amarcord
Perchè in 'sto blog siamo tutti cripto-scarpari. E non sai cosa ti sei perso, caro Ghemb: non il brosciuddo ma il coro chi non zomba è de Mundurà.
ti sgamo campionato
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4. Sampdoria

(3-5-2) Antonio Mirante - Hugo Campagnaro, Daniele Gastaldello (Jonathan Bottinelli), Pietro Accardi - Marius Stankevicius, Paolo Sammarco, Angelo Palombo, Daniele Franceschini (Daniele Dessena), Mirko Pieri - Claudio Bellucci (Bruno Fornaroli), Antonio Cassano.
All. Walter Mazzarri.
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Ed eccoci. Prima o poi doveva accadere che nella tua vita apparisse la locuzione “deontologia professionale”. Come comportarsi quando devi parlare in termini imparziali di qualcosa che ti sta a cuore è argomento che potrebbe occupare pagine e pagine web fatte di noiosi e narcisisti ricordi in prima persona, aneddoti e scemenze varie scritte come se si trattasse di avvenimenti brillanti ed irripetibili o addirittura comportamenti dai quali dipende il destino dell’umanità tutta. Quindi lasciamo la patata bollente a Baricco e compagnia (purtroppo) scrivente. In questa sede l’unica cosa che si può promettere allo spettabile pubblico di EP’h è che il sottoscritto ha scelto la via del bilanciamento tra le naturali ed esagerate smargiassate del tifoso (tipo dire che come l’anno scorso
All’insegna del motto “un sacrificio all’anno” il capretto portato sull’altare del Dio Bilancio dal ragionier Beppe Marotta stavolta si chiama Christian Maggio, risolutore del derby di ritorno la cui cessione al Napoli ha fruttato nove milioni di euro prelevati dalle tasche delle mute di italioti che vanno a vedere i cinepanettoni. La politica del presidentissimo Garrone (“rivedo me stesso da giovane in Cassano”: ‘a Duccio, mo’ non esageriamo) e del ds Marotta - en passant: ottimo lavoro sul settore giovanile, rifiorito e dominante come non mai - si è specializzata nel fare sposalizi coi fichi secchi e nella sua manifestazione in campo ha quindi bisogno di due punti fermi: un allenatore operaio specializzato nel cogliere risultati superiori all’effettivo valore della rosa e una pietra filosofale che faccia luccicare come oro tutto ciò che gli viene sfregato addosso. Perfettamente calata nel ruolo è quindi l’affiatata premiata ditta composta dal grandissimo mister Walter Mazzarri, che dopo aver mostrato miracoli in serie in riva allo Stretto reggino è arrivato a una truffetta Mutu-Rosetti di distanza dal cogliere un quarto posto astrale, e appunto da Antò che distribuisce a raffica caramelle e cioccolatini ai compagni massimizzandone le doti pedatorie: in considerazione di ciò e dell’approccio positivo nei confronti di gruppo ed ambiente, il 99 è stato completamente riscattato dal Real Madrid dopo trattative ai limiti dello sfibrante.
Il 3-5-2 è la stella polare del vulcanico tecnico toscano, anche se la conformazione della campagna acquisti (ad oggi gli esterni mezzi terzini e mezzi ali non hanno praticamente dei ricambi che possono giocare con la linea a tre dietro) lascia pensare che si vedrà spesso anche un 4-4-2 con l’utilissimo Franceschini e il nuovo acquisto Dessena esterni di centrocampo. Stuzzicante la corsa alla porta: fermo ai box Tutti Pazzi Per Castellazzi, titolare fisso la scorsa stagione, chi dovrebbe partire titolare è l’anatrone Mirante, ma nelle retrovie sgomita il sensazionale classe 1990 Vincenzo Fiorillo, unanimemente considerato il next Buffon e saracinesca dell’Under 19 seconda al recente Europeo di categoria. I centrali del pacchetto a tre difensivo non sono mutati, dal cagnaccio italo-argentino Hugo Campagnaro all’elegante Gastaldello (quello che è migliorato più sotto Mazzarri) sino a Pietruzzo Accardi, ormai tra i migliori in assoluto nel suo ruolo e indiziato numero uno ad essere il capretto prossimo venturo. A coprire acciacchi e squalifiche non c’è più nonno Sala (bene), confermata l’ex promessa Stefano Lucchini, un altro reduce dalla migliore stagione in carriera e uomo che pare sempre alle prese con una dentiera cadente, più la novità rappresentata dal sosia di Caniggia Jonathan Bottinelli, prelevato dal San Lorenzo e capace sia di fare il centrale che il terzino sinistro. Vedremo se con qualche ripassata tattica di mastro Mazzarri anche in sostituzione del solido ed ordinario pelatone Mirko Pieri, altro beneficiario della pietra filosofale di Barivecchia che copre qualche metro più avanti l’out di sinistra e per settimane ha visto traballare il suo posto da arrivi di mercato poi non concretizzatisi. A destra, il brio di Maggio non è stato sostituito da un omologo ma dal biondissimo lituano Stankevicius, molto forte fisicamente e tenutario di una falcata assai elegante ma che in attesa della manifestazione degli effetti del doping-Antò pare più conservativo rispetto al predecessore. Giocatore che al sottoscritto piace assai, qualche dubbio sulla sua riadattabilità alla massima categoria dopo due stagioni di B.
