in mano a Gasperini, la rosa ha una profondità di giocatori affidabili sconosciuta persino a Milanello ed essendo solo undici i posti oltre che di tattica occorrerà lavorare anche di psicologia per il profeta del 3-4-3: tra Floccari e Crespo chi sta a sedere? tra Esposito e Biava? chi a destra, dove ci sono Mesto, il cuoregrifone Rossi e il Papa greco? e tra Mancini e Palladino? ecco, se arriva pure Amantino oltre a far rosicare il sottoscritto si compie un ulteriore passo avanti in prospettiva Champions. insomma, bobolo zozzoblù a fortissimo rischio sorpasso cittadino per il secondo anno di fila dopo 28 di polvere mangiata. Ivan Juric pezzo di merda.

5. Udinese
questo è un rischio, perchè un giocatore tanto prezioso quanto pesa come Quagliarella non si inventa dal nulla, nè i lampi di Sanchez a cui abbiamo assistito è detto che acquisiscano continuità e solidità. eppoi resta ancora nella memoria il frustrante blackout della scorsa stagione, che ha impedito il conseguimento di un terzo-quarto posto assolutamente meritato per il gioco mostrato e per il valore complessivo della rosa. però, appunto è partito solo Fabio a fronte di una campagna acquisti che ha tenuto tutti i pezzi pregiati (con Pozzo impegnato in una riuscita imitazione con più Tocai di Lotito) e smosso poco ma bene in entrata. tenere d'occhio Pepe, che non sarà da nazionale ma se usato da esterno di centrocampo (e non come finto attaccante alla Iaquinta, capito Marcio Lippi?) è un gran bel giocatore. e se il sostituto di Quagliarella fosse Ighalo?

6. Milan
in realtà fanno vomitare i cani ma che cazzo gli vuoi dire, fan quasi pena. dopo un mercato irto di vette comiche notevoli - il nostro siparietto preferito è diventato quello della sessione dal dentista di Cissokho - sono reduci da un mercato con larghi tratti di comicità - i denti di Cissokho sono il nostro nuovo siparietto preferito - ed è bastata mezza partita col nomignolo presidenziale per gridare già al Bidone tirato da Florentino. certo, se Leo si tappasse le orecchie e non sentisse le sirene presidenziali strepitanti su un Usain Ro-lardinho posto al centro dell'attacco (seh, così sta al sole novanta minuti e corre pure di meno) e magari facesse giocare quel che ha nel suo ruolo la situazione potrebbe pure migliorare per strappare il pass per l'unica coppa della quale Galliani non può vantarsi. accendere ceri sulla schiena di Nesta, Thiago Silva non pare male, scordarsi che i vari Di Gennaro, Antonini siano da corsa, Gattuso che dichiara che Lippi ha ragione perchè in Nazionale ci sono tanti juventini e di interisti solo Materazzi (s'è scordato Boninsegna) direi che è la fotografia della situazione, sia rossonera che azzurra.

7. Napoli
ci sono sempre da tenere in considerazione i periodi di mestruazione esternatoria del presidentissimo De Lamentiiiiiiiiis ma il mercato è decisamente ok, soprattutto per la creazione di una fascia media di giocatori panchinari. le alternative ora ci sono, magari non in difesa ma dovrebbe non esserci più il pericolo di fare una fine tipo lo scorso anno, quando una volta smarronatisi i vari Lavezzi, Hamsik ecc.. gli altri erano roba da inclusione diretta nel circoletto del fumo composto da Toro, Lecce, Bologna e Reggina. curioso di vedere il doppio play Cigarini-Gargano, Maggio potrebbe già obliterare il biglietto per il Sudafrica (sempre a meno che un ulteriore colpo di sole di Marcio Lippi non gli faccia cedere il ticket al compagno De Sanctis), non sarebbe male recuperare Santacroce. ah, Hugo..

8. Sampdoria
in realtà siam molto più scarsi ma volevo togliermi lo sfizio di stare davanti alla Viola e comunque le posizioni da qui all'undici credo siano molto molto molto vicine (con possibile wild card a scendere per il Milan). qui si va dove ci porta Antò, ed è sempre un bell'andare anche se il mercato in entrata ha riservato più frustrazioni che sogni e speranze. Palombo-Tissone ottima mediana, occhio a Padalino che deve caricarsi per il Mondiale. fossi Marotta avrei rastrellato qualche altro fondo cedendo Sammarco e uno tra Accardi e Lucchini ma vabbè. quattro obiettivi da raggiungere entro la fine dell'anno: Fiorillo titolare, dieci presenze negli undici per Poli, uno scioglilingua ben pronunciato da Gigione Delneri, Antò senatore a vita.

9. Fiorentina
mmmhh. al 75% sono nei gironi di Champions, ok. e non è tanto il discorso dell'essersi indebolita nel cambio Melo-Zanetti, ma l'ambiente societario sembra troppo cheto, non in sintonia con i sempre odiosi sbocci di una piazza vulcanica come Firenze. margini di miglioramento con questa impostazione low profile e votata al giovanilismo (ma intanto Montolivo va per le 25 berrette..) sembrano essercene pochi. o cavano fuori il coniglio dal cilindro (tipo Kuzmanovic che mantiene ciò che pareva promettere due anni fa oppure uno Jovetic da 8-10 gol aiutando il nullatenente Mutu al quale consigliamo di farsi pagare per ogni tuffo?) o sarà la stagione del ridimensionamento. Castillo next Riga(nò).

10. Lazio
Ballardini è un grande, Claudio Magno ha vinto tutte le scommesse, azzeccato tutte le mosse e coniugato tutti i verbi e declinazioni ma ora l'asticella va verso l'alto, sospinta dai famigerati due tituli. Lotito si trova dinnanzi alla più grossa sfida dei suoi anni laziali, se si esclude l'epocale ultimo giorno del suo primo calciomercato in cui firmò 7-8 sconosciuti sudamericani presi direttamente dagli scaffali del Lidl. se la squadra non parte forte, e se gli azzeccagarbugli del trio di dissidenti mettono il fiato sull'augusto collo presidenziale, potrà essere costretto a gettare via l'orgoglio e la mentalità del latifondista con l'occhio al bilancio per reintegrare i vari Pandev e compagnia, dando così una bella rogna da pelare al suo allenatore che si sta abituando a fare a meno di loro (e che comunque può far coesistere Pandev e Zarate alle spalle di un manovratore di fatica come Cruz). onestamente, ci crederemo quando lo vedremo. intanto Lotito se la ride e si spingerà laddove non sono giunti nemmeno Giulio Cesare e Traiano, ovvero a Boras.

11. Palermo
scudetto (Zenga dixit) o Champions (Zampa dixit) o Coppa Italia (rr dixit)? squadra pressochè invariata, con buonissimo contributo dagli esterni Cassani e Balzaretti e sempre ottima dose di fantasia sulla direttrice Liverani-Simplicio-Miccoli. da valutare rumeni e argentini ingaggiati da uno Zamparini in vena esterofila che spera di bissare il colpaccio Kjaer, il cui valore era decuplicato già dopo una manciata di apparizioni in A. più qualche giovane dalla Primavera campione d'Italia. indispensabile che Cavani bissi il bottino di reti dell'anno scorso.

12. Atalanta
altro mercato assai scaltro, soprattutto per chi resta (gli ottimi Manfredini, Padoin e Guarente) ma anche per chi arriva (Acquafresca gran colpo più che i retrocessi leccesi). non convince molto l'allenatore, agghiacciante nell'unica altra apparizione in A a Lecce, altrimenti avrebbero potuto scalare un altro paio di posizioni. bene il riscatto al 100% di Garics. Doni eterno oppure Caserta è una scelta anche in prospettiva successione?

13. Chievo
ossatura della scorsa stagione più il regista Iori e l'Inzaghi uruguayano Granoche che se ristabilito dai guai al ginocchio forma con Pellissier una coppia da 25 gol almeno. ciò dovrebbe bastare per vincere il campionato di quelle che pericolano, con un rendimento buono della difesa guidata da Yepes.

14. Cagliari
andranno peggio dell'anno scorso, quando a un certo punto volavano sul campionato come falchi sulla spianata, e forse rischieranno un po'. grave perdita Fini che anche in età vetusta sapeva dare palloni buoni dal centro-destra. Acquafresca verrà surrogato da Matri. la difesa è ottima, giovane e capace di recuperare palloni per le ripartenze del santone Allegri, da lodare anche solo per aver trovato un modus condivendi di minima col Che Cellino.

15. Parma
mercato coi fuochi artificiali per una neopromossa (e cerca addirittura Diamanti), che mette una rosa ambiziosa nelle mani dell'essere umano meno ambizioso al mondo, l'uomo di pedivella e parole umili e understatement calvinista Guidolin, reduce dalla 55838263sima promozione in A in carriera. ad occhio pare esserci molta carne al fuoco al centrocampo, con Leòn e Cordova in ballo per il ruolo di centrocampista avanzato, il keniano (o keniota? da chiedere a Bragagna) McDonald Mariga a tentare il boom, Galloppa a ripetersi lontano da Siena e Morrone a fare gli onori di casa. non crediamo nel DiCo Bojinov-Paloschi (il secondo è più forte), potrebbe spuntare un Biabany o un Lanzafame a garantire falcate ed estro. dietro, governa l'umiltè di Panucci. qualche scalpo eccellente ma poca continuità, salvezza a due o tre giornate alla fine per la gioia del pretino di Castelfranco che sennò 'sti ragazzi si montano la testa.

16. Bari
la data da segnare sul calendario è quella del 24 marzo 2010, quando l'omino che ha messo Barivecchia sulla mappa così come duemila anni fa qualcun altro meno bravo di lui fece con Betlemme farà ritorno nella mangiatoia che lo vide in fasce (e già pieno di cugini). per l'occasione il Bari ha dato le redini a Ventura (perplessità) e allestito una sorta di Under della serie B 08-09, quindi capace di tutto e il contrario di tutto. davanti al senatore e ormai trimone acquisito Gillet i galletti puntano su Ranocchia e sulle lontane doti fantacalcistiche del terzino Parisi, a centrocampo c'è da verificare l'adattabilità del regista Allegretti alla A dopo anni di (ottima) B a livello medio e magari acquisire qualcosa, sulle fasce c'è tifo forte per l'idolissimo Pedro Kamata (il Royston Drenthe barese). davanti Barreto-Meggiorini ben assortiti con l'ex Cittadella atteso a 12-15 gol per la salvezza. a forte rischio di tornare subito giù, ma l'entusiasmo è contagioso.
ma su tutto svettano due cose: il ricordo del trapianto di Antonio Conte e l'arrivo all'aeroporto Palese dello yankee Tim Barton che ha comprato non la fontana di Trevi ma la Bari, con scene di delirio collettivo che fanno salire l'attesa a livelli mai visti sia per il mercato di riparazione che per quel 24 marzo. vedremo se stavolta la sòla la pigliano i fratelli Caponi della situazione, alias Matarrese.

17. Catania
orfani degli schemi osè su palla inattiva di Walter Zenga e della dignità residua di Lo Monaco, gli etnei ripartono dal mister di casa Atzori (dopo averlo spedito a fare esperienza da primo tennico in quel di Ravenna) e dalle solite spese effettuate in Sudamerica. c'è quindi una grossa incognita su quello che potranno fare ma il rischio di trovarsi senza paracadute pare forte. da seguire le vicende in porta (Andujar sarebbe fisso in nazionale argentina ma c'è il sospetto che Maradona abbia assunto le logiche italiane anni '80 del Caf e dia un contentino a tutti, in caso di fiasco Campagnolo non è male), Mascara sogna il Sudafrica, c'è Biagianti da mettere in vetrina per le big, occhio a Gianvito Plasmati e non solo per il nome.

18. Livorno
per me se tengono Diamanti si salvano, perchè il trio d'attacco garantisce un bottino di reti che è sempre vitale nei bassifondi. in caso contrario - come pare dalle ultime - è davvero dura, anche se Aldo Spinelli (una presenza di buonumore che mancava al circo della A) si sta premurando per rafforzare una difesa talmente debole da prefigurare l'ennesima stagione da sottrazione al pensionamento di Galante. centrocampo con gli uomini contati ma tutto sommato più che decente (Bergvold da tenere sott'occhio), là davanti c'è l'ennesimo ritorno di Cristiano che con tutto il rispetto e l'amore per l'Idea Livornese ha decisamente spaccato i coglioni. coppia portieri horror, non se ne fa mezzo.
allarma la situazione Ruotolo, con Gennarino appiedato dalla federazione e dall'associazione allenatori e quindi costretto ad allenare per interposta persona.

19. Bologna
tutti arroccati nel fortino del Papa, solo così ci si può salvare nell'anno del centenario. squadra fatta con due-spicci-due dopo il comico dietrofront del petroliere berlusconizzato Taci e affidata alle legnate garantite dal nerboruto mister. è arrivato un portiere di prospettiva, che però se è rimasto due anni a marcire in B un motivo ci sarà, Portanova e Raggi son due buoni acquisti per la difesa, ma globalmente la squadra è un'accozzaglia di trentenni nemmeno di talento, con San Di Vaio costretto a fare un altro miracolo. per garantirsi quella qualità assente necessario risvegliare Osvaldo e Valiani, rimasto alla botta vincente di San Siro di dodici mesi fa, e magari buttare nella mischia Paonessa. comunque l'è dura. come si dice grande inculata in albanese?

20. Siena
obiettivo giungere ancora vivi all'ultima partita casalinga contro un'Inter magari già satolla, perchè c'è crisi e babbo Monte ha iniziato a tagliare i rifornimenti dal settore calcio, almeno a giudicare da una sessione di mercato chiusa con molte cessioni eccellenti e pochi rinforzi. la cosa che accende di più la spia sono però i malumori di Giampaolo, un grandissimo tattico abituato anche a far con poco (come testimoniano le stagioni ad Ascoli e quelle più tribolate a Cagliari), che in estate ha iniziato un tira-e-molla ad oggetto la sua conferma abbastanza inusuale e comunque presago delle difficoltà che si sarebbero profilate. Curci-Pegolo buona coppia in porta, ma difesa depauperata dalle dismissioni d'organico e tutta da scoprire, centrocampo in cui c'è da surrogare la coppia Galloppa-Kharja con il pur discreto Genevier e l'imberbe Ekdal, in attacco potrebbe sarà fondamentale Ghezzal ma non si vede chi possa rifornire gli uomini gol Maccarone e Paolucci. grossa allerta anche perchè a Siena non si vive una retrocessione in un qualsivoglia campionato da 23 anni e, insomma, è pure ora.

postato da: redrhum alle ore 17:29 | link | commenti (1)
categorie: a to b, e lo sputtanamento olè, ti sgamo campionato
martedì, 28 luglio 2009

Certo che...

... la traiettoria descritta da Carlo Recalcati negli ultimi 3 anni ha dell'incredibile
postato da: Ibbargnaenologo alle ore 02:25 | link | commenti
categorie: il bargnaenologo
domenica, 21 giugno 2009

IO STO CON MARIO

Ho finito
postato da: Ibbargnaenologo alle ore 02:21 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 18 dicembre 2008

MR. Bryan Colangelo

e p.c. Sig. Maurizio Gherardini.

Alla luce del primo tempo di oggi (0-4 dal campo, che porta il totale post-magico-back-to-back-da-25-29-punti-career-high-doppia-doppia-tripla-ejaculatio, a un miserabile 32-110, pari al 29,1%, in pratica vilipendio al gioco più bello del mondo), appare ormai conclamato il fallimento fragoroso del progetto (ehm - sì, insomma, quel blob di roba tendente al "tanto un cero in più acceso alla Madonna male non può fare" che avevate in mente quando lo avete scelto) Bargnani a Toronto. Tutto ciò che pensavate/speravate/eravate convinti di, è andato completamente disatteso. Ormai si è detto davvero di tutto, poco importa la distribuzione di colpe in percentuale. Anzi cominciate, se ritenete, a fare del gran scaricabarile. Freguntubo, a questo punto. Ciò che importa è la sostanziale inutilità - quando non peggio - del giocatore. Dopo 200 partite malcontate, quante ne dovremo trangugiare ancora, tutte uguali, tutte maledettamente e sinistramente simili alle prime? Su, dai, un piccolo sforzo. Dovete farlo voi, perché il Bargnani, evidentemente, risorse per uscirne non ne ha a sufficienza. Dategli 'sto benedetto calcio nel deretano e speditelo da qualche parte. Certo, un rischio dovrete pur correrlo (finalmente, vien da dire): che il ragazzo, rinnovato come essere umano prima che come giocatore, esploda. Eventualità remota, per quanto scritto due righe sopra, ma pur sempre possibile. Non abbiate paura, chi lavora sbaglia, non sarebbe una tragedia. Non peggio di adesso, questo è sicuro.
Ancora per poco vostro (si spera)
Ibba


e comunque, complimentoni a Marco Belinelli
postato da: Ibbargnaenologo alle ore 02:39 | link | commenti
categorie: il bargnaenologo
giovedì, 09 ottobre 2008

Toronto - New York

qualche pallino sparso dopo la prima notte (di molte, temo, al cuor non si comanda) dedicata ai Raps di Bargnani

- l'attaccamento per il Nostro Pioniere resta bello forte, perché tirare la una per una partita di preseason può anche essere il preludio a una sessione di analisi dallo strizza.

- ieri sera, peraltro, ha aiutato non poco l'eccellente V for Vedetta su Italia Uno, iniziato tipo alle undici e mezza.

- a questo proposito, forse è il caso di ridimensionare il valore di Nathalie Portman, che a suo tempo adoravo, sia come attrice che come figa tout court. per carità, la scena in cui assiste alla deportazione dell'incommensurabile Stephen Fry è di notevole intensità. ma rimarrei per il ridimensionamento.

- un gran film come questo però non è bastato a far digerire l'inaffrontabile quintetto Will Solomon/Hassan Adams/Jason Kapono/Andrea Bargnani/Kris Humphries.

- Will Solomon sta comunque cercando di rimanere nei ranghi. a suo modo gioca con umiltà.

- no ai tipi alla Kris Humphries. tutti s'incazzano con i Bargnani che c'hanno le qualità ma non la grinta. e chi pur avendo solo la grinta crede di essere un attaccante da ASG? con questi non rogna quasi nessuno. Kris Humphries NON SI DEVE PERMETTERE di autoridursi conclusioni con quella frequenza e grado di difficoltà. è un somaro, punto e stop. giochi come Mark Madsen e ringrazi.

- i tifosi dei Raptors non esistono. la maggior parte di coloro che seguono i Raps possono essere definiti in tante maniere. ma tifosi no. il thread dedicato all'opener prestagionale sul loro sito di riferimento è pura leggenda.

- Nate Robinson come giocatore di pallacanestro fa venire il cimurro, ma se affrontato con il giusto spirito, tipo quando si guarda un documentario, è spassosissimo. la schiacciata nel finale vale da sola l'occhio rosso-brace delle 3 del mattino
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categorie: il bargnaenologo
mercoledì, 24 settembre 2008

amarcord

 

Perchè in 'sto blog siamo tutti cripto-scarpari. E non sai cosa ti sei perso, caro Ghemb: non il brosciuddo ma il coro chi non zomba è de Mundurà.

postato da: redrhum alle ore 15:32 | link | commenti (2)
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sabato, 30 agosto 2008

ti sgamo campionato

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4. Sampdoria

(3-5-2) Antonio Mirante - Hugo Campagnaro, Daniele Gastaldello (Jonathan Bottinelli), Pietro Accardi - Marius Stankevicius, Paolo Sammarco, Angelo Palombo, Daniele Franceschini (Daniele Dessena), Mirko Pieri - Claudio Bellucci (Bruno Fornaroli), Antonio Cassano.

All. Walter Mazzarri.

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Ed eccoci. Prima o poi doveva accadere che nella tua vita apparisse la locuzione “deontologia professionale”. Come comportarsi quando devi parlare in termini imparziali di qualcosa che ti sta a cuore è argomento che potrebbe occupare pagine e pagine web fatte di noiosi e narcisisti ricordi in prima persona, aneddoti e scemenze varie scritte come se si trattasse di avvenimenti brillanti ed irripetibili o addirittura comportamenti dai quali dipende il destino dell’umanità tutta. Quindi lasciamo la patata bollente a Baricco e compagnia (purtroppo) scrivente. In questa sede l’unica cosa che si può promettere allo spettabile pubblico di EP’h è che il sottoscritto ha scelto la via del bilanciamento tra le naturali ed esagerate smargiassate del tifoso (tipo dire che come l’anno scorso la Sampdoria lotterà sino alla fine per la qualificazione in Champions League) e qualche dichiarazione temperata ed assennata, come ad esempio sostenere che prestazioni alla mano Antonio Cassano - d’ora in poi Antò - merita di essere l’unico, vero antagonista di Cristiano Ronaldo nella corsa al Pallone d’Oro.

All’insegna del motto “un sacrificio all’anno” il capretto portato sull’altare del Dio Bilancio dal ragionier Beppe Marotta stavolta si chiama Christian Maggio, risolutore del derby di ritorno la cui cessione al Napoli ha fruttato nove milioni di euro prelevati dalle tasche delle mute di italioti che vanno a vedere i cinepanettoni. La politica del presidentissimo Garrone (“rivedo me stesso da giovane in Cassano”: ‘a Duccio, mo’ non esageriamo) e del ds Marotta - en passant: ottimo lavoro sul settore giovanile, rifiorito e dominante come non mai - si è specializzata nel fare sposalizi coi fichi secchi e nella sua manifestazione in campo ha quindi bisogno di due punti fermi: un allenatore operaio specializzato nel cogliere risultati superiori all’effettivo valore della rosa e una pietra filosofale che faccia luccicare come oro tutto ciò che gli viene sfregato addosso. Perfettamente calata nel ruolo è quindi l’affiatata premiata ditta composta dal grandissimo mister Walter Mazzarri, che dopo aver mostrato miracoli in serie in riva allo Stretto reggino è arrivato a una truffetta Mutu-Rosetti di distanza dal cogliere un quarto posto astrale, e appunto da Antò che distribuisce a raffica caramelle e cioccolatini ai compagni massimizzandone le doti pedatorie: in considerazione di ciò e dell’approccio positivo nei confronti di gruppo ed ambiente, il 99 è stato completamente riscattato dal Real Madrid dopo trattative ai limiti dello sfibrante.

Il 3-5-2 è la stella polare del vulcanico tecnico toscano, anche se la conformazione della campagna acquisti (ad oggi gli esterni mezzi terzini e mezzi ali non hanno praticamente dei ricambi che possono giocare con la linea a tre dietro) lascia pensare che si vedrà spesso anche un 4-4-2 con l’utilissimo Franceschini e il nuovo acquisto Dessena esterni di centrocampo. Stuzzicante la corsa alla porta: fermo ai box Tutti Pazzi Per Castellazzi, titolare fisso la scorsa stagione, chi dovrebbe partire titolare è l’anatrone Mirante, ma nelle retrovie sgomita il sensazionale classe 1990 Vincenzo Fiorillo, unanimemente considerato il next Buffon e saracinesca dell’Under 19 seconda al recente Europeo di categoria. I centrali del pacchetto a tre difensivo non sono mutati, dal cagnaccio italo-argentino Hugo Campagnaro all’elegante Gastaldello (quello che è migliorato più sotto Mazzarri) sino a Pietruzzo Accardi, ormai tra i migliori in assoluto nel suo ruolo e indiziato numero uno ad essere il capretto prossimo venturo. A coprire acciacchi e squalifiche non c’è più nonno Sala (bene), confermata l’ex promessa Stefano Lucchini, un altro reduce dalla migliore stagione in carriera e uomo che pare sempre alle prese con una dentiera cadente, più la novità rappresentata dal sosia di Caniggia Jonathan Bottinelli, prelevato dal San Lorenzo e capace sia di fare il centrale che il terzino sinistro. Vedremo se con qualche ripassata tattica di mastro Mazzarri anche in sostituzione del solido ed ordinario pelatone Mirko Pieri, altro beneficiario della pietra filosofale di Barivecchia che copre qualche metro più avanti l’out di sinistra e per settimane ha visto traballare il suo posto da arrivi di mercato poi non concretizzatisi. A destra, il brio di Maggio non è stato sostituito da un omologo ma dal biondissimo lituano Stankevicius, molto forte fisicamente e tenutario di una falcata assai elegante ma che in attesa della manifestazione degli effetti del doping-Antò pare più conservativo rispetto al predecessore. Giocatore che al sottoscritto piace assai, qualche dubbio sulla sua riadattabilità alla massima categoria dopo due stagioni di B.

Molto affollato il settore nevralgico del centrocampo. Il totem è Angelo Palombo, che in un colpo solo ha ereditato leadership, compiti di regia e i galloni di capitano da un Sergino Volpi (grazie di tutto e buona fortuna) purtroppo caduto in disgrazia dopo la fine dell’era Novellino e riparato in quel di Bologna. Palombo pare ormai membro fisso delle convocazioni azzurre ed è reduce da una stagione semplicemente sensazionale, in cui ha mostrato quei progressi in parecchi ambiti del suo gioco che gli hanno permesso di non soffrire per nulla il passaggio da un ruolo essenzialmente di recuperapalloni a quello di giocatore di qualità. Lo scaltro Marotta ha poi riscattato interamente dal Milan il duttile Paolo Sammarco, 25enne di discreta prospettiva e bravo negli inserimenti che grazie ai magheggi cassaniani può diventare il candidato numero due al pegno annuale verso club più importanti, e assunto dal Parma la comproprietà di Daniele Dessena, deludente come tanti altri compagni nella retrocessione della squadra emiliana ed aggregatosi a Bogliasco dopo aver partecipato alla spedizione olimpica. Dessena sarà un jolly dalla panchina, mentre jolly in campo per molte posizioni (forse pure come cambio di Pieri) è il fighter Daniele Franceschini, altro fattore emotivo che vale tanto oro quanto pesa del sensazionale sesto posto 07-08. Accolto lo svizzerotto ala classica Padalino, opposto un pollice giù all’oramai bocciato Reto Ziegler e mal sopportate certe cocciutaggini tattiche di Gennarone Delvecchio (che comunque oltre alle proiezioni in zona gol un suo ruolo ce l’ha: è il compagno di scorribande e mattane di Antò), lo sbarbo di Ecce Preud’homme spinge fortemente per considerare nel novero delle alternative di mediana anche l’89 Andrea Poli, capitano della Primavera pigliatutto e giocatore dal talento cristallino cresciuto nel mito di capitan Volpi (come lui è un regista con la bussola nei piedi, e segna pure un mucchio) e spopolante in estate all’Europeo U19. Se Poli è pronto e Mazzarri se la sente, le alternative sono molte e di qualità/quantità più che buona.

Giungiamo alla nota dolente, perché a due giorni dalla fine del mercato del centravanti concupito per tutta un’estate non c’è traccia, cosa che unita ai problemi d’ambientamento tattici di Bruno Fornaroli fa temere assai e prefigurare scenari da solitudine del centravanti per il nostro eroe maximo. S’era parlato di David Suazo, perfetto per entrare direttamente in porta sui lanci in profondità di Antò, ma niente. S’era parlato e si sussurra tuttora di Crespo, che sarebbe il non plus ultra, ma la trattativa pare difficile in quanto l’esperto argentino sembra voglia restare a Milano pure con un ruolo ridimensionato. S’era parlato di Shevchenko, ed è andata di lusso come è andata. Restano, oltre all’opzione avanzamento di Delvecchio (o di Padalino, o di Dessena) forse in scena già stasera, un Emiliano Bonazzoli che per la prima volta da lustri ha fatto tutta la preparazione ma che mal s’incastra col ruolo che Mazzarri ha disegnato su misura per Antò, il già citato El Tuna (il cactus, in quanto punge come la pianta grassa) Fornaroli che arriva dal Nacional Montevideo ed è descritto come razziatore principe d’area, il grandissimo Claudio Bellucci fatto dal sarto per completare pregi e difettucci di Antò ma in bacino di carenaggio sino ad ottobre inoltrato per un grave infortunio patito alla terzultima di campionato (e comunque parliamo di uno che ha 33 berrette, come cambio sarebbe davvero perfetto anche per squadre più forti della Samp). E poi c'è lui, Antò, talismano ed icona, l'uomo che sconfisse i lettori di labiali di mezzo mondo con una semplice mano messa davanti alla bocca (rivedendo 2001 di Kubrick mi sono accorto che se gli astronauti avessero fatto come lui tutto quel casino non sarebbe successo: genio), antidoto al calcio dei divetti-robot prodotti in serie dall'industria del denaro pallonaro, protagonista di un ritorno in Italia sconquassante che purtroppo non si è concluso con la perla di trionfi in maglia azzurra (tra i più vivi quando chiamato in causa, però non devastante non solo per colpe sue). La prima stagione in blucerchiato come ampiamente previsto è stata filosoficamente un blob senza tregua: i timidi esordi (con la squadra che balbettava), gli infortuni muscolari in serie nella prima parte di stagione, la leggendaria autosostituzione di Catania, l'epifania totale in una vittoria casalinga contro la Reggina in cui sfanculò Ulivieri, da lì in poi nessuna prestazione sotto al 6,5, perle a rumore, la crisi di nervi in campo per un giallo preso che gli fa saltare la Roma e il gol del pari nel secondo tempo (dal tormento all'estasi in mezz'ora scarsa), aneddotica fuori dal campo a livelli toccati in passato solo da Franti nel Libro Cuore, gol (n.1 il tracciante al Siena) e assist (per estro n.1 il velo su cross per il gol di Sala contro il Torino, per importanza storica l'ubriacatura di mezza difesa genoana al derby di ritorno), lo sdoganamento tramite intervista nel salottino di Fazio, la partita contro l'Inter, le ammonizioni inflitte all'intera difesa degli avversari di turno, il terrore di vederlo andar via, la sbroccata nei confronti dell'arbitro Pierpaoli nel match contro il Toro, il rientro e un finale a gas spianato, le feste e i gavettoni a Bogliasco, l'Amore puro e vero negli occhi di una 17enne poco velina, i sorrisoni che come fai a non volergli bene, le recenti dichiarazioni da capopopolo autentico. Cronaca di un'annata vissuta da dicembre in poi a coronarie mai sazie e mai dome, con Antò che nello scacchiere tattico dell'amato allenatore-padre Mazzarri si è riconvertito nel ruolo di punta centrale (alla Totti, ma con caratteristiche tecniche differenti) che parte spalle alla porta per sfruttare l'abilità nel girarsi e le partenze palla al piede che nonostante una velocità di base non fenomenale nessuno riesce a fermare, con gli uno-due con gli esterni mandati in porta come variante preferita. il Talento baciato da interventi sovrannaturali e distillato a quantità assurde, è il miglior giocatore del campionato e ce l'abbiamo noi (Carolina, ti prego fa la brava first-lady).

 

 

Plus: l'aria di mare, Marassi oggi e nei vecchi filmati, la contabilità di Marotta, il sorteggio Uefa, il paragone Campagnaro/Vierchowod, i colori e le coreografie, gli Sgreuzzi, la doppietta in rovesciata di Flachi in un 3-3 perugino di rimonta, il ritmo da terzo posto nel girone di ritorno del 2007-08, la forza serena di Palombo, Toninho Cerezo, i nuovi calzettoni, Paolo Villaggio, le trasferte degli anni in B, l'inno dei fratelli De Scalzi, Antonio Cassano proprio come concetto.

Minus: il centravanti che non arriverà, la focaccia di Recco (prima reazione dopo averla mangiata: tutto qui?), l'appellativo ciclisti, le buste di Quagliarella perse, l'esultanza post-gol di Delvecchio (che fa, la vendemmia?), il voltafaccia di Valentino Rossi che nei primi anni di motomondiale andava dicendo di essere tifoso blucerchiato, le stagioni alla Samp di Borriello e Ruben Olivera, certe lagne un po' eccessive di Mazzarri, gli infortuni di Bonazzoli, Fabio Fazio proprio come concetto.

Dirty Joke: piace a grandi e piccini, belli e brutti, ricchi e poveri, fa incazzare e pronunciare sermoni di stampo moralista sulla Buona Educazione a chi non se lo merita. Ovviamente parliamo di Antò, della cui epopea blucerchiata già narrata sopra potete trovare qui un agile sunto visivo con colonna sonora d'eccezione (e particolarmente azzeccata). Non siamo comunque ai vertici del trash coniugato al blucerchiato, in quanto questa roba con protagonista un elegante Gennaro Delvecchio è francamente inarrivabile.

Sky is the Limit: vincere una coppetta - domestica o internazionale (why not?) che sia - non sarebbe una pessima idea. In campionato, col centravanti si stava comodi comodi nella lotta per il quarto posto e per l'Uefa, senza occorrerà arrangiarsi e data una concorrenza sempre più agguerrita nelle squadre di fascia medio-alta ripetere il sesto posto non sarà semplicissimo. Altra qualificazione Uefa con Meno male che Antò c'è in stereofonia a Marassi.

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giovedì, 28 agosto 2008

ti sgamo campionato

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3. Napoli

(3-5-2) Gennaro Iezzo (Nicolas Navarro) - Fabiano Santacroce, Leandro Rinaudo, Paolo Cannavaro - Christian Maggio, Manuele Blasi, Walter Gargano, Marek Hamsik, Daniele Mannini (Luigi Vitale) - Ezequiel Lavezzi, German Denìs (Marcelo Zalayeta).

All. Edoardo Reja

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Se cercate una squadra dall’avvenire certo sulla quale puntare qualche fichès, buttate un occhio sotto al Vesuvio. Un gruppo di giocatori-chiave dall’età media bassa e dal futuro più che promettente, una proprietà petulante nelle dichiarazioni - improntate verso un mix tra lo showbiz più spinto e la millenaria voglia di stupire dei napoletani, con paragoni continui tra il mondo del calcio e quello del cinema francamente stucchevoli ed andati a noia - ma che foraggia bene e si comporta ancora meglio (gentile ma fermo il no di De Laurentiiiiiiiis allo Special One che reclamava il divin slovacco), un ds dalle frequentazioni non eccelse ma furbo come una faina e attento al mercato interno ed internazionale come Pierpaolo Marino, un allenatore quale Edi Reja dal profilo non scoppiettante ma che gli obiettivi di minima a lui richiesti tende a raggiungerli con largo anticipo. Ecco, magari in prospettiva in seno alla società napoletana qualche problema si porrà nel momento in cui si pretenderanno anche gli obiettivi di massima, ad esempio quando tornerà da Madrid un certo scugnizzocheraccattavaipallonipermaradona bramoso di mendicare lo spazio nell’undici buono per mantenere la fascia di capitano pure a Sudafrica 2010 (basta, ba-sta, BASTA), ma il primo anno con una certa ambizione di A dopo una lunga serie di peripezie, ripartenze e presidenti squattrinati (anyone said Naldi?) è stato gestito da Aurelio De Lamentis e sottoposti con una saggezza e lungimiranza tanto ammirevoli quanto non pronosticata dai più compresi gli arguti ragazzacci di EP’h (vedasi l’Emocromo completo).

Dopo una stagione trascorsa con la testa sempre abbondantemente sopra l’acqua, facendo del San Paolo un fortino inespugnabile anche per le grandi (imperiosa ben più dell’1-0 finale la suonata all’Inter primo segnale forte di rottura manciniana, ‘nu furtarello ‘e niente ‘cchiu ai danni della Juventus, nello stesso stadio dove nacque end of berlusconian football il diniego di Champions opposto al Milan) dopo il tragico esordio in cui alla garrula presenza del cardinale Sepe e dell’allora ministro Clem Clem Mastella gli azzurri si fecero sorprendere dal Cagliari, dopo aver riacceso il San Paolo ed essersi garantiti via Intertoto il ritorno in Europa a 14 anni di distanza dall’ultima volta, questa è la stagione del consolidamento. Il lesto Marino ha approfittato dell’improvvisato asse Napoli-Brescia per procurarsi già a gennaio i rinforzi buoni a sostenere i reduci dell’infilata di promozioni, così quest’estate l’ha spesa per blindare i giovinastri concupiti da molti e puntellare i vari reparti. La più grossa spesa è rappresentata dall’acquisizione dalla Sampdoria del funambolo Christian Maggio, adatto per coprire quello che era il maggiore limite napoletano: delle fasce esterne più di contenimento che non propositive.

Rispetto alla stagione passata in giudicato, identico è il modulo sul quale Reja ha impostato i suoi (un 3-5-2 con esterni che difendono e un regista in mezzo al campo) ma qualche evoluzione può avvenire tra i pali. La storia del 2007-08 dei guardiani è stata: l’autoctono Iezzo primo portiere ma pieno di problemi fisici, quindi Gianello volente o nolente titolare per larghi tratti di stagione, l’argentino Nicolas Navarro preso a gennaio per non bruciarsi il visto extra nella sessione di mercato estiva. L’impressione è che stavolta possa essere il secondo dell’Argentina fresca olimpionica a soppiantare i miracoli di San Gennaro. Nel pacchetto a tre di difesa fisse le posizioni della bandiera Cannavaro jr. e dell’idolissimo panterino Fabiano Santacroce adorato su queste pagine già dodici mesi fa e protagonista di un trasferimento invernale verso il capoluogo campano che ha procurato abbondanti salivazioni in zona Fuorigrotta (per dirne una, l’unico visto a limitare parzialmente Cassano), poi è in corso di sbroglio la querelle-Domizzi che vede la dirigenza partenopea assai risoluta nel mettere sul mercato il centrale-terzino che batte i rigori, tanto che Marino ha già agganciato oltrecortina il polacco Tomasz Jodlowiec che bazzica le stesse piazzole di centro-sinistra del partente ed ha già superato i due momenti tipici dei suoi connazionali che giungono nel calcio italiano: le visite mediche e le dichiarazioni entusiaste di benvenuto di Zibì Boniek. Il teorico sostituto del buon Domizzi dovrebbe essere ad ogni modo il lunghissimo Rinaudo già al Palermo e al Siena, immutati anche cambi quali il più che discreto Contini oppure il globetrotter Grava che con l’età ha perso il passo per giostrare sulla fascia.

Grandissimo reparto il centrocampo: profondo, qualitativo, giovane, il Napoli sfrutta l’aver vinto tutte ma proprio tutte le scommesse giocate dodici mesi fa. Può Manuele Blasi risultare l’unico rifiuto riciclabile a Napoli e dintorni garantendo una stagione da titolare in A? Certo, e anzi ha pure limitato irruenza e infortuni. Può Marek Hamsik ripetere i bottini realizzativi di Brescia anche nel massimo campionato o sarà un po’ troppo leggerino? Ma che scherzi, stagione stellare, nove gol e un plotone di big europee che sbavano dietro al 21enne slovacco accolto come una stella in Albania al preliminare Uefa. Può il lillipuziano uruguagio Walter Gargano adattarsi subito ai ritmi atletici e mentali della serie A senza avere eccezionale esperienza alle spalle? L’half-Gattuso half-Pizarro può certo migliorare nella lettura delle partite e nella qualità che porta alla squadra (finchè c’è Hamsik vicino non ce ne sarebbe nemmeno ‘sto gran bisogno..) ma il suo approccio alla realtà italiana è stato di certo convincente. Questa la zona nevralgica del campo, che patirà per un paio di mesi l’assenza del silenzioso jolly per tutte le posizioni Bogliacino e può contare pure sull’oscuro lavoro di Pazienza (nomen omen). Atteso un rinforzino dell’ultimissima ora a sinistra, dato che l’imberbe scugnizzo Gigi Vitale seppur convincendo assai in precampionato e nella manciata di Europa di terzo ordine assaggiata rappresenta un’incognita sul lungo periodo e Daniele Mannini lo vediamo più come cambio di qualità e di ritmo - anche in mezzo al campo - che non come solido starter tanto più dovendo coprire una difesa a tre, dall’altra parte tutto è pronto per spedire in nazionale (ah no, c’è da assistere alla liquefazione di Zambrotta durante l’inno di Mameli..) la velocità e i piedi da raddrizzare (eh, QUEL derby..) di Christian Maggio, chiamato a confermare le cose viste nelle straordinarie ultime due stagioni in maglia doriana e cioè: velocità di base incredibile che ne fa un mezzo portento in progressione, sagacia tattica molto cresciuta nel passaggio da mastro Novellino a Mazzarri, intelligenza e tempi di inserimento nelle sovrapposizioni. Non ha molto dribbling, salvo un paio di trucchetti con cui si lancia in progressione, l’unica incognita di questo pesante investimento è il non avere più uno come Antò a servirne come nessuno i tagli verso porta. Investimento che vale, comunque.

Il quartetto di punte è diventato un quintetto: operato il turnover tra i reduci della promozione Calaiò-Pià, col brasiliano che si è meritato la riconferma nelle settimane estive, a sostituire il ritorno in patria dell’amatissimo “Pampa” Sosa ha fatto il percorso inverso German Denìs, che qualche anno fa giocò in Italia (in C1 al Cesena, un amico di EP’h potrebbe occupare mezza paginata di aneddoti) e che in patria può fregiarsi dell’indicativo soprannome El Tanque. Il biondo ed enorme Denìs giunge forte di qualche presenza in maglia albiceleste e di una stagione che tra Apertura e Clausura con la maglia dell’Independiente recita 27 gol in 36 partite, la cautela è quantomai d’uopo viste certe esperienze del passato ma anche se non vedrà la porta del San Paolo in dimensioni grandi quanto quelle nello stadio del club di Avellaneda s’è già intuito che l’argentino è un generoso giocatore di squadra molto più di quanto non lo sia El Panteròn Zalayeta, che quindi parte in leggero svantaggio nel ruolo di centravanti nonostante la tutto sommato più che buona e prolifica stagione d’esordio in maglia napoletana. Zalayeta può anche giocare insieme a Denìs qualora manchi l’idolo del pueblo, cioè El Pocho Lavezzi. Straripante in molte recite in cui per fermarlo i difensori avversari dovevano appellarsi ai codici di guerra vietnamiti, insospettabilmente robusto nonostante il fisico poco e niente palestrato, catalizzatore di interventi rudi manco fosse lo sfigatello delle elementari, il dribblomane e loco Ezequiel è atteso ad una stagione che si annuncia davvero interessante: tutti ora lo conoscono e lo stanno studiando in dettaglio, compresi quei limiti che potrebbero emergere se sollecitati a dovere, e cioè uno scarso interesse per la porta e la sinistra tendenza alla sciuperìa e al solipsismo. Consistenza non eccelsa quanto i fuochi d’artificio garantiti a profusione, insomma, e se non credete alla tennica ma al palmares personale buttate un occhio ai recenti giochi Olimpici dove un Pocho in versione vojo-fare-le-scarpe-a-Marino (“ehi, Leo, sai che nei vicoli di Napoli tutti i bambini ti considerano l’unico e solo erede del numero 10?” “Kun, te l’hanno detto in famiglia quanto è speciale il pubblico napoletano?”: alla peggio verrebbero reclutati da Aurelio quale nuova coppia comica in sostituzione di Boldi-De Sica) ha visto la propria nazionale prendere forma, gioco e vittorie una volta relegato in panchina per far spazio ad Angel Di Maria. Insomma, bel banco di prova per il fulmine in maglia azzurra. Tornando alla materia generale, per concludere è da sottolineare l’acquisizione dal Treviso del ventenne Andrea Russotto, un fantasista che balzò agli onori delle cronache per il suo rifiuto di diventare carne da macello della gang Gea (dovette riparare a Bellinzona, con Addio Lugano bella nell’Ipod) e che ha talento e chili in difetto per ricordare una specie di piccolo Zola giunto ad imparare il mestiere sotto l’ala protettiva di Lavezzi-Maradona. Eh, booooooooom. Questa manco De Laurentiis.