Molto affollato il settore nevralgico del centrocampo. Il totem è Angelo Palombo, che in un colpo solo ha ereditato leadership, compiti di regia e i galloni di capitano da un Sergino Volpi (grazie di tutto e buona fortuna) purtroppo caduto in disgrazia dopo la fine dell’era Novellino e riparato in quel di Bologna. Palombo pare ormai membro fisso delle convocazioni azzurre ed è reduce da una stagione semplicemente sensazionale, in cui ha mostrato quei progressi in parecchi ambiti del suo gioco che gli hanno permesso di non soffrire per nulla il passaggio da un ruolo essenzialmente di recuperapalloni a quello di giocatore di qualità. Lo scaltro Marotta ha poi riscattato interamente dal Milan il duttile Paolo Sammarco, 25enne di discreta prospettiva e bravo negli inserimenti che grazie ai magheggi cassaniani può diventare il candidato numero due al pegno annuale verso club più importanti, e assunto dal Parma la comproprietà di Daniele Dessena, deludente come tanti altri compagni nella retrocessione della squadra emiliana ed aggregatosi a Bogliasco dopo aver partecipato alla spedizione olimpica. Dessena sarà un jolly dalla panchina, mentre jolly in campo per molte posizioni (forse pure come cambio di Pieri) è il fighter Daniele Franceschini, altro fattore emotivo che vale tanto oro quanto pesa del sensazionale sesto posto 07-08. Accolto lo svizzerotto ala classica Padalino, opposto un pollice giù all’oramai bocciato Reto Ziegler e mal sopportate certe cocciutaggini tattiche di Gennarone Delvecchio (che comunque oltre alle proiezioni in zona gol un suo ruolo ce l’ha: è il compagno di scorribande e mattane di Antò), lo sbarbo di Ecce Preud’homme spinge fortemente per considerare nel novero delle alternative di mediana anche l’89 Andrea Poli, capitano della Primavera pigliatutto e giocatore dal talento cristallino cresciuto nel mito di capitan Volpi (come lui è un regista con la bussola nei piedi, e segna pure un mucchio) e spopolante in estate all’Europeo U19. Se Poli è pronto e Mazzarri se la sente, le alternative sono molte e di qualità/quantità più che buona.
Giungiamo alla nota dolente, perché a due giorni dalla fine del mercato del centravanti concupito per tutta un’estate non c’è traccia, cosa che unita ai problemi d’ambientamento tattici di Bruno Fornaroli fa temere assai e prefigurare scenari da solitudine del centravanti per il nostro eroe maximo. S’era parlato di David Suazo, perfetto per entrare direttamente in porta sui lanci in profondità di Antò, ma niente. S’era parlato e si sussurra tuttora di Crespo, che sarebbe il non plus ultra, ma la trattativa pare difficile in quanto l’esperto argentino sembra voglia restare a Milano pure con un ruolo ridimensionato. S’era parlato di Shevchenko, ed è andata di lusso come è andata. Restano, oltre all’opzione avanzamento di Delvecchio (o di Padalino, o di Dessena) forse in scena già stasera, un Emiliano Bonazzoli che per la prima volta da lustri ha fatto tutta la preparazione ma che mal s’incastra col ruolo che Mazzarri ha disegnato su misura per Antò, il già citato El Tuna (il cactus, in quanto punge come la pianta grassa) Fornaroli che arriva dal Nacional Montevideo ed è descritto come razziatore principe d’area, il grandissimo Claudio Bellucci fatto dal sarto per completare pregi e difettucci di Antò ma in bacino di carenaggio sino ad ottobre inoltrato per un grave infortunio patito alla terzultima di campionato (e comunque parliamo di uno che ha 33 berrette, come cambio sarebbe davvero perfetto anche per squadre più forti della Samp). E poi c'è lui, Antò, talismano ed icona, l'uomo che sconfisse i lettori di labiali di mezzo mondo con una semplice mano messa davanti alla bocca (rivedendo 2001 di Kubrick mi sono accorto che se gli astronauti avessero fatto come lui tutto quel casino non sarebbe successo: genio), antidoto al calcio dei divetti-robot prodotti in serie dall'industria del denaro pallonaro, protagonista di un ritorno in Italia sconquassante che purtroppo non si è concluso con la perla di trionfi in maglia azzurra (tra i più vivi quando chiamato in causa, però non devastante non solo per colpe sue). La prima stagione in blucerchiato come ampiamente previsto è stata filosoficamente un blob