 

 

 

Emocromo Completo: buono

Plus: la serietà/serenità di Reja, ‘o Surdato ‘Nnamurato, Mario Merola, l’acquafrescaio, le esplosioni di esultanza del San Paolo, Massimino Troisi, la pronuncia del cronista di nera della Rai Massimo Ravel, le incursioni di Maggio e la faccia da culo di Hamsik, i due gol di Gargano, gli Almamegretta, le interviste post-scudetto di/a DAM nello spogliatoio in festa, il gol in serie A di un fabrianese (acquisito) anno 1989, Roberto Saviano, le notti festose di Lavezzi, la finale di Uefa contro lo Stoccarda, le doti recitative della pressoché totalità dei napoletani.

Minus: la sceneggiata del sangue di San Gennaro, i milioni ma che dico milioni miliardi di tifosi sparsi in tutto il mondo, l’incognita Navarro, i gavettoni di piscio che i napulill tirano agli ospiti, i nomi delle pizzerie, gli 734722 rigori concessi a favore nell’anno della promozione in A, il Fabio Cannavaro Show, l’aura da mammasantissima attorno a Saviano, il migliore amico nel mondo del calcio di Edi Reja, Gigi d’Alessio che salva i bambini in mare aperto, i decibel alti, le puttanate che spara De Lamentiiiiiiiis.

Dirty Joke: è ben nota l’originalità del pubblico napoletano, i non sapete che vve site persi vergati sui cimiteri nei giorni successivi alla vittoria del primo scudetto, gli scorci dei vicoli addobbati di festoni azzurri e reliquie maradoniane che fanno molto folklorelatino, l’abusatissima (troppo, troppo) frase giornalistica sul “calore del pubblico del San Paolo”. Il Napoli è espressione della città, di quell’enigmatico misto di fatalismo e guizzo improvviso che è proprio di ogni vero figlio della terra del golfo, dell’orgoglio di non parlare un dialetto ma qualcosa che la dignità di una vera e propria lingua moderna. Ecco, quindi, la pagina della S.S. Napoli direttamente dall’immortale versione napoletana di Wikipedia. Non solo, in esclusiva EP’h può mostrare una rarissima immagine di colui che ha composto tutte le voci bibliografiche del sito.

Sky is the Limit: c’è da prestare attenzione al cammino in Uefa del Napoli, in quanto la tanto disprezzata e trascurata coppetta fortifica corpi e membra dei ragazzi (è un caso che dopo anni spesi a Palermo con relativi undici del giovedì sera imbottiti di ragazzi delle giovanili Barzagli non è migliorato in niente, anzi è pure peggiorato?) ed è funzionale a un progetto di crescita che pare ricalcare quello della Fiorentina. L’ottavo posto della scorsa stagione è sicuramente migliorabile, rosa da prime sei con possibilità di inserimento anche più su se un paio di big saltano in aria. E a fine stagione tanti ringraziamenti e saluti a Reja.
postato da: redrhum alle ore 22:42 | link | commenti
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sabato, 23 agosto 2008

ti sgamo campionato

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2. Siena

(4-3-1-2) Gianluca Curci (Dimitrios Eleftheropoulos) - Juan Camilo Zuñiga, Daniele Portanova, Luca Rossettini (Mister X), Andrea Rossi - Daniele Galloppa, Paul Codrea, Simone Vergassola (Ahmed Barusso) - Houssine Kharja - Emanuele Calaiò (Fernando Forestieri), Massimo Maccarone.

All. Marco Giampaolo

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Una squadra che ha sempre difeso la categoria e non è mai retrocessa in B, tramite una proposta incentrata contemporaneamente nel garantire passerelle d’addio a qualche vecchione e nel lancio di giovani interessanti (da Taddei ai più freschi Molinaro e De Ceglie). Questo in sintesi è il segreto del Siena, ma retrospettivamente le stagioni in A della compagine toscana - siamo alla vigilia della sesta - sembrano un po’ come quegli annunci di animali smarriti che si vedono in giro: ad occhi esterni gli scomparsi appaiono nelle fotografie tutti uguali ed indistinti e per riconoscerli occorre l’intervento del padrone con quei ricordi che solo lui conosce. Così finisce che il passante non s’appassiona e tira dritto.

Una sferzata alla tranquilla esistenza da campagna toscana la sta provando a dare il presidente Lombardi Stronati, che invisibile come nel libro di H.G. Wells sta provando a dribblare le invasive logiche-Gea della vecchia dirigenza ed è riuscito a traghettare verso il lieto fine un complicato inizio di 2006-2007, tutto all’insegna del torvo mister Andrea Mandorlini. Richiamato il fresco di allontanamento Beretta e dopo essersi mosso benone nel mercato di gennaio, il Siena si è salvato con larghissimo anticipo e pure mostrando un gioco a tratti davvero notevole (su tutti il 3-0 inflitto a una Roma in odore di vagabondaggio sul prato del Franchi), con la ciliegina del pareggio a San Siro della penultima giornata che ha consegnato a tutto il campionato un finale a venature thrilling. Evidentemente Beretta proprio non gli sta su all’avvocato in sella al Siena Calcio dal marzo 2007 dato che l’estate ha portato un nuovo cambio di panchina, nella persona di Marco Giampaolo. Uno degli idoli nascosti della pazzerella pseudo-redazione di EP’h, dopo i miracoli in serie di Ascoli un po’ come quelle ragazze ostinatamente attratte dall’Amore della Vita Giampaolo ha buttato via due anni preziosi di carriera dietro ai tiramenti di culo del presidentissimo Cellino: se nella prima stagione a Cagliari era uscito vincitore sulla distanza rispetto al tourbillon di avanti-indrè garantito fisso dal conte Max rossoblù, nella scorsa stagione il Sacchi d’Abruzzo ha dimostrato enorme dignità rifiutando di tornare alla guida della squadra dopo l’ennesimo esonero con ricevuta di ritorno sotto forma di richiamata, ma non si può negare che dalla poverissima rosa cagliaritana il collega Ballardini è riuscito a spremere più risultati e anche più gioco. Vabbè, poco importa dato che ora Giampaolo ritrova a Siena un ambiente sano, tranquillo (a volte troppo) e una rosa dall’età media notevolmente abbassata (via gli oramai decubiti Locatelli, Bertotto ed Enrico Chiesa) e indebolitasi per nulla rispetto allo sfavillante girone di ritorno dello scorso campionato, insomma un contesto adatto per sviluppare compiutamente la sua idea di calcio che ha una semplice stella polare: pressing e 4-4-2, il quale credo che vista la manodopera a disposizione possa tramutarsi in un 4-3-1-2.

Lo scambio principale è stato effettuato sull’asse Siena-Roma e ad avviso del sottoscritto implica un bel pollice su per la squadra senese. Daniele Galloppa ha delle orribili mechès e magari non serve più di tanto alla Maggggica ma per una squadra del cabotaggio dei bianconeri riscattarlo interamente è un bel colpo, in più lo scambio di comproprietà Curci-Arthur non ha certo danneggiato la rosa e di mancia c’è pure il prestito del ghanese Ahmed Barusso, centrocampista dal tiro potente e dalle gambe corazzate che va a irrobustire un reparto di centrocampo già di buonissima fattura. Il tutto per il sacrificio del difensore-goleador Simone Loria, difficile da sostituire come testimonia l’accurato setaccio dei tennici di mercato del Siena circa il sostituto ma elemento che alla soglia dei 32 anni si può benissimo lasciar partire. C’è quindi un buco in difesa, un reparto pieno zeppo di giovani per completare il quale di conseguenza si ricerca una pedina dalla buona esperienza di categoria che andrà ad affiancare il mezzo vecchietto Daniele Portanova, tifoso laziale alla quinta stagione senese. La grossa novità la troviamo a destra ed assume le sembianze del colombiano Juan Camilo Zuñiga, un 23enne che in patria è considerato una sorta di Cafù e che è stato preso dal mitico Nacional Medellin. Se a destra la spinta pare assicurata, tanto più che in caso di fiasco sudamericano c’è pronto il futuribile ma ai box per un po’ Nicola Belmonte (ex Bari, dove almeno a livello di vivaio stanno riprendendo a fare le cose seriamente), a sinistra il Siena dovrebbe lanciare Andrea Rossi, preso intero dalla Juventus dopo annate di subaffitto targate Monticiano. Un jolly per questa posizione e anche per il centro è Luca Rossettini, di scuola patavina. Un reparto che presenta qualche incognita di troppo ed inesperienza a livello massima serie, perciò fondamentale sarà il lavoro di organizzazione tattica di Giampaolo. Tra i pali, invece, la voglia di giocare di un Curci atteso alla prima stagione prof da titolare (presagi non granché di carriera per il sosia del protagonista di American Pie) e l’esperienza del solido greco Eleftheropoulos dovrebbero garantire buona copertura nonostante la dipartita di Manninger.

Già detto che il centrocampo è il reparto migliore, propulsore vero del bel gioco dell’ultimo campionato. Ad essere pignoli mancherebbe un’ala per giocare a quattro (De Ceglie non è stato sostituito), ma si può lavorare su uno sbarramento a tre col marocchino senza collo Houssine Kharja - occhio che è uno che tende a far gol alle grandi - installato a ridosso degli attaccanti di ruolo. Il rumeno Paul Codrea è un regista vecchio stampo e con la maglia della nazionale ha alle spalle competizioni di respiro continentale, altro con sale in zucca è capitan Simone Vergassola, poi c’è Galloppa (escluso un po’ a sorpresa dall’Olimpica) chiamato a dare continuità ad un 2007-2008 dalle punte di rendimento davvero ottime e magari a raddrizzare una mira che nonostante il buon tempo per gli inserimenti lo ha portato a siglare due soli reti. Quindi, pare profilarsi un pacchetto a tre con Codrea ad impostare, Vergassola quale raccordo tra i reparti e Galloppa pronto a proiettarsi dalle parti di Kharja e in zona gol. Oltre al già presentato Barusso, un altro rincalzo è l’umile ceco Jarolim, mentre il wannabe-Gattuso Manuel Coppola può far felice quello scassapalle di Caparezza vista la verosimilità dell’ipotesi di raggiungere il méntore Beretta in quel di Lecce.

Per quanto riguarda le punte, c’è stato avvicendamento tra Christian Riganò ed Emanuele Calaiò. L’ex Napoli è chiamato a sventare il rischio di una godeasizzazione, ovvero quel morbo storico che colpisce chi gonfia le reti in serie B e poi, per limiti tecnici o di prontezza atletica, non riesce a replicare tali prestazioni nel campionato più prestigioso: può farcela. Suo partner sarà Massimo Maccarone, che magari non ha mantenuto le promesse di gioventù ma di recente conforta per essersi calato perfettamente nel ruolo di giocatore completo da media classifica (senso del gol discreto ma non ai massimi compensato da fisico e rapidità nello stretto). La convivenza tra Calaiò e Maccarone è minacciata dallo storico panchinaro Marione Frick ma soprattutto dal classe 1990 italo-argentino Fernando Forestieri, una specie di controfigura in fieri del Kun Aguero ma senza l’aver ingravidato figlie ciccione di campionissimi leggendari (ex) ciccioni. Veloce, sfrontato, dal gran tiro (già a segno in serie A), Forestieri è reduce da un Europeo Under 19 d’argento in cui si è messo assai in luce e considerando che a Giampaolo piace mischiare spesso le carte rinunciando al centravanti potrebbe anche essere lanciato a fare coppia con Maccarone, oppure in determinati frangenti tattici a giocare più esterno in supporto alle punte. Cosa, invece, sicura è che a fine anno tornerà al Genoa per fine prestito, una di quelle eredità del gruppo Gea di cui si parlava sopra. Interessante, poi, sarà vedere se gli entusiasti report dalle serie minori sul francese Ghezzal (giunto definitivo dal Genoa proprio quale conseguenza dell’affare Forestieri) e i 20 gol siglati in maglia Crotone siano un buon viatico per eventuali mutamenti nelle gerarchie. Complessivamente, un parco punte che pare migliorato rispetto al Siena 2006-2007.

 

 

 

Plus: l’assenza di banalità nei gol di Enrico Chiesa, i terrazzini su Piazza del Campo, un paio di taverne in centro, la campagna toscana, i gol decisivi di Big Mac nel cammino Uefa 2006 del Middlesborough, il rigore di Materazzi parato da Manninger, i tedeschi con le raccolte complete di Gianna Nannini, il pick-and-roll Terrell McIntyre-Ksystof Lavrinovic, i sigari di Giampaolo, il panforte e i tozzetti, una ragazza pugliese studente a Siena conosciuta a un concerto degli Afterhours (ti amo), l’aspetto da farmacia del palazzetto dello sport, la battaglia di Montaperti con Farinata degli Uberti mvp.

Minus: la scontrosità del senese medio, Aceto, l'insicurezza di Curci, le circostanze che hanno portato al successo di Nannini nel GP di Suzuka del 1989, le passate calate di braghe in favore dei gemelli di bianconero, l’ambiente un po’ smorto attorno al calcio, le scarpe a punta, i turisti inglesi con i sandali e il calzino, il parrucchiere di Galloppa, la rottura di cojoni delle dirette paliesche su Rai1, i record su record battuti dalla Mens Sana Siena, la Mens Sana Siena.

Dirty Joke: delle squadre sportive che difendono il nome della città senese (la Robur pallonara e la Mens Sana cestofila) si è soliti dire che sono la diciottesima contrada di Siena, quella che unisce e non divide la città (Frankeeeeeeeeeno Lauro ©). Ed eccoci qua al punto ineludibile, il Palio. Va bene il folklore, va bene tutto. Però questa manifestazione è così utile ed emozionante quanto un editoriale della Gazzetta che per sfancularla non c’è nemmeno gusto ad attingere ad argomentazioni animaliste da quattro soldi. Solo una cosa: ma come si fa ad essere orgogliosi di appartenere a un qualcosa che si chiama Onda (ma perché? che c’entra?) o Istrice (e allora perché non Cactus? io mi presenterei all’osteria dell’Istrice vestito da pallone sgonfio) oppure Leocorno (questa fa molto canzoncina ebete della parrocchia) o Valdimontone (l’unica con il nome che può essere di un paesino e non di stronzate zoofile, quindi respect). Ma poi, scusate, ma è democratico che solo dieci per volta possono correre? E se la mia contrada salta il turno, che faccio: mi chiudo in casa ad ascoltare l’emozionante telecronaca di Susanna Petruni?

 Sky is the Limit: Giampaolo è sotto osservazione, ma non vediamo grossi problemi per la salvezza, raggiungibile persino con più calma a tre-quattro giornate dalla fine. Se poi le incognite Zuniga e Rossi tengono duro e mostrano squarci di prospettiva, con la solidità societaria garantita dal babbo Monte si può anche fare un pensiero proibito all’Intertoto.

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categorie: preview, e lo sputtanamento olè, ti sgamo campionato
mercoledì, 20 agosto 2008

ti sgamo campionato

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1. Torino

 

(4-4-1-1)  Matteo Sereni - Aimo Diana (Riccardo Colombo), Cesare Natali, Francesco Pratali, Marco Pisano (Matteo Rubin) - Paolo Zanetti (Aimo Diana), Eugenio Corini, Jurgen Saumel (Simone Barone), Ignazio Abate - Alessandro Rosina - Nicola Amoruso.
All. Gianni De Biasi.
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All’imbocco della terza stagione nella serie A ritrovata dopo tante ed eponime vicissitudini, i tifosi del Toro hanno trascorso gli ultimi mesi davanti al televisore. Ma non per vivere le gesta degli azzurri impegnati a Pechino (tra cui un paio di granata ex o futuri, neanche disprezzabili nel deludente marasma generale dell’Olimpica) ma per rivedere sino allo stremo il segmento di Pulp Fiction nel quale Mia va in overdose e un impanicato Vincent Vega la porta a casa dell’amico/spacciatore per salvarsi il culo. Questo perché i torinisti si rivedono assai nel gangster che guida una mitologica Chevrolet anni ’60: infatti, in una notte che più nera non si può hanno portato fuori la bella dama serie A sperando di ricavarne antiche emozioni, ma la vicenda è andata verso sud e si sono ritrovati alla ricerca spasmodica di una dose salvifica di adrenalina.

Riassunto delle precedenti vicende, premio Oscar per le categorie assenza di programmazione e telenovela strappalacrime: il buffo omarino Urbano Cairo raccoglie l’eredità della vecchia società ripartendo lodopetruccianamente dalla serie B, affidandosi al mister Gianni De Biasi allestisce una squadra di mezzi scarti che inaspettatamente coglie la terza piazza promozione dopo spareggione lacrime-e-sangue (ergo in perfetto stile cuoretoro) (e una) contro il Mantova. Poi, in coincidenza col ritorno al rinnovato Comunale in coppia con la scomoda Old Lady, l’influsso benefico dell’editore dell’inaffrontabile Sandro Mayer svanisce: Urbano manco attende la prima partita della stagione e invaghitosi di Zaccheroni licenzia De Biasi, ignaro del fatto che se il santone (…) romagnolo non imposta la preparazione estiva sono cazzi; festeggiato il centenario granata (ma de che? non è una nuova società?) in un mare di tristezza dato l’avvilente gioco zaccheroniano e passato l’infatuamento di cui sopra (indirizzatosi verso la più consona Ilaria d’Amico, vedi interviste pre e post gara) fa retromarcia e richiama il povero De Biasi che raggranella i puntarelli marci per una salvezza sciapa. In estate avvia un supposto progetto con alla guida il cuoretoro (e due) Walter Alfredo Novellino, che ingiallito da qualche stagione di troppo vissuta in riviera ligure perde il tocco magico per le squadre da lotta e media classifica, così dopo partite dal tasso di decenza a livelli horror e una classifica che si faceva di nuovo perniciosa viene richiamato il pacco postale De Biasi, nel frattempo riparato sulla panchina del Levante (straultimo nella Liga e alle prese con ristrettezze finanziarie da pezze al culo, tanto per aggiungere ulteriore melodramma). De Biasi raggranella i puntarelli marci per un’altra salvezza sciapa e stavolta viene confermato. Da notare che il tutto avviene senza che un solo componente del parco giocatori venga valorizzato (Rosina oggi vale la metà di un’estate fa) e con la ciliegina del prestito via Inter del fantasmico Alvaro Recoba, assolutamente l’immagine delle ultime annate di mercato vissute sotto l’egida della dicitura usato sicuro. Il risultato è che non solo di giovane  - tradizionale linfa della società granata - di prospettiva non se n’è visto mezzo, ma le affannose toppe del mercato invernale hanno prodotto una rosa quantitativamente sproporzionata, la quale per essere asciugata necessita di abbondanti dosi di napalm.

Queste le tinte fosche da tremendismo Toro. Scendendo sul piano tecnico, De Biasi - che in queste ore starà iniziando a fortificare la propria panchina per giungere professionalmente vivo al Torino-Lecce di domenica 31 - vorrebbe proporre un 4-3-2-1 imperniato sull’esperta spina centrale Sereni-Corini-Amoruso, ma seppur velatamente disprezzato dal Berluschino granata il profilo pane e salame del tecnico veneto invita a crederci poco: vista la presenza di qualche discreta ala, sembrano sussistere maggiormente i presupposti per un 4-4-2 classico, casomai con Rosina qualche metro dietro rispetto alla punta di ruolo. In porta è confermatissimo il 33enne Matteo Sereni, autore di una stagione pazzesca che lo ha portato a cogliere finalmente l’equilibrio tra concretezza e spettacolarità degli interventi e che come epilogo avrebbe meritato un soggiorno oltre le Alpi. Quale secondo c’è l’esperto Calderoni (difficile 2006-2007 a Treviso ma ottimo come cambio); poi una menzione la merita lo scoppiatissimo portiere-ultrà cuoretoro (e tre) Alberto “Jimmy” Fontana, del quale è epocale la sezione Curiosità della sua pagina wikipedia. In difesa qualcosa è cambiato: in mezzo c’era da ovviare all’esasperante lentezza del trio Natali-Di Loreto-Franceschini e Cairo ha agganciato l’empolese Pratali, reduce da uno sfibrante tira-e-molla con la società toscana che ha cancellato il ricordo dell’ottima annata di due stagioni or sono: stile bello e giocatore tecnico visti i passati da centrocampista, ma alla voce rapidità non è che offra molte certezze. La coppia centrale titolare dovrebbe quindi essere Natali-Pratali, ma dato che il bergamasco ormai condannato alla medietà dopo buone promesse si rompe abbastanza spesso spazio per Di Loreto ce ne sarà. A sinistra sarà duello tra il soldatino Pisano e il giovane razzente Rubin (ottimo avvio di campionato con Novellino), mentre sulla piazzola di destra c’è da suturare lo strappo della partenza verso Firenze del capitano cuoretoro (e quattro) Gianluca Comotto. L’intenzione di De Biasi è di partire con Aimo Diana, che però il terzino non lo fa da un sacco di tempo e non riprenderà di certo alla soglia del terzo decennio. Il surrogato del capitano partito potrebbe quindi essere Riccardo Colombo, un giovane su cui lavorare e in cerca di riscatto a livello di A dopo una stagione bifronte tra Albinoleffe (ottimo nella sorpresa dell’ultima serie cadetta, nel cui undici è stato modellato nella stagione precedente dal cuoretoro e cinque Emiliano Mondonico) e Udinese (sole quattro presenze). Poche le novità in mezzo al campo, essenzialmente ridotte a una più accorta disposizione tattica maggiormente tesa a proteggere l’anzianotti Corini (poco felice sinora il Palermo-Torino solo andata, e sul contaprimavere scatta il 38) e sull’avvicendamento quale stampella della vecchiaia del regista pelato tra Vince Grella e l’austriaco Jurgen Saumel (occhio alla disposizione della U, si pronuncia Soimel), ragazzo proveniente dallo Sturm Graz e reduce dalla tanto improba quanto poco esaltante avventura dell’europeo casalingo. Detto di Diana che nel ruolo di esterno destro di centrocampo ha sfiorato la convocazione a Germania 2006 ma non pare più tanto di primo pelo, oscillante tra il centro-destra e la protezione di Genio Corini c’è chi invece della spedizione mondialen faceva parte a tutti gli effetti anche se la cosa è francamente ridicola, cioè Simone Barone davvero orribile nelle due stagioni granata. Più impatto di lui in maglia Toro ha avuto il diligente e dinamico Paolo Zanetti, ma tali gerarchie di mediana potrebbero essere sovvertite dal discretamente futuribile Tommaso Vailatti, ventiduenne che iniziò lo scorso campionato tanto bene da ottenere su questi schermi un Denny Mellow Euord salvo poi sgonfiarsi alla distanza. Sull’ala sinistra ampio spazio è stato fatto per quello che forse è il pezzo pregiato vero del mercato Toro: Ignazio Abate, giunto in comproprietà dal Milan ma che ha speso una stagione da alti e bassi ad Empoli. Ancora incostante ma potente e veloce in progressione (come Rosina ha quindi bisogno di spazi), è una scommessa senza dubbio intrigante ma la sfiga nera componente fondamentale della poetica del cuoretoro (e sei) ha voluto che il pargolo di Beniamino si infortunasse nel vergognoso quarto olimpico contro il Belgio, nel quale comunque la quindicina di minuti di Abate è stata una delle poche cose da salvare. Ne avrà per un mese e mezzo, assetto da ridisegnare magari spostando largo lo ’striaco. Oppure andando davvero nella direzione del calcio frizzantino che Cairo vuole finalmente proporre urbi et orbi (occhio al gioco di parole), anche se il progetto punta più due mezzepunte che non rientrano (Abate almeno sì, gli serve per guadagnare campo per le scorribande) più Corini è miserevolmente naufragato già nella scorsa stagione ed è stato anzi fattore principale del fallimento di WAN.