senza tregua: i timidi esordi (con la squadra che balbettava), gli infortuni muscolari in serie nella prima parte di stagione, la leggendaria autosostituzione di Catania, l'epifania totale in una vittoria casalinga contro la Reggina in cui sfanculò Ulivieri, da lì in poi nessuna prestazione sotto al 6,5, perle a rumore, la crisi di nervi in campo per un giallo preso che gli fa saltare la Roma e il gol del pari nel secondo tempo (dal tormento all'estasi in mezz'ora scarsa), aneddotica fuori dal campo a livelli toccati in passato solo da Franti nel Libro Cuore, gol (n.1 il tracciante al Siena) e assist (per estro n.1 il velo su cross per il gol di Sala contro il Torino, per importanza storica l'ubriacatura di mezza difesa genoana al derby di ritorno), lo sdoganamento tramite intervista nel salottino di Fazio, la partita contro l'Inter, le ammonizioni inflitte all'intera difesa degli avversari di turno, il terrore di vederlo andar via, la sbroccata nei confronti dell'arbitro Pierpaoli nel match contro il Toro, il rientro e un finale a gas spianato, le feste e i gavettoni a Bogliasco, l'Amore puro e vero negli occhi di una 17enne poco velina, i sorrisoni che come fai a non volergli bene, le recenti dichiarazioni da capopopolo autentico. Cronaca di un'annata vissuta da dicembre in poi a coronarie mai sazie e mai dome, con Antò che nello scacchiere tattico dell'amato allenatore-padre Mazzarri si è riconvertito nel ruolo di punta centrale (alla Totti, ma con caratteristiche tecniche differenti) che parte spalle alla porta per sfruttare l'abilità nel girarsi e le partenze palla al piede che nonostante una velocità di base non fenomenale nessuno riesce a fermare, con gli uno-due con gli esterni mandati in porta come variante preferita. il Talento baciato da interventi sovrannaturali e distillato a quantità assurde, è il miglior giocatore del campionato e ce l'abbiamo noi (Carolina, ti prego fa la brava first-lady).
Plus: l'aria di mare, Marassi oggi e nei vecchi filmati, la contabilità di Marotta, il sorteggio Uefa, il paragone Campagnaro/Vierchowod, i colori e le coreografie, gli Sgreuzzi, la doppietta in rovesciata di Flachi in un 3-3 perugino di rimonta, il ritmo da terzo posto nel girone di ritorno del 2007-08, la forza serena di Palombo, Toninho Cerezo, i nuovi calzettoni, Paolo Villaggio, le trasferte degli anni in B, l'inno dei fratelli De Scalzi, Antonio Cassano proprio come concetto.
Minus: il centravanti che non arriverà, la focaccia di Recco (prima reazione dopo averla mangiata: tutto qui?), l'appellativo ciclisti, le buste di Quagliarella perse, l'esultanza post-gol di Delvecchio (che fa, la vendemmia?), il voltafaccia di Valentino Rossi che nei primi anni di motomondiale andava dicendo di essere tifoso blucerchiato, le stagioni alla Samp di Borriello e Ruben Olivera, certe lagne un po' eccessive di Mazzarri, gli infortuni di Bonazzoli, Fabio Fazio proprio come concetto.
Dirty Joke: piace a grandi e piccini, belli e brutti, ricchi e poveri, fa incazzare e pronunciare sermoni di stampo moralista sulla Buona Educazione a chi non se lo merita. Ovviamente parliamo di Antò, della cui epopea blucerchiata già narrata sopra potete trovare qui un agile sunto visivo con colonna sonora d'eccezione (e particolarmente azzeccata). Non siamo comunque ai vertici del trash coniugato al blucerchiato, in quanto questa roba con protagonista un elegante Gennaro Delvecchio è francamente inarrivabile.
Sky is the Limit: vincere una coppetta - domestica o internazionale (why not?) che sia - non sarebbe una pessima idea. In campionato, col centravanti si stava comodi comodi nella lotta per il quarto posto e per l'Uefa, senza occorrerà arrangiarsi e data una concorrenza sempre più agguerrita nelle squadre di fascia medio-alta ripetere il sesto posto non sarà semplicissimo. Altra qualificazione Uefa con Meno male che Antò c'è in stereofonia a Marassi.
ti sgamo campionato
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3. Napoli

(3-5-2) Gennaro Iezzo (Nicolas Navarro) - Fabiano Santacroce, Leandro Rinaudo, Paolo Cannavaro - Christian Maggio, Manuele Blasi, Walter Gargano, Marek Hamsik, Daniele Mannini (Luigi Vitale) - Ezequiel Lavezzi, German Denìs (Marcelo Zalayeta).