Le note peggiori sono quindi quelle offensive, e non solo per la miseria dei 63 olè degli ultimi ventiquattro mesi: le stitichezze offensive delle ultime stagioni hanno ingolfato la rosa di salvatori della patria poi puntualmente verificatisi mezze figure. Reduci da un felice sbolognamento di Sasa Bjelanovic nel rottamaio della B (a Vicenza), Cairo e il neo ds Pederzoli contano nei progressi del giovane e rapido francese Malonga (buono nel precampionato, forse sarà l’erede di Rosina) ma soprattutto sperano che l’acquisizione presso Reggina di Nicola Amoruso non sia il sequel di film già visti. I 29 gol nelle ultime due stagioni di Nick Mitraglia dovrebbero confortare verso il sereno, ma l’alta età (34 tra pochi giorni: auguri), la particolarità delle vicende calabresi e l’amore per il Sud di Amoruso potrebbero essere d’aiuto per l’ennesima manifestazione della malasorte granata. Nel caso, sarebbero cazzissimi perché nessuna delle altre prime punte in rosa sembra avere le caratteristiche dello sventrareti: né Nicolino Ventola la cui eleganza abbagliava a 19 anni e rompeva le palle già a 23 (la moglie invece abbaglia pure a 75), né Roberto Stellone che nell’ultima stagione non ha nemmeno sfigurato ma che nel massimo campionato la porta non la vede proprio, né Elvis Abbruscato che è un idolo vero ma dopo il fiasco di due anni fa non ha la fiducia dell’ambiente nemmeno dopo una stagione da protagonista assoluto nella promozione del Lecce, né David Di Michele che prima punta non è ed oltretutto ha il foglio di via pronto avendo come da propria prassi litigato anche con le bandierine dello stadio Olimpico. In considerazione di questo, i granata si stanno muovendo sul mercato sperando di sostituire un esubero con un’altra punta duttile, capace sia di affiancare Amoruso che eventualmente di tamponare improvvisi rovesci del man from Cerignola. Sputtanato completamente Rolly Bianchi dopo il vengo-non vengo del gennaio scorso, la rosa dei nomi sembra ridotta a due: pareva fatta con Nicola Pozzi (Empoli) e forse lo è ma le freschissime evoluzioni di giornata della popolare mezza telenovela mezza sit-com Torna a Surriento hanno forse riacceso gli appetiti della dirigenza nei confronti del ragazzino milanista Alberto Paloschi. Pozzi forse è più utile alla causa in quanto personalmente ho dubbi sulla funzionalità del grintosissimo monello lùmbard in un contesto diverso dal decadente Milan 07-08 (ove le sue iniezioni di energia e tigna in certi frangenti della stagione erano davvero basilari), ma se durante i festalizi per il ritorno del figliol prodigo si riesce a strappare una comproprietà allo zio Fester l’opzione Paloschi può essere stuzzicante e votata a quel costruire-il-futuro che dallo smantellamento del Toro ad inizio ’90 non s’è più rivisto dalle parti del Filadelfia. Chiude la rassegna il capitano Alessandro Rosina, reduce da un anno costellato di noie fisiche ed incomprensioni con Novellino e l’ambiente tanto che il simbolo del 2007-2008 è la sfigatissima traversa colta nel derby di ritorno. Ultimo episodio del trequartista dalla timbro vocale ad infraonde un’intervista estiva lodevole nelle intenzioni e anche giusta di base ma disgraziata per forme e modi (il classico sprone al presidente da parte dell’uomo di carisma, che però per essere tale deve aver combinato qualcosa prima). Il giudizio del conclave evocato dodici mesi fa volge verso il “ninnolo da squadre di basso cabotaggio” e certamente Rosina ora deve capire cosa voglia fare da grande, se restare il profeta di salvezze sciape o magari mettersi in gioco (come persona e come stile di gioco) in un contesto più elevato, dove però visto l’anarchismo con talento sì abbondante ma manco tanto per giocare stabilmente in contesti internazionali unito alla ritrosia nei confronti della tattica e del gioco di squadra le possibilità di rimanere scottati sono alte. Una cosa è certa, il Toro anche quest’anno va dove lo porta lui, con la speranza che al terzo anno di A ci si smarchi dalla scenetta di Vincent Vega: il rischio di essere sorpresi sulla tazza del cesso dopo non aver voluto cambiar vita inizia ad essere tangibile.

 

 

 

Emocromo Completo: ecce.

Plus: la Maratona, i derby di una volta, Gigi Lentini, la pazienza di De Biasi nei mesi al Levante, gli Statuto e i Negazione, l’annata di Denis Law, la storia bellissima e tragica (bellissima perché tragica) del Grande Toro, Piero Chiambretti spesso, l’innesto di qualche giovane, il libro di Giuseppe Culicchia, il fascino ritrovato della città, i calzettoni abbassati di Gigi Meroni, il bestemmione in primo piano di Aldo Serena dopo un gol decisivo negli ultimi minuti di un derby degli anni Ottanta, Giorgio Ferrini, la dignità dei tifosi.

Minus: l’immobilità di Recoba, arrivare in città via treno e vedere come prima cosa Superga, la voce di Cairo, la Uefa del 1992, Massimo Gramellini quasi sempre, la via Crucis di presidenti maneggioni, Chiamparino e il suo prestarsi a fare il lavoro sporco per Uolter (‘a Sé, me la fai ‘sta dichiarazione scomoda per il nostro elettorato che devo aggancià la Lega?), l'esagerazione della litania del cuoretoro (e sette) con tanto di inno degli Statuto, la medietà della rosa, le pubblicità di Dipiù Tivvù, i colpi (di testa) di Rosina, l’ammirazione per Kossiga di Nick Amoruso, i Subsonica nessuno escluso, le presentazioni della squadra di Chiambretti.

Dirty Joke: c'era un tempo non lontano in cui il Toro stazionava stabilmente nella parte sinistra della classifica, e quando imbroccava la stagione giusta se la giocava per il triangolino tricolore. Una delle ultime versioni granata in lotta per lo scudo vedeva tra i protagonisti più in palla Beppe Dossena, ovvero fosforo e piedi buoni nella zona nevralgica del campo. Smessi i panni del pedatore, mai decollata una carriera in panchina che come approdo più prestigioso ha la nazionale del Ghana (qualificatasi ai Mondiali una volta allontanato il Beppe da Accra e dintorni), tentata una poco chiara scalata à la Ricucci dell'amata Sampdoria, Dossena si è riciclato in commentatore tecnico della Rai, schiudendo dinnanzi a sè le porte del Sublime. E' ancora troppo recente per essere innalzata agli altari la leggendaria cronaca, in compagnia dell'altro trottolino amoroso Civoli, di Italia-Belgio olimpica, fatta di versetti e sommessi gridolini in sottofondo che manco la Sharapova sotto Tavor. Da segnalare anche le sbarazzine partecipazioni nei salottini a cinque cerchi di Mamma Rai, durante i quali ha costruito un asse con Marine Bartoletti e compagni che chissà  quali frutti professionali porterà. Ma è durante Euro 2008 che Dossena è entrato nel ristretto circolo degli Immortali, in primis con la storia del longilineo/brevilineo scrupolosamente riportata dalle cronache in tempo irreale del socio neeskens13 ma soprattutto con la tammurriata di Olanda-Romania, mirabile incontro tra il consueto provincialismo targato Raisport e l'etilismo trash più spinto. Qui potete trovare i presagi dell'imminente alluvione sul blog del compagno di sventura Carlo Nesti (da notare: a) la fototessera di Nesti che è la stessa del tesserino stampa di Italia '90 , b) i simpatici commenti dopo l'incontro), di qua invece è riportato l'efficace e fondamentale taglia-e-cuci di Blob che rende al meglio il delirio assoluto di quegli impagabili momenti e il sapido spirito da "checcefrega, tanto stanno tutti guardando Italia-Francia" con cui il dinamico duo ha approcciato la serata. 

Sky is the Limit: le risorse economiche s'è intuito che sono poche, la squadra appare un po' meno sparagnina delle ultime proposte ma sempre dalla cifra tennica poco soddisfacente, il manico non convince molto. La filosofia di fondo è sempre la stessa: anche quest'anno tre peggiori dovrebbero trovarne. Forse (e comunque che palle).

postato da: redrhum alle ore 22:35 | link | commenti
categorie: preview, e lo sputtanamento olè, ti sgamo campionato
giovedì, 14 agosto 2008

- Buongiorno. Mister League? Siamo italiani..

- Ah, che piacere! Mi ricordo di voi. Venite, venite, chiamo la mia servitù per accogliervi. Gente, degli asciugamani per i signori e spalmate loro addosso stracciatella..

- Veramente.. no, siamo qui per un’intervista.

- Lo so, lo so. Ma che, fate complimenti?
- No, è che.. ehm, non ci aspettavamo un’accoglienza simile. Sa, tutti in Italia si ricordano del tragico epilogo dell’intervista di dodici mesi fa.

- Ah sì, quell’incidente di percorso. Il vostro amico non si fece nulla, e comunque penso di rientrare nel Lodo Alfano. Vedete che sfarzo, ho sistemato la mia casetta..

- Notavamo..

- All’inizio della scorsa stagione ero molto nervoso, ragazzi. Avevo ancora qui, nella mia gola annaffiata da Tennent’s Super e vino toscano, quella cazzo di semifinale che vide soccombere i Red Devils. Non posso lamentarmi di come poi ci siamo risollevati, giustizia è fatta e ora me la godo. Poi a breve inizierà il mio quadriennio di preparazione olimpica, voglio essere ecumenico..

- Anche se ha passato un’estate a guardare gli altri giocare l’Europeo?

- E che mi frega? Tanto noi inglesi non siamo gente da estate, quando Dio ha deciso quali particolari mettere nella stagione che va da giugno a settembre noi eravamo in un’altra stanza a leggere la Page Three del Sun. Temo sia una realtà con la quale dovrà scontrarsi anche Mr Fab. L’importante è che durante tutta la stagione le squadre inglesi abbiano dominato in lungo in largo, soprattutto voi impotenti italianuzzi che nelle sfide contro Arsenal, Liverpool e United siete usciti con le ossa rotte e senza nemmeno segnare mezzo gol in millemila minuti.

- E’ proprio cambiato il vento, dodici mesi fa per una domanda come l’ultima ci avrebbe morso alla giugulare. Ma siamo qui per parlare di Premier League. Le quote delle Fab Four prese dalla palla di vindaloo, su.

- Ho cambiato palla.

- Come?

- Sì, ora ne ho una che legge le percentuali e non più le quote. Sono il padrone d’Europa, basta con questi inglesismi. Comunque, a domanda rispondo: Arsenal e Manchester United 31,3%, Liverpool 18,8%, Chelsea 15,5%, Tottenham 3%, altri 0,1%. Ma vi prego, prendete un po’ di tartine al curry.

- Volentieri. Quindi vede gunners e red devils in prima fila.

- Premesso che in prima fila c’è solo Lewis Hamilton e che lo scorso anno avevo visto giusto nel prevedere uno United schiacciasassi, devo dire che fosse per me avrei messo l’Arsenal davanti a tutto.

- Ma?

- Ma noblesse oblige, in fondo sono sempre un monarchico. E’ che non me la sento di incentivare eccessivamente la truppa di Arsenico: in fondo, so’ ragazzi.

- Cosa la perplime invece del nuovo Manchester United e come pensa che l’Arsenal possa ridurre il gap?

- L’Arsenal nella PL 07-08 ha giocato in maniera celestiale sino a febbraio, quando il ritorno del doppio impegno gli ha dato il colpo di grazia. Lo scorso anno la vedevo addirittura quinta, fuori dalla Champions e alle prese con un ricambio generazionale non ancora compiuto. Ero perplesso per il trapasso di Henry, invece l’hanno venduto con un timing perfetto dimostrando di sapere quando e come sventolare la mercanzia di fronte a qualche ricco scemo. Infatti hanno fatto di tutto per tenersi Adebayor, fortissimo e fondamentale per il gioco wengeriano, si sono liberati di zavorre vecchie come Lehmann e Gilberto Silva, hanno perso Hleb sostituendolo con Nasri (nell’immediato ci perdono abbastanza, in prospettiva no), non sono stati dietro alle richieste di Flamini che è bravo ma si può sostituire (a Wenger piace l'udinese Inler, buon occhio). Ha l’incognita portiere, verissimo, ma non è detto che il bimbo polacco Fabianski non soppianti quell’insopportabile di Almunìa. Anzi, maggiordomi chiamate il mio studio notarile che voglio sentire se è possibile proibire il transfer nei campi inglesi a portieri dai capelli ossigenati. Diciamo che la mia è una di quelle scommesse col brivido, azzardata come mettere Adebayor e Bendtner nella stessa stanza, ma di quelle che ti lasciano addosso il piacere: specificatamente, il bel gioco. Posso scommettere e affidare i miei sogni e le mie speranze a uno come Scolari?

- Si vede che lei è il campionato più ricco del mondo. All’Europeo Fabregas ha vinto il primo alloro della sua carriera, ma partendo dalla panchina. Non pensa che possa essere un tarlo psicologico?

- Al contrario: vincere è un bel balsamo, sempre e in qualunque condizione. Tanto più come lo ha fatto la Spagna, ed anche Cesc che è stato sensazionale. Ah, occhio anche a Walcott: è un pallino dell’eminenza grigia con la quale state parlando sin da Germania 2006 con quella svezzatura dell’aio Sven. Lo vedo pronto, attendendo il pieno recupero di Eduardo possono spalancarsi per lui le porte dell’undici, e la volata mozzafiato del 2-2 nel ritorno di Liverpool-Arsenal di coppa è ancora viva nei miei ricordi bagnati.

- Capitolo Manchester United.

- Stessa rosa dello scorso anno (con un Berbatov che balla, ma per me non arriva), con l’asterisco del biglietto di ritorno verso Barcellona del giovane Piquè, una mossa che non ho ben capito. Hanno riscattato tutto Tevez dalla società di intermediazione internazionale che ne deteneva il cartellino (sad but true), il collettivo è collaudato, Van der Sar è un eroe e ora quando si arriva ai rigori contro di lui se la fanno tutti sotto.

- E allora?

- Non sono molto convinto sulla consistenza reale dei giovani: Nani ed Anderson hanno margini di crescita, ma minori rispetto ai coetanei in forza all’Arsenal. Poi storicamente confermarsi dopo un double è affar serio, e ovviamente sopra tutto c’è il capoccione mechato di Cristiano Ronaldo.

- Andrà al Real la prossima estate?

- Lo dicono tutti, ma sappiamo come funzionano le cose in Spagna. Becchi una stagione balorda, l’allenatore se ne va, il pueblo chiede nuove-elezioni-subito, i tempi si allungano, le volontà cambiano e si riparte da zero. Ma al di là di questo, come prenderanno i compagni l’agghiacciante estate di Cristiano, trascorsa tra canottiere traforate in Sardegna e puntamenti di piedi da ottenne? Ueh, ciccio, sei pur sempre quello che s’è cagato addosso in ben due occasioni nel finale di stagione. Ma chi ti credi di essere, che batti pure le punizioni a gambe larghe..

- Sì, vabbè, ma è pur sempre riuscito nell’impresa di migliorare i fenomenali score della stagione precedente, dominando ovunque.

- Già, e leggo che i compagni l’hanno accolto al ritorno dalle ferie distendendo una camiseta blanca col numero 7 cancellato. Però faccio ragionamenti da spogliatoio, in quella sede sono altri i tipi di discorsi che vengono fuori alle prime difficoltà. Sarà importante il ruolo delle memorie storiche che albergano all’Old Trafford, non a caso Ferguson piuttosto che privarsi di Giggs o Neville o Scholes (buon per lui che ormai il miglioratissimo Hargreaves può farlo rifiatare) preferirebbe votare conservatore. Aggiungo che Mad Pat Evra è il terzino sinistro più forte del mondo. Poi, sempre sullo United, non so se avete sentito l'ultima..

- No..

- Ok, non vi preoccupare ragazzi, non è niente di importante.

- Va bene. Ha già punzecchiato Scolari, quindi siamo in attesa della perizia sul Chelsea.

- Ma non so, da quando ha rotto con Mourinho pare che Roman faccia la corsa a circondarsi di gente improbabile, come quella tipa che ti molla e dopo un po’ piuttosto che tornare sui suoi passi e accettare l’errore va a farla annusare a mezza palestra dell’angolo. Intendiamoci, Scolari l’ultimo fallimento l’ha vissuto tanto tanto tempo fa (su Euro2008 c’è ancora riunita la camera di consiglio) ma non allena una squadra di club dal 2001, e non ne ha mai allenata una in Europa. Vabbé che siamo in un momento storico in cui un Lippi qualunque diventa campione del mondo, ma non esageriamo. Poi basta con questi allenatori che si portano dietro i pupilli per andare sul sicuro: in un’estate in cui Roman ha pensato più alle vacanze italiane e ad offrire mezzi Monopoli per Kakà, sinora gli unici acquisti del Chelski sono il terzino destro portoghese Josè Bosingwa, atletone dalla zampa veloce, e il connazionale Deco, che ora potrà toccare con mano quotidianamente e non una tantum i benefit offerti a Londra da zio Roman. Forse, però, mi faccio troppi bad trips io che m’ero già fatto la bocca a Terim. Grandissimo motivatore, Filippone dovrà attingere a tutte le sue doti psicologiche e a tutti gli aiuti delle maghe dei massaggi alle quali s’accompagna per lenire le ferite della sfortunatissima finale di Mosca, una partita nella quale il Chelsea ha spesso subito ma nella quale comunque è arrivata a una buccia di banana dal trionfo, quando tutto pareva apparecchiato per Grande Trionfo Abramovich Nella Terra Di Grande Madre. Squadra anzianotta, occhio al dualismo nevralgico tra Deco (grande Europeo, stagione da bollito) e Ballack (il contrario del portoghese, con in più l'ormai sinistra tendenza a collezionare secondi posti) e agli ultimi giorni di mercato che forse porteranno in dote qualcuno che dia una mano a Drogba (no, Anelka NO). Essien tornerà a erigere muraglie negre in mezzo al campo, finalmente colta l’eredità di Makelele, da segnalare la grossa prova di forza della società nei confronti di Frankie Lampard (ma ho il sospetto che fosse tutta una scenata, con Moratti coglionato per fare un dispetto a Mourinho), benissimo e ottimamente assortito il terzetto di scelte per la difesa formato da Ricardo Carvalho, John Sciolina Terry e Alex. Una cosa è certa: Scolari e Capello andranno d’accordo.

- Ci sembra eccessivamente nostalgico nei confronti di Mourinho..

- E te credo, queste prime punzecchiature tra Ferguson e Scolari sono roba da circolo CRAL. Poi non digerisco che sia approdato proprio in Italia, le sue interviste e le sue dichiarazioni mi sembrano sprecate. Come dite voi, perle ai porci.

- Il Liverpool è più silenzioso dello scorso anno, quando con un’imponente campagna di rafforzamento sembrava voler finire la siccità che in campionato dura dal 1990..

- Sì, effettivamente si è mosso poco, anzi dicono che i dindi di zio Sam siano finiti e per questo uno come Fernando Torres è sempre concupito. A differenza di Gerrard, ormai non ci prova più nessuno a . A fari spenti, potrebbe pure essere l’anno buono per fare una corsa in campionato d’alta quota e non il solito quarto posto deludente con motivazioni terminate già a Carnevale e attenzioni tutte sulla coppa. Gli ultimi mesi hanno conferito a Torres lo status di campionissimo: forse si tratta dell’attaccante attualmente più forte a livello internazionale, di sicuro è quello più completo. Una forza della natura così può lenire l’inizio dell’impercettibile declino di Stevie G, che è sempre il più forte di tuttima in un paio di occasioni l’abbiamo visto giocare più di meningi che non di istinto. Non è per forza di cose un segnale di debolezza, eh, ma il magone m’è venuto lo stesso. Sulle fasce è stata fatta chiarezza nelle seconde linee: l’acquisto di Degen implica che finalmente non vedremo più Chico Arbeloa in campo in una semifinale di Champions, Andrea Dossena sostituisce Riise e parte in seconda ruota rispetto al solido Fabio Aurelio. Le incognite in ottica campionato sono le stesse: riuscirà Rafa Benitez a gestire una rosa ampia non ruotando a caso gli uomini ma perseguendo una logica nelle rotazioni? E’ incredibile, lui che è un allenatore estremamente lucido e metodico a livello tattico va nel panico quando si tratta di scegliere. E’ come se nel suo mondo matematico non ci sia spazio per l’aut-aut. A peggiorare questo difetto di Rafa, che se non vince niente penso possa pure iniziare a fare fagotto (ma è la terza stagione di fila che lo diciamo tutti), la presenza alle Olimpiadi di tre pedine importanti come l’idolissimo Mascherano (quattordici polmoni in due con Dirk Kuyt), Ryan Babel chiamato a maturare presto e Lucas Pezzini.

- Non glissi su Peter Crouch..

- Beh, vista l’esplosione di Torres la sua presenza stava diventando oltre il superfluo, prova ne è che i soldi della sua cessione sono stati reinvestiti (con aggiunta) per assicurarsi Robbie Keane che è tutt’altra tipologia di giocatore: si tratta sempre di uno che non rompe, ma è contropiedista.

- Domanda secca: le vede salde ai primi quattro posti le Fab Four?

- Come in quattro delle ultime sei stagioni, direi di sì. Ma occhio, perché a White Hart Lane sta succedendo qualcosa di importante, qualcosa che voi italiani fareste rientrare nella vostra ossessione per la parola programmazione.

- Tottenham quinta forza, dunque?

- E di netto. Don Juande Ramos è arrivato, ha vinto un trofeuccio e dato un’occhiata alla sua prima stagione, si intasca uno stipendio record per gli standard nostranti. E ora ha preso ex novo due portieri, rottamando l’equilibrista Paul Robinson a Blackburn e assicurandosi il solido Gomes dal PSV (sì, quello che somiglia a un tapiro) e un anzianotti spagnolo su cui scommette in prima persona. Ma le cose più sensazionali in sede di mercato gli Spurs le han fatte in quella area di campo che va dal centrocampo a Berbatov (o Bent).

- Sentiamo..

- Giovani, carini (più o meno) e disoccupati (più o meno). Juande ha razziato alcuni dei migliori prospetti a livello europeo. Luka Modric, regista/trequartista al fosforo piaciuto assai in estate con la Croazia il cui fisico non possente va verificato sui campi inglesi e va a sostituire l’eterna incompiuta Malbranque, più l’esterno messicano Giovani Dos Santos (rapidissimo esterno classe ’89, praticamente regalato dal Barcellona: questa non l’ho capita) e il talentuosissimo David Bentley (preso dal Blackburn), già tambureggiante in amichevole contro la Roma e ormai in pianta stabile nell’undici titolare della nazionale essendo dotato di un piede mancino più orgasmico di un riff degli Stooges. Tanta roba, futuro, talento, velocità (ci sarebbe anche Aaron Lennon), a Juande il resto. Considerando che se resta il bulgaro dalle movenze vanbasteniane c’è il finalizzatore nonché leader, che sono in programma i rientri nel calcio d’alto livello di Jonathan Woodgate e del giovane gallese Gareth Bale (un non ancora ventenne unica luce delle vergognose partite d’avvio dell’ultima Premier, poi s’è rotto anche abbastanza gravemente) e forse addirittura del moribondo Ledley King. Più Zokora che Jenas a copertura di Modric, terzino destro titolare è uno dei segreti meglio tenuti del calcio continentale ovvero lo scozzese Alan Hutton. Insomma, il materiale c’è, forse eccetto che nei centrali di difesa. Il mio pensiero è che Ramos attaccherà questa stagione soprattutto dal versante europeo, tentando di replicare l’evoluzione del suo Siviglia: quindi, posto Uefa e quinto posto.

- Al Manchester City rivoluzioni più fuori dal campo che dentro..

- Beh, innanzitutto c’è Thaksin “Frank” Shinawatra che volente o nolente deve farsi piacere lo stile di vita occidentale. Se torna dalle sue parti l’ingabbiano alla velocità del suono, quindi così per non soffrire di saudade investe soldi nel calcio: me pare giusto. L’incredibile partenza degli ultimi mesi del 2007 vissuti in piena zona Champions e con Blue Moon tornata di prepotenza nelle charts aveva illuso troppo l’ambiente dei Citizens: poi si sono ridimensionati al loro livello, non il diciassettesimo posto che pronosticai ma un centro classifica poco prolifico. Però di soddisfazioni se ne sono tolte, hanno lanciato giovani (il grandissimo Micah Richards versatile colonna della difesa, il croato Corluka, Gelson Fernandes, l’energia del pischelletto Michael Johnson, la staffetta tra i giovani portieri Hart e Schmeichel jr) e una speranza ai loro tifosi che vivono da vent’anni circa nel cono d’ombra dei cuginastri e si son tolti la soddisfazione di vincere entrambi i derby. Ora c’è da costruire e Sven-Goran Eriksson non era l’uomo giusto: andato in Messico a guidare una nazionale futuribile, ha lasciato il posto a Mark Hughes, bravissimo e sovente giunto a matrimonio con fichi secchi nei quattro anni a Blackburn epperò uomo simbolo proprio dell’altra parte della città dei New Order ed eterno attendente della panchina di Sir Alex. Se verrà lasciato in pace farà buone cose. Incassato il gran rifiuto di Ronaldinho, il City ne ha surrogato le treccine e l’alma brasiliana con la salata acquisizione dal CSKA di Jo (c’è un accento circonflesso sulla O, cazzo di tastiere inglesi), tipo veloce e anche potente messosi in luce nelle partite di girone Champions contro l’Inter e ora impegnato (poco) in Cina. Oltre a lui il reparto offensivo si compone della cristalleria di Bojinov, poi c’è il razzente messicano Nery Castillo in cerca di riscatto dopo una stagione anonima passata tra Donetsk e appunto Manchester e il bomber dello Zimbabwe Ben Mwaruwari. Il leader resta sempre il brasiliano Elano, giocatore di sostanza e dalla silenziosa qualità, i cui attestati di fiducia sono tra le pochissime cose positive degli ultimi mesi di Seleçao. L’altro acquisto oltre Jo per ora è il roccioso difensore israeliano Ben Haim, ormai un veterano della Premier. A tal proposito butto lì un sospetto, mentre dalle cucine invito a servirvi del tè aromatizzato al luppolo.

- Prego.

- Hughes è stata una scelta del patron, ma non è che alle sue spalle prolifera silenziosa la minacciosa ombra di Avram Grant? Il personaggio pare fatto apposta per legare subito con Shinawatra, è perfetto per questi tipi di proprietari ricchi e scemi che amano tenersi in equilibrio tra la botte piena (intrufolarsi nelle scelte tecniche) e la moglie ubriaca (spogliatoio unito), ed in più mi pare difficile che non tenti di monetizzare i mesi comunque fruttiferi sulla panca dei blues. Staremo a vedere, sicuro se arriva la prima cosa che fa è prendere a calci in culo Darius Vassell.

- Sottovalutato da molti, l’Aston Villa è ormai presenza fissa alle spalle delle grandi.

- E lo resterà anche quest’anno, anche se la querelle-Barry (va o non va al Liverpool?) ha tenuto banco per tutta l’estate causando qualche strascico antipatico in seno alla tifoseria del Villa Park. I villans hanno nel solito Martin O’Neill un cervellone in panca: le sue squadre giocano un calcio lineare ma piacevole, un 4-4-2 molto coperto ma veloce nel ripartire. Il nucleo non è mutato di molto rispetto al sesto posto conseguito nella scorsa stagione, altra caratteristica del club nelle ultime stagioni. Cambio di portiere (fuori Carson e Sorensen, dentro nonno Friedel), perso a parametro zero capitan Mellberg destinazione Torino (commovente il saluto ai tifosi nell’ultima partita: era una trasferta e ha regalato magliette celebrative a tutti coloro che erano presenti) è stato sostituito in queste ultime ore dallo spagnolo Cuèllar, proveniente dai Rangers. Inalterata la linea d’attacco, con l’ottimo John Carew (il vero identikit dell’attaccante che servirebbe alla Roma) a sfruttare il moto del potente Agbonlahor e i cross del pirotecnico dribblomane Ashley Young, potenziato il centrocampo con l’arrivo di Steve Sidwell reduce da un anno di obiezione pallonara al Chelsea dopo i miracoli di Reading, le rotazioni si sono allungate sensibilmente in difesa (Shorey e l’altro Young, entrambi nel giro nazionale sino all’estate 2007) per dare tranquillità al recupero di Wil Bouma dopo l’orrifico infortunio alla caviglia patito in una partita di Intertoto. Potrebbero dar fastidio a molti anche in Uefa: per dire, vorrei proprio vedere tipo un quarto di finale Milan-Aston Villa.

- Brevi di cronaca sulle altre.

- L’Everton è reduce da un quinto posto che avrebbe potuto essere anche quarto (dopo quegli eccitanti ma infruttuosi 120’ a duemila all’ora contro la Fiorentina hanno perso il treno buono, complice pure la partenza di qualche pilastro per l’ineffabile Coppa d’Africa) soppiantando i bagnanti del fiume Mersey col costumino rosso e anch’essa è nota per non cambiare tantissimo la propria rosa, a tal punto che sinora nonostante possa fregiarsi della vetrina Uefa non è ancora venuta in questo mio villone a depositare nuovi contratti. Ha fatto discreta sensazione la cessione del pelato Andy Johnson al Fulham, quindi un innesto offensivo è quantomai d’uopo per finalizzare gli schemi di David Moyes (settima stagione al commovente Goodison Park) e i colpi del geniale Mikel Arteta e per liberare spazi per le progressioni dell’ottimo Yakubu. Occhio all’esterno ventenne James Vaughan, ma soprattutto attenti che dopo un’altra grande stagione recente (il favoloso quarto posto del 2005) arrivò una disgraziata (bassifondi fissi e fuori dal preliminare Champions, non basta quale giustificazione la perniciosa presenza in squadra di Matteo Ferrari). E’ atteso su buoni livelli il Portsmouth di Harry Redknapp, squadra dalla storia non sfolgorante (due indizi: la FA Cup 2007 è l’unico trofeo del club nel dopoguerra, in un sondaggio riservato ai tifosi sul Best 11 della storia dei pompeys quale terzino destro è stato selezionato Glen Johnson) e dalle forti iniezioni di melanina. Partito Muntari, sostituito dal duttile Younes Kaboul che coprirà le spalle al croato Niko Kranjcar, il colpo a sensazione è senz’altro il giraffone Peter Crouch, che con la sua finta goffaggine andrà a deliziare gli spettatori del vetusto Fratton Park affiancando Defoe e Utaka e destinando così Nwankwo Kanu all’ormai naturale ruolo di riserva con licenza di uccidere. Sono ancora molto offeso col Newcastle per il flop totale della scorsa stagione, quando li avevo insigniti addirittura di una posizione Champions e invece dopo due o tre promettenti giornate sono esplosi tipo Libertines (la quantità di teste calde presenti è paragonabile) e per giungere alla salvezza hanno dovuto richiamare dalla pensione anticipata nientemeno che Kevin Keegan, andatosene da St. James’ Park undici anni prima sbattendo misteriosamente la porta mentre i bianconeri si stavano giocando il titolo. Linea di continuità con l’ultima parte di stagione per i geordies, che puntano sulla coppia Martins-Owen (Viduka quando c’è bisogno di peso e panzate), in mediana su una serie di giocatori tanto idoli quanto incostanti e che hanno messo le mani sull’ala argentina Jonàs Gutierrez e hanno rispedito entro i patri confini Emre. Il Blackburn mette in panchina il primo nero nella storia della PL ed è il ben noto Paul Ince, ex interista che lo scorso anno ha portato spettacolo nella quarta serie inglese col Milton Keynes (ora passato a Roberto Di Matteo) e il cui carisma ci garantisce che la sua storia non sarà romanzata muccinianamente da chicchessia. L’altra curiosità è l’arrivo di Santa Cruz jr. che così raggiunge il fratellone Roque un anno l’ arrivo (decisamente ottimo: 19 reti e niente dei soliti problemi fisici) di questi in Inghilterra. Movimenti minori se non in porta, dove nell’ambito valzer di portieri a medio livello Paul Robinson sostituisce l’esperto Friedel. Mancheranno molto i tocchi di classe di Bentley, da segnalare il prevedibile fallimento di Maceo Rigters sbolognato in prestito come manco un videogioco passato di moda e una rosa quantitativamente buona (gli esperti Ooijer e Emerton, l’esterno norvegese Pedersen, Benny McCarthy che farà coppia in attacco con l’ex golden-boy di Paraguay). In questa fascia come sorpresa mi gioco il Sunderland: Roy Keane sarà anche il manager più fortunato della storia visto l’alto numero di reti decisive conseguite nei minuti finali, ma al primo anno di cavalleria rusticana ha ottenuto una salvezza tranquilla e si è mosso bene sul mercato, vedi l’acquisizione controversa a gennaio del portiere scozzese Craig Gordon. Ora ha approfittato dei grossi movimenti in area Tottenham per assicurarsi a prezzo di svendita tre giocatori adattissimi al livello dei black cats: il terzino Pasquale Chimbonda, Steed Malbranque e l’ottimo finlandese Teemu Tainio. A rimpiazzare il declinante Andy Cole (mentre Dwight Yorke ancora resiste) giunge dal Bolton El-Hadji Diouf, i cui lontani giorni felice del Mondiale 2002 sono stati sostituiti da mattane varie (Roy ha già i gomiti spianati) e stagioni dai bassi standard realizzativi. La struttura di squadra c’è, per puntare a un buon piazzamento manca appunto chi la butti dentro. Può fare buone cose anche il Bolton, che dopo aver sfiorato una retrocessione al contrario preconizzata su questi schermi ha deciso di darci un taglio con la politica delle vecchie glorie cui garantire un dolce finale di carriera e ha operato un’efficace politica di mancati rinnovi di contratto, su tutti basti pensare all’inaffrontabile Ivan Campo (riciclatosi ad Ipswich, o come comparsa in un film di Rob Zombie) oppure più in generale la lucrosa cessione di Anelka presso Stamford Bridge. Confermatissimo in panca Gary Megson, che chiederà ulteriori miracoli a Kevin Nolan e al resto dei superstiti della vecchia guardia, i rinforzi non sono di nome ma possono risultare utili e in cerca di gloria essendo stati presi da squadre retrocesse o reduci da una stagione deludente: l’attaccante svedese Elmander, leggerino e deludente agli Europei ma reduce da buoni bottini francesi, il giovane congo-inglese Muamba, il centrale goleador nigeriano Shittu e la mezzala Riga proveniente dal deprimente Levante e protagonista di doppi sensi (s)boccacceschi da parte di quel vostro volto televisivo di Sky. Appartenente a questa zona di pencolamento tra centro classifica e avvistamenti delle zone calde sarà il Middlesborough: i ragazzi del Nord Yorkshire sono reduci da una stagione di medio-basso profilo. Sotto Gareth Southgate, stagione da leader totale per Stewart Downing: il mancino è la stella indiscussa della squadra e cercherà di rifornire di palloni il super-bomber Afonso Alves, un wannabe Romario terribile in area (lo score di un anno e mezzo in maglia Heerenveen recita 45 gol in 39 partite..) e che messo nel motore del Boro a gennaio 2008 si è subito fatto valere anche sui prati inglesi. Ormai declinante il bizzoso Mido, più probabile che il terzo vertice dell’attacco sia il turco Tuncay, una specie di Malouda turco costante presenza nei miracoli estivi dei ragazzi dell’Imperatore. Anche qui un po’ di svecchiamento (via Boateng, Mendieta, Fabio Rochemback) ma c’è da trovare al più presto un portiere che sostituisca l’australiano Schwarzer e magari rinforzare il reparto difesa e quello dei faticatori di metà campo che non convincono quanto l’attacco. I soliti due scalpi annuali di pregio comunque dovrebbero strapparli anche stavolta, magari nei diluvi spesso in programma al Riverside Stadium. Ma che c’è?

- ZZZZZzzzzzzzzz.. ah, sì. Ehm, a quanto capisco queste le vede salve.

- Sì, soprattutto in una stagione dove le retrocesse non paiono granché e hanno tutte il fantasma degli 11 punti del Derby County su di sé. Credo che un discreto botto lo farà il West Ham del ds italiano Nani: la spinta propulsiva della promozione di due anni fa si è esaurita, Curbishley è bravo ma non sarebbe la prima volta che fa registrare un mezzo flop. Il West Ham è una squadra con poco margine, i migliori giocatori o sono perennemente rotti (Dyer, Scott Parker, il francese Faubert: tutti attesi al ritorno in piena efficienza dopo una stagione passata al traumatologico e tutti già fondamentali, in più c’è Dean Ashton punta prolifica ma anch’esso soggetto a stop) o è Craig Bellamy. Bravo il giovane regista Mark Noble, gli hammers si sono poi rinforzati con Behrami, per me adatto al calcio inglese, e hanno fatto bene a lasciar perdere Freddie Ljungberg, ormai bollitissimo e troppo costoso e in considerazione di questo non capisco come faccia ad interessare la Lazio. Però non mi convincono molto. Il Fulham è un’altra squadra risorta da una retrocessione che anche a poche giornate dalla fine pareva imminente, conferma Roy Hodgson che però ormai pare più cavallo di ritorno che non da corsa, una specie di Nedo Sonetti d’oltremanica. Salutando lo storico Brian McBride, tornato negli States, ha acquistato un numero imprecisato di nuovi giocatori,segno evidente che Roy sa arrivare al cuore del signor Al-Fayed. La multinazionale Fulham partirà col lungo australiano Schwarzer tra i pali ove soppianterà Niemi, una difesa da registrare dopo gli arrivi dei terzini Pantsil e Stoor (pupillo di Zlatan e due buone partite all’Europeo nella tristezza svedese), un centrocampo nel quale è da tenere d’occhio l’ungherese Gera (Cannavaro ancora se lo sogna di notte dopo l’amichevole agostana di un anno fa) e in attacco un buon pacchetto composto dal già citato sopra Andy Johnson, il David Healy sempre dannatamente poco prolifico nel club piuttosto che con la maglia della nazionale nordirlandese, la scheggia Bobby Zamora dal West Ham e l’alterno Diomansy Kamara. Medietà ma forse meno patemi degli anni precedenti, contando su un Johnson da 15-18 gol. Altra squadra che se l’è vista brutta è lo Wigan: i Latics hanno un portiere autoctono decente in Chris Kirkland e ripartiranno dall’incostante talento del giovane olandese De Ridder, dall’ex juventino Kapo (buon 2007-2008) e dal lottatore Cattermole prelevato dal Middlesborough, tutti voluti da Steve Bruce che ha pure allenato i primi due nei pochi mesi di Premiership a Birmingham prima di cambiare panchina a stagione in corso. Se la suderanno anche quest’anno: il capitano è Mario Melchiot, detto tutto.

- Diceva delle neopromosse? (coff coff)

- E’ bellissima la storia dello Hull City, espressione calcistica di una delle città più orride d’Inghilterra e pervenuta alla promozione dopo spareggione risolto dal gol dell’autoctono di Hull, il 39enne ossigenato Dean Windass che ora è diventato un eroe nazionale e la cui autobiografia appare ai vertici delle classifiche di vendita. In seno alla spensierata tifoseria dei Tigers c’è la viva preoccupazione di fare una figura di merda, allo stesso tempo si sogna di prolungare l’abbrivio magico dell’impetuosa seconda parte di stagione e ripetere le gesta del Reading (mi mancano, cazzo) di due anni fa. Rinforzi esperti quali Mendy, Boateng e Anthony Gardner in difesa, i giocatori più rappresentativi saranno il centrale Michael Turner e il brasiliano Geovanni (preso dal City, lo scorso anno decise il derby mancuniano d’andata), l’ex nazionale Barmby che torna in Premier League con la squadra della sua città. Deano non è eterno, per salvarsi può bastare l’entusiasmo ma il potenziale offensivo pare davvero povero, dato che il ventenne Frazier Campbell (un grandissimo) è tornato al Manchester United alla fine del prestito. In secondo piano è così passata la promozione dello Stoke City, di ritorno nella massima divisione dopo 23 anni. Il club di Stoke-on-Trent che vide l’acme delle fortune di Sir Stanley Matthews ha mantenuto la rosa del secondo posto in Football League senza lasciare grosse rivoluzioni da far gestire al gallese Tony Pulis, La squadra non è pessima ma appare debole dietro, col solo portiere norvegese Sorensen quale novità. La coppia d’attacco è buona, formata dal giamaicano Ricardo Fuller (15 gol nella cavalcata vincente dei potters) e dal roscio Dave Kitson, lottatore dall’aspetto irish visto al Reading che meritava un palcoscenico più pregiato ma per il quale le lotte per la permanenza sembrano fatte dal sarto. Il maliano Big Mama Sidibe è il terzo incomodo. Tanti mediani d’esperienza di Football League chiamati a fare il salto di categoria con gli esperti (ma logori) Diao e Rory Delap, l’obiettivo è la salvezza e siamo suppergiù sulle stesse frequenze dello Hull. Chiude il West Bromwich Albion, che al secondo anno di gestione di Tony Mowbray dopo aver perso la finale play-off al primo ha dominato la stagione 2007-2008 grazie a un attacco che ha sfiorato i due gol a partita di media, permettendosi poi il lusso di una semifinale di FA Cup. I baggies per la gioia del supporter di lusso Goran Ivanisevic tornano così dopo due anni a sfidare i grossi club. In difesa, oltre alla bandiera Paul Robinson rinforzi di discreta qualità ed esperienza internazionale sono lo slovacco Marek Cech visto ad intermittenza in queste stagioni al Porto nel ruolo di terzino sinistro e l’ivoriano Meitè giunto dal Bolton. A centrocampo si punta grosso sulla versatilità dell’ex red devil Jonathan Greening, che a West Bromwich si è ritrovato dopo anni grigi, mentre si è persa un po’ di pericolosità offensiva dopo la dipartita di Super-Kev Phillips, che ormai di Premier League non ne vuole più sapere. Lo stangone ceco Roman Bednar proverà così ad aumentare i suoi già corposi score, in porta Scott Carson è un bel colpo di prospettiva. Se c’è una neopromossa che può scongiurare il rischio di tornare alla stagione 1997-98 (tre neopromosse, tutte retrocesse) e delle miriadi di lettere ed editoriali che mi chiameranno in causa per il troppo gap tra Premier e Fottoball League, potrebbero essere loro.

- …

- Signori, beh cosa c’è?

- No, è che.. ci sentiamo molto impressionati dalla sua arguzia e dalla sua disponibilità.

- Ah, ma è qualcosa tipo l’emozione, qualcosa che sembra bloccarvi lo stomaco?

- Esatto. E’ stata davvero una bella esperienza per noi e la ringraziamo di cuore.

- E aspettate il resto, ragazzi cari. Sapete, vi ho servito le stesse pietanze e lo stesso tè che ho servito l’altro giorno a Roooooo. Una cosa di poco conto, vi dicevo..

- (…)

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Roland Ranking:

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1. Manchester United

2. Arsenal

3. Liverpool

4. Tottenham

5. Chelsea

6. Aston Villa

7. Manchester City

8. Portsmouth

9. Blackburn

10. Sunderland

11. Everton

12. Bolton

13. Newcastle

14. Middlesborough

15. West Ham

16. West Bromwich Albion

17. Fulham

18. Stoke City

19. Wigan

20. Hull City

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1° Giornata:

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16 agosto

- Arsenal vs West Bromwich Albion

- Bolton vs Stoke City

- Everton vs Blackburn

- Hull City vs Fulham

- Middlesborough vs Tottenham
- West Ham vs Wigan

- Sunderland vs Liverpool

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17 agosto

- Chelsea vs Portsmouth

- Aston Villa vs Manchester City

- Manchester United vs Newcastle

postato da: redrhum alle ore 18:36 | link | commenti
categorie: premier league, preview, figliocci di gianni mura
martedì, 12 agosto 2008

preambolo: torna la musichetta della Champions allo stadio Franchi, a otto anni e un po' dall'ultima volta (un inutile pari interno contro il Bordeaux) e lo fa in un ambiente ebbro della felice risoluzione del Mutu-gate, una vittoria su tutto il fronte ottenuta con la ciliegina dell'aver gettato nella merda purissima la Roma, cosa che senz'altro non provocherà quelle reazioni autocompiaciute e dettate da un'ironia finto-iconoclasta che non appartengono di certo alla torcida viola, sempre pacata e sportiva e mai soggetta a qualsivoglia manifestazioni di sindromi di accerchiamento. L'avversario conosce bene quella musichetta avendola ascoltata in pompa magna nella scorsa edizione: lo Slavia Praga, infatti, beffò l'Ajax nel preliminare garantendosi così il passaggio a un girone nel quale riuscì addirittura a conseguire il terzo posto-Uefa in un derby fratricida (nostalgici semo) contro la tristanzuola Steaua Bucarest. L'urna magari non è stata benevola come con altre big, ma EP'h prorompe in un forte no nei confronti di piagnistei scaramantici: al di là dell'incidente diplomatico rumeno (avete esagerato Corvino la leggendaria prima pagina de Il Romanista che sintetizza il tutto) e dell'assenza grave dell'olimpico Montolivo la Fiorentina in estate si è rafforzata in maniera molto acuta, sia nel senso di acutezza di scelte che acutezza della forza economica dispiegata. Diego (e fratello a carriolo) ha allargato i cordoni della borsa griffata e tornerà oggi bello abbronzato nella città che l'ha incoronato Signore (a distanza) attendendo quell'ingresso nell'Europa che conta il quale senza qualche chiamata birbante di troppo avrebbe già potuto essere colto da un paio d'anni. La sensazione, poi, è che le squadre dell'Est difficilmente riescono a cogliere in castagna l'Occidente due volte di fila. Fiorentina-Slavia è l'unica delle sedici partite del terzo turno preliminare in programma per questa serata, ore 20.45 ma ancora non sappiamo se saremo costantemente dei vostri in quanto la linea w-less segue variazioni di ricezione simili alla volontà di Adrian di restare all'ombra del David: ad intermittenza.

formazioni:

Fiorentina (4-3-2-1): Frey; Zauri, Dainelli, Kroldrup, Vargas; Gobbi, Melo, Kuzmanovic; Santana, Mutu, Gilardino.

Slavia Praga (4-5-1): Vaniak; Suchy, Brabec, Latka, Hubacek; Janda, Gebre Selassie, M. Jarolim, Tavares, Svento; Senkerik.

Rai (2-0-1): Nesti, Collovati; Paganini.

0 min: Giorgia Surina 10.0 e anche più, fermate quella pubblicità. Sagra paesana al Franchi sulle note di O Fiorentina. Viola senza l'abbottato Gamberini, cechi con delle espressioni facciali da boscaioli.

2 min: GOOOOOOOOOOOOOOOOOOL. Punizione da ottima posizione, un sensazionale Adrian trafigge il portiere ceco (secondo il duo Rai è quello di riserva) apparso un po' in ritardo nel tentare di intercettare la parabola. 1-0.

5 min: telecamera del Franchi non a norma Champions, è messa storta e sembra che si stia giocando sul Mortirolo. Incertezza della difesa sventata da Kroldrup.

7 min: intanto ci viene fatta notare la presenza nello Slavia della mezzapunta Gebresilassie: ecco spiegata l'assenza del fondista etiope da Pechino.

11 min: Melo (ma è il figlio di Cetto Laqualunque?) grandissima personalità, nel cambio con Liverani il guadagno viola è sensibile. I cechi devono ancora raccapezzarsi, i piani sono saltati. Nel salotto improperi vari a Vieri da parte del tifoso viola presente.

14 min: bollettino terzini, il medio Zauri pare entrato nei meccanismi prandelliani meglio del fantacalciabile Vargas. Un aggiornamento dell'ultim'ora da Pechino: preoccupazione nelle autorità cinesi per l'imminente arrivo a Pechino di Claudio Lotito, fissato un incontro col premier Hu Jintao per mettersi d'accordo per il risarcimento danni dell'infortunio di Rocchi.

15 min: Lo Slavia entra improvvisamente in partita con una percossa nei confronti di Adrian.

19 min: da calcio di punizione buona palla per Dainelli che cicca la girata. Lo Slavia prova a cogliere l'occasione per ripartire, ma Gobbi e Kuz (pollice alto per l'acconciatura) fanno buona guardia. Gilardino, uno dei pochi ad aver già sentito live la musichetta di cui sopra, sinora due sponde e riga.

23 min: primi accenni di leziosismo fiorentino. Ma Smicer dov'è, perdio? Gilardino ha gli occhi meno impanicati di quando evoluiva a San Siro, ma mica poi tanto. Senterik è separato alla nascita con 'dres Iniesta.

29 min: Melo tra un po' si mette a dirigere pure il traffico della stazione di Campo di Marte. Angolo viola, nulla di fatto.

32 min: ah, la stella rossa sul petto dello Slavia. Frey non pare molto in palla, viene un mezzo brivido pure su una rimessa. Terreno di gioco in condizioni da campo di calcio: sì, ma il calcio toscano del Medioevo.

36 min: fasi interlocutorie, tanto che Gilardino si permette due palleggi da acrobata a metà campo. Lo Slavia resta compatto come una falange oplita, evidentemente attende cali fisici o errori dell'avversario. Du' palle, non c'è nemmeno Dossena a ravvivare l'atmosfera con un gioco di parole su Svento.

38 min: come non detto, sms di Dossena da Pechino: "Gilardino è un brevilineo che gioca da longilineo". Tiro a lato di Kuz, già la seconda volta che ci prova: occhio che il ragazzo ha la botta e il portiere non pare sicurissimo.

41 min: Nesti si produce in un agghiacciante "il Gila". Santana in versione operaia, Gilardino sfiora il raddoppo girando di testa a lato su proiezione sulla fascia di Kuz. Intanto Diego non avvistato in tribuna, in compenso lo spazio promozionale dei solari Bilboa è garantito dal nuovo (...) ct della nazionale italiana.

44 min: se negli ultimi dodici mesi qualche abitante di Almerìa ha visto frequentemente un corpulento omone aggirarsi nei dintorni dello stadio con fare eccitato, qualcuno lo rassicuri: non era un pederasta ma Pantaleo Corvino.

intervallo: finisce il primo tempo sull'1-0, partita che si è messa bene subito grazie alla punizione di Mutu. Per fortuna, perchè i viola al di là del fenomenale Melo non hanno mostrato grosse armi contro il pacchetto di mischia piazzato in mezzo al campo da Jarolim senior. Buonissimi invece gli aggiramenti sulle fasce: meglio Zauri (e Kuzmanovic in appoggio) della freccia Vargas, anche in fase offensiva. Il peruviano lontano da Catania soffre dei troppi lacci e lacciuoli che gli impediscono di accentrarsi e di sparare il siluto. Lo Slavia era sceso a Fiorenza sperando nel pareggino e ci sperano ancora, interessante l'esterno Hubacek. Giungono le prime dichiarazioni dal Franchi: "Speriamo di riabbracciare il nostro amico Luca Toni" (Andrea Della Valle). "Ah, presidente, c'è un'offerta per me dal Bayern?" (Adrian Mutu).

45 min: frattanto servizio del Tg2 su Aldo Montano, bello orgoglioso di un'agghiacciante acconciatura. Ai tifosi fiorentini che sono davanti allo schermo è istantaneamente tornato alla memoria QUEL rigore di Bobo Vieri tanto faticosamente rimosso. EP'h si scusa per la lentezza degli aggiornamenti: not (only) my fault.

46 min: si riparte. Cose da segnarsi per futuri usi: "la Fiorentina non subisce gol in casa da 323 minuti" (Nesti). Arriva il gelato, arrivederci Firenze.

54 min: gelato buono ma mi fa schifo il caffè. Da segnalare nel periodo non collegato (tuttoilcalciominutoperminuto copyright) una tramortente punizione del figlio di Sendero Luminoso e un'azione offensiva viola ironicamente condotta alla maniera della Roma (con Mutu nelle vesti di Totti). Un cambio nello Slavia: Gebre Silassie ad allenarsi sulla pista, entra il principe di Belaid.

57 min: GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLL. Gilardino di rapina sugli sviluppi di un corner, risolve con un colpo di testa un rimpallo propiziato da uno stacco dell'Onnipresente prelevato dall'Almerìa. 2-0, ora si sta meglio.

59 min: segnali di vita dal pianeta Praga per ora scarsi.

62 min: dentro Almiròn fuori l'indio, probabile il silenzioso Gobbi terzino sinistro. La vita nello Slavia si chiama mazzate: il principe di Belaid a forbice su Adrian, giallo.

63 min: occasionissima per i viola, prima rimpallo della difesa poi su arpionata di Gilardino Vaniak si trova il pallone nelle mani in presa bassa. Vantaggio meritatissimo anche nelle proporzioni, ottimo sinora il secondo tempo dei viola. Ci giunge intanto voce che all'arrivo all'aereoporto di Pechino il presidente della Lazio Claudio Lotito abbia così commentato: "scusate, ma se qui so' tutti pezzenti a chi cazzo ammollo Baronio e Mutarelli?"

71 min: fuori dal Franchi c'è un attempato bomber che chiede insistentemente al custode di poter batter un penalty. Nello Slavia in evidenza il vieirabile Tavares: l'unico ad azzeccare un lancio. Daje Cesarò, facce vedè 'sto Jovetic.

73 min: la prima reazione dopo questo innocuo calcio d'angolo che solo per un concorso di colpa generale della retroguardia Slavia è diventato il gol-fantasma (cit.) del possibile 3-0 è stata di cercare il telecomando per pigiare Standby. Una telefonata di moral suasion (ministerodegliesteri copyright) proveniente da Palazzo Chigi ha dissuaso dall'insano gesto.

74 min: escono Mutu e Gilardino, dentro Osvaldo (fenomeno) e Pazzini. Ovazione del Franchi nei confronti della bandiera Adrian, che non ha mai pensato di andarsene nemmeno per un momento. L'avversario è quello che è, ma sinora buoni lampi da Almiròn.

75 min: sciolgo per EP'h il sudoku dell'estate: fossi stato il Dittatore Viola con diritto di vita e di morte, io Mutu l'avrei venduto e pure in fretta.

78 min: da calcio d'angolo (ancora palla inattiva), azione di calcio toscano da due millimetri. Osvaldo a botta sicura, ma ancora viene negato il gol grazie a Santa Fortuna Ceca. Sms da fonte anonima sulla longilineità di Dainelli, il numero comunque è extraeuropeo.

81 min: l'argomento di discussione in salotto ora è una Sliding Door: eh, se in quella semifinale di ritorno fosse entrato Osvaldo anzichè quel beeeeeep beeeeeep beeeeeep.

86 min: partita che non ha proprio più un cazzo di niente da dire. Ancora bene Almiròn, se continua così cambio di buon lusso per tutti i ruoli a centrocampo anche se va detto che sta un po' oscurando Melo (forse stanco, eh).

89 min: ma esattamente, a parte un po' di esperienza Champions, quale sarebbe la differenza tra Pazzini e Gilardino? Tre minuti di recupero, lo Slavia pare proprio impossibilitato a siglare quel 2-1 che qualcosa riaprirebbe.

93 min: finita, 2-0. Punteggio che è più di un lasciapassare per la fase a gironi, basta fare un gol a 'sti mutilati e vai con la festa per le vie di Praga. basta, ba-sta, BASTA col terzo tempo. Addirittura hanno sfoggiato per l'occasione un tappeto viola.

du' righe: mentre in salotto si sentono lodi sperticate ed inni nei confronti di Mister Tod's, ecco un commentino finale. I viola giocano un primo tempo globalmente così così, ma sempre lasciando zero occasioni agli avversari. Nella ripresa si sciolgono e si vedono anche attimi di bel calcio, addirittura con dei giochetti di prestigio da parte di Zauri, quello che la lungimiranza e l'assenza di permalosità di parti del tifo non voleva vedere in maglia viola per una parata in un Lazio-Fiorentina che senza ricariche telefoniche poteva risultare fatale. Slavia mai pervenuto, una pochezza imbarazzante: al cammino dei cechi in Uefa il compito di determinare se sia stato merito degli ingranaggi difensivi di Prandelli. Migliori in campo l'autoritario e fantasioso Felipe Melo (effetti speciali a go-go), Zauri e una citazione anche per Santana, preciso e al servizio costante dei compagni. La sensazione è che quest'anno nel campionato italiano le squadre certamente più scarse della Fiorentina siano ulteriormente salite di numero, diciamo diciassette. Chiusura con un plauso ai commentatori Rai sempre a un passo dall'isteria collettiva; in pratica è successo che giocatori e staff tecnico fiorentini erano da un bel pezzo ai margini del rettangolo di gioco per attendere i colleghi e stringere loro la mano in segno di sportività, ma gli avversari sono andati prima a salutare i loro tifosi - raccolti dietro un inquietante striscione Brigata '99 - e nel fare ciò si sono distesi sul terreno di gioco, a mo' di falò sulla spiaggia con chitarra e canzoni di Battisti. Si ignorano tuttora le motivazioni del gesto, non questo vale per Nesti-Collevati che con velocità di tempo di reazione che manco Phelps gridano alla profanazione della tomba di De Coubertin e della salma di Franco Carraro pensando che i giocatori biancorossi volessero così rifiutare la stretta di mano amichevole degli avversari, mentre il mai sostenuto e sempre modesto pubblico viola inizia a spazientirsi e a fischiare. Tutto ciò sparisce dopo cinque secondi cinque: i praghesi si rialzano, applaudono i trasfertari giunti dalla Cechìa (cit. olimpica per il numero uno dei numeri uno Franco Bragagna) e si dirigono verso l'orribile telo da mare di colore viola. Di colpo torna il paradiso in terra, quella Firenze culla del Rinascimento e dei sani valori dello Sport Puro: tutti sorridono, gli uccellini cinguettanti si dirigono dall'Arno verso lo stadio, baci e abbracci e scambi di contatti Messenger tra le tifoserie, un ruscello sgorga improvviso con suono new-age dal cerchio di centrocampo, l'allenatore Jarolim viene omaggiato di una graziosa corona floreale da parte di un gruppo di bambini della scuola calcio Daniel Passarella, Adrian Mutu dona due euro e sessantadue centesimi alla Caritas locale.

postato da: redrhum alle ore 19:57 | link | commenti
categorie: champions league, zè cempions tàttattatà
venerdì, 08 agosto 2008

'nu pochino de pechino

 

Questo è l’abbrivio azzurro al torneo cinese, che il vostro affezionato relatore si è perso avendo intenzione di seguire le orme boicotteggianti del maestro di vita Mo Gasparri, il quale è intenzionato a spegnere il proprio televisore al plasma al passaggio nello stadio pechinese della traditrice delegazione italiana: se non vogliamo perderlo definitivamente, qualcuno lo avvisi che le nazioni sfileranno seguendo l'alfabeto cinese. Il PD si è intanto detto abbastanza d’accordo ma con un compromesso: partecipazione alla cerimonia d’apertura sì, ma Antò Rossi e compagni dovranno sfilare in retromarcia. L’ormai celeberrimo e chiacchieratissimo siluro di Giovinco (più o meno forte di Messi?) ha spianato la strada alla nostra nazionale prima dei due rigori che hanno allargato lo score verso proporzioni da goleada. Opposta alla tara di un Honduras modestissimo cui non ha giovato per nulla l’esperienza del clima cinese di due dei suoi tre fuoriquota (il terzo è l’ex meteora napoletana Pavon, ingrassatissimo protagonista del rigore ciccato sul 3-0 che ai più ha ricordato l’uscita definitiva di scena dal calcio internazionale di Bobone Vieri) e buttando un occhio al bilancino degli avversari, l’Italia si candida quindi a un cammino interessante. Nell’altra sfida del girone D, è uscito fuori un 1-1 tra coreani e camerunensi che conferma la sensazione che i Leoni d’Africa siano lontanissimi parenti degli olimpionici 2000 e che se proprio si deve cercare l’immancabile sorpresa africana a cinque cerchi bisogna dirigersi più verso la Nigeria o la Costa d’Avorio. Raggruppamento che sembra perciò il più agevole di tutti: senza scherzi da dementi, e magari recuperando Tommy Rocchi (sms per la Gazzetta: ba-sta con la storia di Zio Rocchi) per destinare il vivace Acquafresca al ruolo più consono di iniezione dalla panchina, assicurandosi il primo posto si evitano Argentina e Brasile sino all’atto finale, sia esso valido per l’oro o per il bronzo.

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Queste invece le faticosissime vittorie rispettivamente di Brasile (spettacolare la sigla che introduce gli spazi olimpici di Rete Globo) e dell’Argentina. Chi scrive è persuaso che, così come quattro anni fa ad Atene, gli argentini abbiano una marcia in più netta rispetto all’intera concorrenza. Già dalla prima partita si vede come il leader emotivo della squadra sia Juan Roman Riquelme, tirato a lucido dopo mesi di toque ai ritmi più blandi del calcio sudamericano. Molto bello il primo gol: un lancio in profondità di Romancito che legge bene il taglio di Messi, a sua volta pronto a depositare il pallone in rete con un tocco d’esterno di pregevole fattura. Qualche difficoltà, piuttosto, sembra esserci nei movimenti del tridentissimo Messi-Lavezzi-Aguero (i cosiddetti automatismi), soprattutto gli ultimi due paiono pestarsi un po’ i piedi. Un primo piano del tecnico della Selecciòn olimpica Sergio Batista, il quale senza la barba fiammeggiante che svettava ai tempi della belle èpoque maradoniana assume contorni ancora più inquietanti, e la riproposizione dell’azione del pari ivoriano di Sekou Cissè possono confortare gli antagonisti dell’albiceleste (Italia, Olanda, Brasile l’ordine in cui mi piacciono, USA e Nigeria outsider). Il gol della vittoria giunge a tre minuti dal novantesimo, ed è essenzialmente un dirty joke dell’acrobatico duo Riquelme-Messi. Sulla respinta del tiro della pulce lesto insacca il sub Lautaro Acosta, che alla fine dei Giochi si unirà ai nuovi compagni di Siviglia. Da rimarcare, in considerazione del tridente più Riquelme alle spalle, la fondamentale presenza del bigger than life Javi Mascherano, che proverà a bissare l’oro ateniese di quattro anni fa.

Brasile, dunque. Una prestazione che nel primo tempo è stata brillante quanto la camicia indossata da Dunga. Non è la prima volta che il tennico, contestato in patria a livelli che manco Adriano ad una riunione di alcolisti anonimi, dimostra gusti modaioli quantomeno dubbi. Più d’uno direbbe che il sottoscritto dovrebbe tacere, ma a differenza di Dunga non ho passato degli anni a Firenze quindi fanculo. Questa versione olimpica del Belgio non è l’ultima zozzonata, anzi. Mentre sta tramontando un decennio nel quale hanno fatto pura tappezzeria pallonara, si sente parlare un giorno sì e l’altro pure di scissione tra la parte fiamminga e quella vallone della nazione e per dargli qualcosa di cui essere fieri si sono inventati l’Unione Europea, buoni buoni i belgi stanno ripartendo dai giovani per poter tornare quantomeno ad assaggiare la fase finale di un grande torneo. La coppia d’attacco Dembele-Mirallas è buona, De Mul è un interessante ninnolo di mediana, dietro c’è il leader Kompany che due anni fa pareva sul punto di interessare a mezzo salotto buono europeo ed invece ora vive giorni alterni ad Amburgo. Nella ripresa, di fronte a un Brasile dai tratti offensivi ridisegnati in una maniera più razionale (sms a Carletto: Pato punta centrale no, lo so che non la passa mai ma è così), hanno tentato di colpire in contropiede e per poco non riuscivano a pigliare in castagna una retroguardia guidata dal futuribile Breno (vae victis.. vabbè). L’espulsione proprio del lider maximo Kompany prima e di Marouane Fellaini ha probabilmente girato il torneo di entrambe le squadre: in 10 contro 11 il Brasile è riuscito a segnare con il regista d’attacco Hernanes, notevole sia nel dare vita all’azione sulla sinistra che nel concludere in rete dopo esercizi obbligatori di dribbling, poi tutta vita sino al fischio finale che echeggia nello smog rarefatto della rivoluzione industriale cinese del Duemila. Ronaldinho poca roba, più che bene i terzini già ben noti in campo internazionale Rafinha e Marcelo.

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Gruppo A:

Australia-Serbia 1-1 (69' Zadkovich, 78' Rajkovic)

Argentina-Costa d'Avorio 2-1 (43' Messi, 53' Cissè, 86' Acosta)

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Il pareggio tra gli aussies e i serbi aumenta le chance di passaggio di turno della Costa d'Avorio. Da notare che, con la sola eccezione degli australiani al posto dell'Olanda, questo gruppo per tre quarti ricalca quello della morte dei mondiali 2006. Prossima recita argentina domenica contro l'Australia. Unico fuoriquota australiano il famigerato Archie Thompson, il cui posto negli annali calciofili è garantito dai 13 (tredici) gol con i quali stese le Isole Samoa in un 31-0 che certamente avrà avuto il suo peso nella decisione della federazione australiana di abbandonare i demenziali gironi di qualificazione mondiali dell'Oceania e annettersi all'Asia.

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Gruppo B:

Nigeria-Olanda 0-0

Giappone-Usa 0-1 (47' Holden)

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La vittoria contro i nipotini della New Team e della Toho con gol del Giovane Holden pone gli Stati Uniti (Adu-McBride la coppia d'attacco) in vetta al girone. La Nigeria e la forte Olanda giocano a non farsi male, le due migliori sono loro ma occhio che il girone è di livello medio-alto: Giappone e USA tradizionalmente puntano molto sui movimenti giovanili.

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Gruppo C:

Brasile-Belgio 1-0 (79' Hernanes)

Cina-Nuova Zelanda 1-1 (53' Brockie, 88' Fangzhuo Dong)

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I padroni di casa sono salvati da Fangzhuo, che Sir Alex fa scaldare solo in caso di disperazione o nelle celebrazioni di fine stagione. Il Belgio è la seconda forza del girone, ma dovrà vincere la prossima sfida contro la Cina senza i due espulsi di ieri. Nuova Zelanda con tutta gente che gioca tra gli aborigeni, tranne i tre fuoriquota tra cui spicca il Ryan Nelsen capitano del Blackburn. Da questo gruppo uscirà verosimilmente l'avversaria ai quarti dell'Italia.

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Gruppo D:

Italia-Honduras 3-0 (41' Giovinco, 45' Rossi rig., 52' Acquafresca rig.)

Corea del Sud-Camerun 1-1 (67' Chu Young Park, 81' Mandjeck)

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Il Camerun di conosciuto ha qualche difensore e poco più, mentre la Corea schiera la solita masnada di replicanti dal nome impronunciabile. Carne da cannone anche per una versione pallida del Brasile?

postato da: redrhum alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: bejing 2008
venerdì, 01 agosto 2008

Poeti, (bravi) telecronisti e Ragazzi

sia chiaro: senza Peppino Poeta, stanotte l'avremmo passata ancora lì abbracciati allo spirito del povero Townes Van Zandt, a cantare il disagio esistenziale del cowboy e del giocatore di basket triste e solitario.
e sia chiara un'altra cosa: il grande Massimiliano Mascolo, oggi superatosi con una telecronaca di spasso puro allo stato brado, meriterebbe palcoscenici ben più prestigiosi. che so, diventare la voce ufficiale dei Knicks o della Nazionale Lèttone.
sarebbe infatti perfetto nel raccontare le gesta di quel mucchio selvaggio di Ragazzi baltici, che anche quest'estate ci hanno regalato più di una soddisfazione nel rendez vous annuale (un classico, più di Real - Barcellona) con i sovietici dal gasrublo facile.
sebbene a livello tecnico la partita non abbia neanche sfiorato i picchi dell'anno scorso: http://it.youtube.com/watch?v=JGN6Ue_y7EE, di cose ne sono successe ugualmente un bel po'.
in rigoroso ordine sparso:

- con il valente blogger al profumo di tulipano, si disquisiva ieri fino a tarda ora sul fatto che nessun europeo si fosse mai azzardato a giocare con il numero 1. e chi poteva essere il pioniere in materia se non un  lèttone? Courtesy of Juris Umbrasko, un uomo, una devastazione cerebrale permanente. autoincaricatosi della gestione dell'ultimo possesso del primo periodo "ahò, so' 'r nummero uno. fuori dalle balle", cade da solo a tre quarti campo ben prima del suono della sirena, rifugiandosi in una poco dignitosa infrazione di passi per evitare il conseguente 5 contro 0 avversario. per farsi perdonare, all'inizio del secondo quarto spara un airball da 3. però in bello stile.

- per fortuna c'è gente che opta per una numerazione dal significato profondo. come Edgars Jeromanovs, playmaker peperino, che sfoggia la canotta numero 39. come la media di virate in palleggio eseguite ogni santa azione prima di passare la metà campo. quando non è pressato.

- con l'8 c'è Mareks Jurevicus, che a un certo punto entra al posto di Jeromanovs. per dimostrare maggiore concretezza e affidabilità rispetto alla trottola umana che lo ha preceduto, esordisce chiudendo un 3 c 1 con nolook reverse dietro la testa che naturalmente lancia il contropiede sovietico. meno male che, come il Numero 1 di cui sopra, riesce subito a farsi perdonare allungando la striscia di puttanante a livelli da antologia.

- Ronalds Zakis, a lungo concupito da Lo Monte, esimio realizzatore a livello giovanile, indossa il 30. essendo un '87, dovrebbe avere quella 21ina d'anni. in realtà ne dimostra almeno 15 in più. un vecchio. dopo due azioni, si capisce l'origine delle sue prodezze balistiche degli anni passati: tira sempre. anzi, forse un po' più spesso. quando sbaglia non fa una piega, mentre s'incazza come una biscia quando segna. vuoi dire che forse la Sutor, il colpaccio l'ha fatto a mollarlo lì?

- si rivede - con piacere - anche Ernests Kalve, ex-Benetton. purtroppo però la boccia non vuole saperne di transitare dalle sue mani, così è ridotto a un coinvolgimento offensivo borderline tra Vittorio Gallinari e Oscar Gugliotta.

- in tutto questo, il nuovo allenatore - un incrocio tra Stan Ridgway e Osvaldo Bagnoli, si barcamena con grande pazienza, dispensando pacche di incoraggiamento a profusione.

- 2 minuti alla fine del primo tempo, e di quelli famosi, che negli anni passati ci hanno fatto innamorare di quasta squadra, praticamente non si è visto nessuno. niente Armandino Skele, i fratelli Valters ecc.ecc. finalmente Osvaldo Ridgway butta dentro Janis Blums, mvp in pectore della stagione partenopea appena conclusa, per far da chioccia ai Ragazzi emergenti. lui prende subito la situazione di petto: vedendo un po' di anarchia nelle spaziature offensive, inizia a sistemare i compagni a grandi gesti: "tu vai lì, tu mettiti sulle tacche, tu stai su in post, Kalve in angolo muto e rasente il muro". cose del genere. quando la disposizione lo soddisfa, inizia a palleggiare sul posto. rimane così per circa 20 secondi e alla fine spara un passaggio illuminante in mezzo a cinque (avversari). per fortuna la palla sbatte sul gomito di un russo, probabilmente fratturandolo, e la Lettonia guadagna una rimessa dal fondo con spiccioli sul cronometro dei 24. Il grande condottiero che è in Janis gli suggerisce di mandar via tutti per la ricezione con sospensione leggendaria a fil di sirena dall'angolo. prende, si alza e lascia andare una staffilata lunga di 3 metri. nel secondo tempo, stessa cosa. entra e s'incazza subito. mette ancora una volta ordine nell'attacco dei suoi e, non appena quelli sono in posizione perfetta, elmetto in testa e baionetta spianata, Lui spara da 8 metri direttamente dal palleggio. Osvaldo Ridgway inizia a meditare su quel giorno in cui ricevette la chiamata del presidente federale...

- poi entra anche Uvis Helmanis, per la gioia di chi scrive, anche di calcio, qui sopra. resta defilato per un 6-7 minutini buoni, contendendo a Kalve il record per minori palloni toccati in attacco, rinunciando anche a prendere a sganassoni qualche avversario capitato lì per lì nell'altra metà campo. alla fine, per puro caso, gli arriva in mano una biglia, più o meno nella posizione dalla quale l'incazzato Paròn Janis ha appena silurato, e tira di prima intenzione. ciuff di pura goduria, ca va sans dire.

- dimenticavo, anche Blums nell'azione di prima ha incendiato la retìna.

- menzione doverosa, ci mancherebbe, per l'idolo incommensurabile e imprescindibile che la Madre Russia ha deciso di offrire al mondo: Nikita "Doris Day" Morgunov. eh, sì, perché ormai le meches sono fuori controllo, e basta un parrucchiere appena decente per modellargli il bulbo alla maniera della garrula e polivalente attrice americana. tanto colore, riflessi e consistenza del capello sono identici. non è ben chiara la sua mise all'ingresso in campo, perché l'inquadratura non è completa, ma il sospetto che esordisca in ciabatte c'è, visto che nelle prime due azioni, il peraltro ottimo Kaspars Berzins, gli prende altrettanti rimbalzi in testa, per la gioia di coach Blatt, il cui pensiero va a chi ha lasciato a casa (chiunque), o in alternativa chiedere a Evgenij Pashutin (che quando c'è di mezzo una squadra russa, da qualche parte in panchina a tener lo score lo si trova sempre) di cambiarsi, che un ruolo vale l'altro. ma il Nikita è un diavolo di personcina e in attacco dice la sua. dopo 5 minuti ha 7 punti con 2-6 dal campo e 3-3 ai liberi, Ronalds Zakis: dilettante. "visto coach? mai paura, io ci sono sempre". Blatt si rilassa, ma non abbastanza e lo toglie immediatamente. più tardi sarà costretto a rimetterlo, perché nel frattempo non si è trovata neanche una divisa che vada bene al Pashutin senior. per forza, da quando ha smesso di giocare ha messo su 45 chili, espandendo il girovita di un metro e mezzo.

per finire, i parziali: 18-17; 37-29; 63-43; 84-63. Russia sempre avanti. ma Ragazzi nei cuori.
postato da: Ibbargnaenologo alle ore 01:58 | link | commenti (1)
categorie: il bargnaenologo
domenica, 27 luglio 2008

Europeans

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Caro Beppe,

perdona la mia invadenza ma come mai questa assenza prolungata? Come hai passato gli ultimi giorni di Europeo?

 

Beppe (Crema)

 

 

Vi ho fatto spaventare, eh? Seriamente, caro omonimo, sai che ho molte rubriche ed articoli da curare, il progetto Pizza Italians da portare avanti e libri già commissionati e pagati. Mi sono così preso una vacanza, e ho visto semifinali e finale lontano dal mio salotto milanese. Ho pensato a un viaggio verso l’Est Europa, così il giorno di Germania-Turchia ero dalle parti dell’istituto di cultura italo-turca assieme alla spiritosa ed originale Serra Yilmaz, mentre durante Russia-Spagna mi sono concesso una birra in un pub dietro la Piazza Rossa (ah, la globalizzazione). Le popolazioni indigene mi hanno accolto con viva simpatia e mi hanno ricoperto di attenzioni. Poi, la sera della finale ho voluto ricordare quell’altra finale di due anni fa tornando a Berlino. Al mondiale ero inviato in loco per Sky Italia, per il Corriere della Sera e per l’Intrepido, stavolta sono rimasto a casa e si sono visti gli effetti.

 

 

 

 

Ehi Beppe,

dopo il fallimento di Donadoni ecco il ritorno di Lippi. Non sono soddisfatta della scelta, mi sembra in controtendenza e il Sudafrica non è poi così lontano…

 

Vanessa Rossi (Milano)

 

 

Giusto quelle migliaia di chilometri, Vanessa. Al di là della spiritosa ed originale battuta geografica non dobbiamo dimenticarci, nonostante questo Europeo sottotono (ma non è una critica a Donadoni, che stimo), che siamo i campioni del mondo. Posso confermare che Lippi è lo stesso della vittoriosa campagna di Germania: logico, serio, disponibile con la stampa, alla mano, uno che non fa favoritismi tra questo e quel giocatore, biondo e pallido. Ne ho avuto conferma qualche settimana fa quando sono andato a trovarlo al mare nel suo buen retiro versiliano, proponendogli di seguirmi in Sudafrica per un ciclo di conferenze nelle università locali. Marcello è molto in forma nonostante i quasi due anni di lontananza dalla panchina, infatti per tutto il tempo che mi sono fermato sulla sua barca mi ha diretto con autorità come se fossi un terzino (anzi, un mozzo)!

 

ps- visto che roba la Spagna? Talenti in ogni disciplina sportiva, dagli sport individuali a quelli di squadra, un paese in grande sviluppo e che crede fortemente nel futuro, un paese nel quale i miei libri vanno fortissimo e adesso hanno rotto il ghiaccio anche nel calcio. Temo che per tanti anni nelle conversazioni col mio amico Javier Marias dovrò masticare amaro. Che portento quel Torres (ma perché il Milan se l’è lasciato sfuggire?), ora capisco perché Matrix s’è lasciato irretire in quella serata inglese. Molto bravi, finalmente hanno raggiunto quell’indimenticabile nazionale spagnola del 1964 capitanata da Luisito Suarez.

 

.

 

 

Caro Severgnini,

‘sto Mourinho inizia a starmi sulle scatole. Sono interista dai tempi di Herrera e credo che il tecnico portoghese pensi più a costruire il suo personaggio che ad occuparsi della squadra. Arriva e subito si crede di fare come vuole. Come gestirà i tanti galli del pollaio? Perché abbandonare l'arioso 4-4-2 di Mancini che ha portato tre scudetti? E poi, quella storia delle porte chiuse in allenamento già da luglio: sarà mica troppa paranoia?

 

Roberto Fusi (Busto Arsizio)

 

 

Il calcio è bello perché ognuno lo vede a suo modo, non esiste oggettività. Tutte le opinioni hanno pari legittimità, per questo quando mi scocciai di fare il giornalista a New York mi dissi che avrei potuto mettermi a scrivere di calcio (e di sport). Amico RF, io non sono un grosso esperto di tecnica ma ho scritto molti libri e saggi sullo sport (e sull’Inter) e quindi posso esprimermi con cognizione di causa. Io dico che Mou-Mou (soprannome spiritoso ed originale, non vedo l’ora di comunicarglielo perché vedo Mourinho desideroso di liberarsi dell’aura dello Special One, come dicono gli inglesi) è un vincente nato, ha vinto tutto, è scrupoloso e metodico (con quel blocchetto degli appunti in mano mi ricorda un mio soggiorno a Parigi quando cercai l’ispirazione per un romanzo girando per i cafè degli scrittori esistenzialisti) ed ha subito legato con l’ambiente e con lo spogliatoio. Quanto all’incidente dell’allenamento a porte chiuse, non sono molto informato sull’accaduto ma rispondo con una battuta simpatica ed originale, cioè una di quelle che il mio amico Marino Bartoletti non sarà mai in grado di fare: quando si chiude una porta si apre un portone. Che il portone stavolta si chiami Champions?

 

ps- ho letto che Mourinho in un’intervista ad Inter Channel sull’episodio fa un paragone col cinema: anche se sono un appassionato che vorrebbe seguire i ciak non posso farlo e devo aspettare la visione al cinema. Ottima metafora, mi piace e rilancio. Perché anche voi vorreste tanto essere qui, vedere come nascono queste mie risposte o i miei articoli o i miei libri, ma è difficile. L’unica cosa che potere fare è recarvi in edicola oppure in libreria. E pagare.

 

 

 

 

Gentile Beppe,

incombono le Olimpiadi cinesi. Cosa pensi della questione del boicottaggio e dei problemi di opportunità di partecipare e deontologia sportiva che sono venuti fuori?

 

Serena Bassi (Bologna)

 

 

Prima di entrare nel merito della tua domanda lasciami fare una considerazione: saranno le prime Olimpiadi a prova di cane, infatti saranno… pechinesi! Ti ricordo che quattro anni fa, per i Giochi di Atene 2004, partecipai alle cronache delle cerimonie di apertura e di chiusura con gli amici della Rai, dopo essere stato per tutta l’estate a ripassare vecchi testi di geografia, atlanti e i miei libri sugli usi e i costumi delle popolazioni di mezzo mondo e degli Italians in vacanza. Nella capitale greca feci anche un grandissimo scoop alla vigilia dell’inizio delle gare di atletica: sapendo dalle mie esperienze che i greci alla fine del pranzo pasteggiano ad ouzo e poi parlano di corse clandestine di lucertole seguii questa pista e rintracciai i latitanti atleti Kenteris e Thanou, e ricordo che attraversai la strada prima che sfrecciassero in moto sulle dissestate strade che collegano le colline al centro metropolitano di Atene. Le Olimpiadi sono questo, è fratellanza, è la magia del villaggio olimpico con i migliori atleti di tutto il mondo che mangiano assieme alla mensa, sono gli eroismi e le storie su cui noi giornalisti che sognavamo di diventare letterati ci buttiamo a pesce perché compensano la nostra assenza di inventiva. Non so ancora se partirò per la Cina, lo so che esistono gravi questioni di opportunità sulle quali devo fare chiarezza con me stesso e anzi tutti dovrebbero interrogarsi e farsi un esame di coscienza: meglio la comodità del divano di casa (magari ordinando da mangiare dal cinese all’angolo per due settimane consecutive per non perdersi mezza gara) oppure una Pizzata a Pechino? Intanto, in occasione del ricevimento al Coni prima della partenza verso l’Oriente della delegazione azzurra ho avuto modo di conoscere il portabandiera Antonio Rossi: mi è piaciuto e vedendo i volti degli altri atleti ed atlete sono convinto che il medagliere vedrà il nostro paese molto in alto.

 

 

 

 

Buongiorno Severgnini,

cosa ne pensa dell’acquisto di Ronaldinho? Non mi venga a dire che adesso il Milan non è il grande favorito per il prossimo campionato.

 

Tiberio Saverio Orlando (Cefalù)

 

 

L’arrivo di Ronaldinho nel nostro campionato è certamente una boccata d’aria fresca, sono rimasto impressionato dall’entusiasmo imponente che ha creato e dallo stile della sua presentazione a San Siro. Bene ha fatto la Gazzetta a dare ampio risalto a questo grandissimo colpo di mercato del presidente Berlusconi, che così cerca di offuscare i tantissimi colpi effettuati da Moratti (vedrete che Lampard alla fine arriva). Mi sono così permesso di coniare il simpatico ed originale soprannome Mini-Ronie, per tre motivi: perché con quel muso da cavallo il carioca mi ricorda i mini-pony con i quali giocavano i miei figli, per distinguerlo dal Gordo-Ronie (visto che linea, amici rossoneri?) e perché voglio farmi notare dalla Hello Kitty e diventare un loro designer. Sì, credo che il Milan possa mettersi alle spalle la sua ultima brutta stagione e concorrere per lo scudetto. O almeno spero, mio TSO, altrimenti senza Champions come farebbero ad offrirmi spunti fino alla conclusione della stagione?

postato da: redrhum alle ore 18:48 | link | commenti
categorie: gazzetta di merda, europeans
lunedì, 21 luglio 2008

Viva i crucchi alle Olimpiadi

no, siamo d'accordo, il loro sistema di reclutamento è ultradiscutibile, e fa tornare in mente il monito del Maestro Giordani: "io non credo ai risultati". me li vedo, i due Dirk confabulare freneticamente in una telefonata transoceanica di tardo inverno. inizia l'allenatore: "oh, Omonimo, và che ho fatto un raduno. ho visto Femerling. ai quattro angoli di riscaldamento ho pensato di ritirare la squadra dal preolimpico. fai qualcosa, che se no contro Capo, di verde vediamo i sorci". "tranquillo, coach" ribatte il fuoriclasse "I'll take care of the business (l'equivalente del polentonissimo 'ghe pensi mi', n.d.ibba)". allora il penultimo MVP della NBA va sul sito apposito, seleziona la sezione Players e comincia a scorrere l'elenco dei giocatori. quelli che si ricorda bianchi e ben piazzati li contatta, chiedendo, dopo i convenevoli di prammatica, se per caso "non avesse un trisavolo con nel curriculum un'avventuretta in quel di Mannheim". alla risposta entusiasticamente affermativa del grande Chris Kaman: "eccome! con una giostraia del calcinculo!", il gioco è fatto. ecco bello che pronto il rinforzo sotto canestro per coach Bauermann: "Omonimo Infinatamente Meno Importante, missione compiuta! adesso rilassati e non preoccuparti più del nuovo passatempo preferito di Femerling". eggià, perché adesso Patrick Femerling è convinto di aver messo su un tiro rispettabile dai 5 metri e si esibisce nel fondamentale a ogni pié sospinto, alzando delle parabolissime che s'infrangono su svariati punti del ferro. solo che ogni tanto la biglia va dentro e quello si sente tosto autorizzato a riprovarci. abbatterlo con una fucilata sarebbe il non plus ultra, ma siccome non si può, al Dirk minore non resta che chiamare precipitosamente il cambio.
ma non divaghiamo. 
dicevamo, metodi discutibili, certo,  ma c'è dell'altro. per esempio, vi viene in mente un giocatore nel mondo più meritevole di partecipare ad un'Olimpiade di Dirk Nowitzki? giustizia è stata fatta, diamine! e poi, il corollario di idoli, da Kaman a Steffen Hamann, passando per Robert Garrett, l'unico nero non saltatore della storia dell'antropologia fisica, non vale la pena di seguirlo con affetto? Ma soprattutto, finalmente fuori dai coglioni i portoricani e la loro atavica cialtroneria cestistica. tanto lo sapevamo già cosa ci sarebbero andati a fare, a Pechino. un partitone contro gli Stati Uniti per poi farsi eliminare dall'Australia o tutt'al più dai padroni di casa. al preolimpico hanno sfruttato l'incrocio favorevole contro l'unica squadra del Vecchio Continente in grado di perderci una partita ad eliminazione diretta: la Slovenia. che in pratica è il Portorico d'Europa. raus Peter John Ramos (un monumento alle pene corporali), JJ Barea (uno stracult, per carità, ma ieri Hamann è arrivato al ferro a difesa schierata quella 250ina di volte. troppe), Larry Elias Ayuso e i suoi 4-13 quando conta (leggendario l'arresto e tiro da 10 metri sul disperato e ovviamente tardivo tentativo di rimonta finale. primo ferro, of course) e compagnia bella. il Torneo delle Americhe è la morte loro. giochino quello, che seguiamo anche con piacere, e basta lì.
Viva i crucchi alle Olimpiadi.
postato da: Ibbargnaenologo alle ore 16:12 | link | commenti (2)
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venerdì, 04 luglio 2008

squatra grante, squatra mia

a qualche giorno di distanza dall'epilogo viennese beccatevi la squadra del torneo (più le dovute menzioni onorevoli):

portiere



iker casillas (spagna): il sollevatore del trofeo, l'immagine che verrà tramandata ai posteri. sempre sicuro e attento, decisivo nell'unica partita in cui la sua difesa viene messa in ambasce e basilare nella sfida dagli 11 metri in cui si dimostra studente preparatissimo beccando 4 angoli su 4 e ribattendone 2.

menzione onorevole; gianluigi buffon (italia): non sul gradino più alto del podio solo per la testa tra le nuvole della gara d'esordio e per l'eterna pecca di affidarsi solo al mero istinto alle prese coi tiri dal dischetto. mero istinto (abbinato alla non comune forza nelle mani) che gli permette comunque di compiere una delle parate più assurde mai viste sul rigore di mutu che tiene in corsa i suoi.

difensori:



sergio ramos (spagna):
raro caso di mezzo cingolato prestato al giuoco del pallone. la sua esuberanza annichilisce tutto e tutti sulla corsia destra. se debitamente pungolato (aragones magister) rende inoffensivo qualsivoglia attaccante avversario e supporta l'attacco con terrificanti folate sulla fascia. meraviglioso quando se ne impippa dei protocolli e degli sponsor e nell'impazzare dei festeggiamenti ricorda l'amico scomparso.

menzione onorevole; philipp lahm (germania): certo l'immagine di lui inciucchito che si fa turlupinare da torres nell'unico gol della finale rimane vivida, ma ha un'attenuante: è l'unico tedesco nano. a suo merito il fantastico gol della semifinale dopo un duello dai contorni psicotici col più confusionario giocatore della storia, il turco sabri sarioglu, e un rendimento sempre oltre la media.



carles puyol (spagna): parte acciaccato chiude acciaccando gli avvesari. strepitoso nella partita contro l'italia in cui ingaggia un duello rusticano con toni e, nonostante gli renda diversi centimetri, sovente lo batte sui palloni aerei. dopo aver vinto tanto nel suo club si toglie una gran soddisfazione con la roja.

menzione onorevole; pepe (portogallo): domina la prima fase confermando che l'inusitato esborso economico per il suo cartellino non fu mossa così stolta. incappa nella serataccia di basilea e in una germania in modalità ispettore derrick pronta a smascherare bluff di ogni sorta, soprattutto quelli di squadre che giocano senza il portiere.



giorgio chiellini (italia): probabilmente folgorato dalla visione del trailer de l'uomo che usciva la gente prende a randellare capitani e giullari di bari vecchia fin dalle partitelle di allenamento. il fato gli regala poi la prestazione da film della troma della coppia materazzi/barzagli indi il posto da titolare. lo legittima inanellando una serie di prestazioni di valore assoluto culminate nella partita contro la spagna in cui gli avanti delle furie rosse pur di non farsi ammazzare o si buttano da sole o tirano dai 700 metri. echi di fabio cannavaro vs francia a saint denis, solo che quello che mena stavolta è lui.

menzione onorevole; servet çetin (turchia): detto ayibogan ossia l'uomo che può strozzare un orso. non ce ne sarebbe di bisogno: l'orso girerebbe i tacchi prima. di certo fino a quando il fisico non dice basta è stoico nell'arginare qualsiasi avversario che gli si para davanti. l'imperatore avrà di che rimpiangere la sua assenza in semifinale.



youri zhirkov (russia): abitualmente schierato ala d'attacco nel suo club, quella gran lenza di guus lo arretra di qualche metro nello scacchiere della matrioska meccanica ma lo sgrava di qualsiasi compito difensivo. lui esegue e prende a macinare chilometri e avversari e ricamare dolci traiettorie col suo sinistro educato. sbatte (in tutti i sensi) contro sergio ramos in semifinale, ma il livello delle sue prestazioni è talmente elevato da chiedersi a cosa stessero pensando gli addetti ai lavori quando segnava (e vinceva) nella uefa di 3 anni fa.

menzione onorevole; giovanni van bronckhorst (olanda): esiziale contro l'italia in cui pare essersi immerso nella vasca di cocoon. dice probabilmente bye bye all'arancione nella maniera migliore, ma del resto il piedino sinistro è sempre stato di primissima. si appecorona allo strapotere russo, del resto non poteva farci nulla come tutti i suoi compagni.

centrocampisti:



bastian schweinsteiger (germania):
inizio stile bayern monaco dei tempi migliori. i tempi delle puntatine con la pulzella nell'idromassaggio della palestra del club e del record del mondo di calci d'angolo battuti a cazzo di cane con uli hoeness che lo minaccia di prenderlo a cazzottoni nel coppino. espulso per una scena da academy award di jerko leko, becca la reprimenda di zia angela merkel e svolta mettendo a ferro e fuoco la difesa del portogallo e segnando un gol tanto vitale quanto meraviglioso nel mezzo del tifone turco. quando in finale si spegne lui (più o meno in concomitanza dell'ingresso di kappa kappa) finiscono i pappafichi. lo sguardo con cui seguiva la premiazione spagnola non promette niente di buono per un eventuale futuro re-match tra le 2 squadre.

menzione onorevole; andres iniesta (spagna): corona con una finale monumentale un torneo tutta sostanza ma anche colmo di ghirigori mai fini a sè stessi. peccato che le movenze da derviscio non collimino con una almeno decente propensione alla conclusione. quando tenta il tiro in porta si copre regolarmente di pece e piume.



marcos senna (spagna): primo brasiliano a vincere il campionato europeo. si piazza davanti alla difesa e contrasta e riparte all'infinito. quando gli altri sono cotti lui inizia a scaldarsi, e i piedi restano brasiliani. aragones ne ha imposto la naturalizzazione prima di germania 2006 e pur di non sconfessare la sua scelta fa accomodare in panchina bei manzi del calibro di fabregas e xabi alonso.

menzione onorevole; francesc fabregas (spagna): il manzo sacrificato aiuta e non poco a portare a casa il trofeo. segna con freddezza il rigore decisivo contro l'italia, entra e domina la scena stile javier bardem in non è un paese per vecchi contro la russia. ha compiuto 21 anni da poco più di un mese: può diventare il più forte di tutti. anche senza bombole d'ossigeno.



xavi hernández (spagna): mvp occulto del torneo. non sbaglia praticamente un passaggio in 5 partite, non è mai banale, anche negli appoggi. ha appreso l'arte della verticalizzazione osservando quello spreco di talento ambulante rispondente alla pelata di iván de la peña e si applica anche da frangiflutti all'occorrenza. sblocca la semifinale con inserimento 5 stelle ed è sontuoso in finale.

menzione onorevole; daniele de rossi (italia): la sua cervellotica esclusione nella partita d'esordio genera scene d'isteria collettiva. carbura contro la romania ed esplode contro la francia in cui in più d'un frangente appare ubiquo tanta è la vivacità che mostra. arriva un po' spompo (e forse infortunato) al rigore decisivo, che stavolta non si alza abbastanza.



andrei arshavin (russia): è una vera disdetta che lo stilista si ammutolisca sul più bello. è presumibile che dopo il primo contrasto con sergio ramos e al primo anticipo di puyol si sia intristito e abbia cominciato a chiedersi dove fossero i mellberg, gli oijer, i mathijsen e gli hansson umiliati nelle gare precedenti. ma ciò che aveva mostrato nelle 2 gare precedenti rimane indelebile: un giocatore meraviglioso. punta l'uomo 30 volte a partita, roba da pensare a antò e rimanere indecisi se mettersi a ridere o andare a bogliasco con un lanciafiamme. conclude in prima persona e dispensa assist anche per i massaggiatori, inoltre gesticola coi compagni più di hristo stoitchkov al suo meglio, un vero record.

menzione onorevole; wesley sneijder (olanda): indicibile prova di maturità per l'ex simbolo dell'ajax, troppo spesso ingiustamente oscurato sia a madrid che in arancione da compagni sicuramente più appariscenti ma che ci mettono la metà della tigna; difatti è ultimo a mollare assieme a ruud contro la russia. il suo gol alla francia è il più bello del torneo. vero campione.

attaccanti:



fernando torres (spagna):
spietato esecutore nella finale, tanto composto da esser paragonabile al mahathma gandhi ogniqualvolta aragones lo richiama in panchina tra il 65esimo e il 75esimo per far entrare il gitano arciere con la moglie fica. giocatore baciato in fronte dal talento, ha saputo fare tesoro della prima esperienza fuori dalla comunque non comodissima culla del vicente caldéron, divenendo un crack assoluto. fossi in braida e galliani starei sparandomi sui coglioni con un kalashnikov.

menzione onorevole; roman pavlyuchenko (russia): si vede lontano centinaia di chilometri che è una testa gloriosa. tecnica di primissima, calcia con entrambi i piedi da ogni posizione, recordman di pali e cazzatoni ricevuti da guus hiddink. insidiosissimo anche in semifinale quando i suoi colleghi parevano lobotomizzati o in alternativa con nelle cuffiette loveless del sanguinoso valentino già menzionata dall'editorialista ggggggiovane.



ruud van nistelrooy (olanda): a momenti tiene a galla mvb anche nella serata degli ufo russi. attaccante maestoso, sempre al posto giusto al momento giusto, non ne sbaglia mezza nemmeno sotto tortura. s'inventa pure giocoliere contro la francia con una veronica che avrebbe fatto impallidire zidane ed è sua la prima spallata a bob. da ringraziare anche per averci permesso di assistere al supplementare di arshavin nella notte di basilea.

menzione onorevole; david villa (spagna): capocannoniere con l'asterisco della competizione. spara 3 pallettoni nella gara d'esordio contro gli straniti russi delle sfide contro le furie rosse e segna un gol tutto sommato contuntubo nel recupero contro la svezia, con la difesa scandinava reduce da una sessione attiva di tossicologia forense. contro l'italia becca la prima ammonizione per sfinimento dell'arbitro e si acciacca un muscolo calciando una punizione in semifinale, ergo rimane ai box ad ammirare i compagni nella finale. el guaje resta comunque punta esiziale, ma per lo status di fuoriclasse restano ancora tanti cents per fare l'euro.

11 duri da tenere fuori: artur boruc (polonia) - hamit altintop (turchia) - danijel pranijc (croazia) - andrea pirlo (italia) - luka modric (croazia) - tuncay sanli (turchia) - rafael van der vaart (olanda) - david silva (spagna) - sergey semak (russia) - nihat kahveci (turchia) - semih senturk (turchia)






postato da: neeskens13 alle ore 00:39 | link | commenti (3)
categorie: euro 2008, euordz
giovedì, 03 luglio 2008

 

Abusatissimo e un po' stufoso il leit-motiv degli ultimi giorni: una volta tanto ha vinto chi ha giocato meglio. Di sicuro è stata la finale qualitativamente migliore dal 2000, grazie alla Spagna dei giovani ninja che già formatisi vieppiù e al colmo della gloria hanno scalato la montagna della Saggezza ma anche in parte per una Germania che all'inizio del secondo tempo ha sciorinato una quindicina di minuti di solidità ed orgoglio davvero tostissimi. Ma a suo modo quattro anni fa la Grecia meritava tanto meno di quei cazzoni di portoghesi?

Poi, ancora, facciamo un giochino. Quanti crucchi sono inseribili nella Top5 mondiale del proprio ruolo? Forse il Ballack uscito bene dalla stagione inglese ma io dico di no, certamente no l'idolissimo Bastian e il mezzosangue Podolski, forse Klose che ormai viaggia su livelli di affidabilità assoluti. Cioè, questi per tentare di cogliere il golletto per il supplementare hanno dovuto sciorinare il duo Gomez-Kuranyi, due impediti totali al cui cospetto persino Bobone Vieri (quello di Firenze) fa la figura di Garrincha. Onestamente, eccetto Ballack dove sono questi durante la stagione?

E la Spagna, quanti Top5 ha? Il sublime Casillas di sicuro (anche Top3 se non Top2), Sergio Ramos sicurissimo e anzi è Top1 dei terzini destro, Puyol pur se non ha più l'allungo sul breve con cui si rivelò alle Olimpiadi australiane mantiene tigna e presenza da poterlo far rientrare nei cinque centrali più forti al mondo, Fabregas nella categoria jolly va poco lontano dalla prima piazza così come Fernando Torres in qualità di prima punta e Villa quale tremendo scorer. Mettici anche il confronto tra i vari Xavi, il pallinissimo Silva, Iniesta, Xabi Alonso - tutti con almeno quattro campagne di Champions alle spalle - col resto del centrocampo tedesco (Hitzlsperger simpatica faccia da venditore di sanitari, ma contro quella mediana davero davero chi cazz'è?) e davvero a livello di peso qualitativo da sbattere sulla bilancia della finale non c'era storia, tipo il Vae Victis di Brenno. Quindi pollice su per la Germania, nonostante abbia convinto praticamente mai, nonostante abbia beccato la bellezza di sette gol in quattro partite (Austria e Polonia non esistono) e nonostante credo che faranno fatica a vincere qualcosa per un po'. La parte facile di tabellone in cui l'hanno indirizzata è stata adeguatamente sfruttata.

Rotto il ghiaccio che da decenni e decenni implicava figuracce in campo di proporzioni pari alla prosopopea dei propri fogli quotidiani sportivi, gli spagnoli hanno davvero tutto per aprire un ciclo. La stessa cosa si era detta per la nazionale di basket vittoriosa ai Mondiali 2006, che poi lo scorso anno si è fatta magistralmente ciulare l'Europeo casalingo dalla Russia (e nel basket l'Europeo vale più dell'alloro iridato, oltre che per i valori in campo anche per il prestigio). E sappiamo come il prossimo scoglio si chiama Sudafrica 2010, con tutta la follia che un mondiale africano può portare, tipo che pensando al 2002 alla finale di Johannesburg sarà Iraq-USA. A Blatter piacendo, come quello nippocoreano potrebbe essere un mondiale nel quale i campioni uscenti escono al girone dopo 270' di astinenza da gol, zeppo di incognite tali da poter riesumare quei fantasmi mollaccioni che l'Espana En la Final (così la celebravano gli Erasmus spagnoli durante la semifinale, increduli nel dover dare una definizione alla parola “finale” presente nei loro dizionari personali) pensa di aver scacciato domenica sera. Un'altra incognita sarà il trapasso di El Viejo Aragones, del quale ancora si ignora il successore. Non entriamo nel capitolo scelte tattiche, perché l'ignominiosa staffetta tra il sublime Torres (super anche quando non segna) e il sosia con più brillantina di Alberto Tomba ci è rimasta qui. Però gli va dato atto di aver azzeccato al 100% la Lista dei Ventitré, di essere stato il bravo analista dello spirito di rinnovamento e del voltare pagina (lui che ha 70 anni e ad ogni inquadratura in panchina pare affetto da attacchi di demenza senile) e di aver creato un gruppo che davvero ha tritato tutti, partite mai in discussione con la sola vistosa eccezione della nazionale di Bob Donadoni, con la perla della lezione di calcio inflitta agli indolenti russi. L'età media è giovanissima, lo stesso capitan Iker acclamato durante la premiazione dalle Erasmus spagnole assise SOPRA i tavolini del locale al grido di “guaaapoooooooooooo” non ha ancora 30 anni. Il calcio moderno abbiamo visto quanto logori, soprattutto ad altissimo livello, vedremo se con la pancia un po' più piena gli equilibri degli eroi austro-svizzeri cambieranno. Una cosa va comunque cambiata, sempre pensando al mucchio selvaggio di teneri spagnoletti sparsi per Bologna nell'attesa della loro Prima Volta. Ecco, magari la prossima volta sarà un po' più sofferta, ci sarà qualcuno più forte di questa Germania e allora meglio non cantare Esto Partido Lo Vamos A Ganar al minuto 68 oppure Campeones de Europa (sul ritmo di Seven Nation Army, peraltro) al minuto 82. Che io non c'ero durante lo 0-0 (sì, era uno 0-0 e il migliore in campo è stato il vostro portiere) contro l'Italietta di Bob, e chissà se cantavate sino ai rigori.

Guardando oltre l'atto finale, sono stati gli Europei delle orribili mascotte, del fare gruppo in spogliatoio di Antò, del matrimonio di Domenech, dell'occasione persa olandese, della camicia sbottonata di Fatih Terim (n.1 e dite voi dove avete letto la prima volta lo sgubbe circa il suo annusamento con il Napoli di De Lamentiiiiiiiiiiiiis), degli eroismi monumentali di Ibrahimovic, della Grecia del ringiovanitissimo Otto che alla prima partita fa catenaccio pure stando sotto 2-0, dell'arbitro svedese lampadato degno erede di Frisk, degli inglesi a casa, del duello in centoventi secondi Bilic-Terim, della fine del ciclo ceco, della Romania che chissà se se l'è venduta, del ritorno al fumuro di Cristiano Ronaldo (che a questo punto non merita il Pallone d'Oro).

Una citazione anche per l'arbitro Rosetti, che è riuscito ad incamminarsi lungo i sentieri dell'isteria - portando mano nella mano con sé anche la tensione della partita - pure in una partita sostanzialmente calma e senza pregressi come quella di domenica sera.

Per finire, un ringraziamento a Mamma Rai che in questo Europeo ha profuso energie come da tempo non le accadeva. Ebbri dell'esclusiva sul territorio nazionale, i geni di viale Mazzini hanno proposto al pubblico un emozionante tourbillon di facce, programmi, salottini, rubriche, citazioni, controcanti, highlights e piacenti addette al mondo di Internet (mai una volta citati o linkati, maledette arpìe) con una perla e due protagonisti assoluti che si staglieranno nel Blob della memoria collettiva del paese. Indimenticabile il blackout totale durante Germania-Turchia, con il tocco surreale della moviola discussa con la partita ancora in corso (Biscardi who?) e un Frankie Lauro intento a tenere tutta la baracca del servizio pubblico sulle sue spalle abituate più a cogliere il cerone colante dal capo oppure a venire colpite da mefistofeliche palle di carte dei palasport di mezza Italia che non a tale gravoso compito. Molto calato di colpi Galeazzi rispetto alle indimenticate riletture dei giornali portoghesi di quattro fa, forse essendo El Bistecùn nel pieno della preparazione per Pechino, l'award Best Moment for an Inviato va all'intervista pre-Italia-Spagna di Amedeo Goria al re Juan Carlos, un siparietto intitolato Come Togliere Solennità ad un Discorso col primo che s'inventava lì sul momento tortuose grammatiche spagnole da italiano che va a sbronzarsi e sentire la techno a Lloret de Mar e l'altro che tra le righe tentava di rammentare al cialtrone col microfono in mano i suoi natali romani parlando un buon italiano, senz'altro migliore del 50% della redazione di Raisport. A proposito di Raisport, con i due protagonisti di bisbocce si vola altissimo: la querelle longilineo/brevilineo e tante altre mortali scempiaggini di Beppe Dossena e il frullo di baffi costante lungo le molteplici estensioni di palinsesto del Marine Bartolette, uno che ti lascia la sensazione di saperla lunga anche se non dice (e non sa) proprio un cazzaccio di niente e le cui prestazioni agonistiche stanno facendo pensare i vertici di Sky Italia di dedicargli un canale tematico in diretta per 18 ore al giorno senza sosta nè pubblicità. Da tramandare ai posteri anche il commento del duo Nesti-Dossena (eccchisennnò?) ad Olanda-Romania, fortunatamente sottratto dall'oblio di tutti noi che stavamo guardando l'Italia dalla meritoria riproposizione in un Blob di due sabati fa, sotto la dicitura banda degli o-nesti e genialmente piazzando alla fine della querelle su biscotti e biscottini la scena del musical del pasticciere trozkista di Aprile. L'effetto combinato delle grida di un Nesti licantropo vero, in tutta onestà mai sentito sfiorare nemmeno un ventesimo di tale enfasi, e delle retromarcie, incartamenti e gorghi logici in cui andava ad infilarsi il buon Beppe è pari a quello provocato dal primo ascolto di Loveless dei My Bloody Valentine.

Grazie a tutti ragazzi, di cuore. Grazie anche a noi tre.

postato da: redrhum alle ore 03:28 | link | commenti (2)
categorie: euro 2008, antonio puerta