All. Edoardo Reja
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Se cercate una squadra dall’avvenire certo sulla quale puntare qualche fichès, buttate un occhio sotto al Vesuvio. Un gruppo di giocatori-chiave dall’età media bassa e dal futuro più che promettente, una proprietà petulante nelle dichiarazioni - improntate verso un mix tra lo showbiz più spinto e la millenaria voglia di stupire dei napoletani, con paragoni continui tra il mondo del calcio e quello del cinema francamente stucchevoli ed andati a noia - ma che foraggia bene e si comporta ancora meglio (gentile ma fermo il no di De Laurentiiiiiiiis allo Special One che reclamava il divin slovacco), un ds dalle frequentazioni non eccelse ma furbo come una faina e attento al mercato interno ed internazionale come Pierpaolo Marino, un allenatore quale Edi Reja dal profilo non scoppiettante ma che gli obiettivi di minima a lui richiesti tende a raggiungerli con largo anticipo. Ecco, magari in prospettiva in seno alla società napoletana qualche problema si porrà nel momento in cui si pretenderanno anche gli obiettivi di massima, ad esempio quando tornerà da Madrid un certo scugnizzocheraccattavaipallonipermaradona bramoso di mendicare lo spazio nell’undici buono per mantenere la fascia di capitano pure a Sudafrica 2010 (basta, ba-sta, BASTA), ma il primo anno con una certa ambizione di A dopo una lunga serie di peripezie, ripartenze e presidenti squattrinati (anyone said Naldi?) è stato gestito da Aurelio De Lamentis e sottoposti con una saggezza e lungimiranza tanto ammirevoli quanto non pronosticata dai più compresi gli arguti ragazzacci di EP’h (vedasi l’Emocromo completo).
Dopo una stagione trascorsa con la testa sempre abbondantemente sopra l’acqua, facendo del San Paolo un fortino inespugnabile anche per le grandi (imperiosa ben più dell’1-0 finale la suonata all’Inter primo segnale forte di rottura manciniana, ‘nu furtarello ‘e niente ‘cchiu ai danni della Juventus, nello stesso stadio dove nacque end of berlusconian football il diniego di Champions opposto al Milan) dopo il tragico esordio in cui alla garrula presenza del cardinale Sepe e dell’allora ministro Clem Clem Mastella gli azzurri si fecero sorprendere dal Cagliari, dopo aver riacceso il San Paolo ed essersi garantiti via Intertoto il ritorno in Europa a 14 anni di distanza dall’ultima volta, questa è la stagione del consolidamento. Il lesto Marino ha approfittato dell’improvvisato asse Napoli-Brescia per procurarsi già a gennaio i rinforzi buoni a sostenere i reduci dell’infilata di promozioni, così quest’estate l’ha spesa per blindare i giovinastri concupiti da molti e puntellare i vari reparti. La più grossa spesa è rappresentata dall’acquisizione dalla Sampdoria del funambolo Christian Maggio, adatto per coprire quello che era il maggiore limite napoletano: delle fasce esterne più di contenimento che non propositive.
Rispetto alla stagione passata in giudicato, identico è il modulo sul quale Reja ha impostato i suoi (un 3-5-2 con esterni che difendono e un regista in mezzo al campo) ma qualche evoluzione può avvenire tra i pali. La storia del 2007-08 dei guardiani è stata: l’autoctono Iezzo primo portiere ma pieno di problemi fisici, quindi Gianello volente o nolente titolare per larghi tratti di stagione, l’argentino Nicolas Navarro preso a gennaio per non bruciarsi il visto extra nella sessione di mercato estiva. L’impressione è che stavolta possa essere il secondo dell’Argentina fresca olimpionica a soppiantare i miracoli di San Gennaro. Nel pacchetto a tre di difesa fisse le posizioni della bandiera Cannavaro jr. e dell’idolissimo panterino Fabiano Santacroce adorato su queste pagine già dodici mesi fa e protagonista di un trasferimento invernale verso il capoluogo campano che ha procurato abbondanti salivazioni in zona Fuorigrotta (per dirne una, l’unico visto a limitare parzialmente Cassano), poi è in corso di sbroglio la querelle-Domizzi che vede la dirigenza partenopea assai risoluta nel mettere sul mercato il centrale-terzino che batte i rigori, tanto che Marino ha già agganciato oltrecortina il polacco Tomasz Jodlowiec che bazzica le stesse piazzole di centro-sinistra del partente ed ha già superato i due momenti tipici dei suoi connazionali che giungono nel calcio italiano: le visite mediche e le dichiarazioni entusiaste di benvenuto di Zibì Boniek. Il teorico sostituto del buon Domizzi dovrebbe essere ad ogni modo il lunghissimo Rinaudo già al Palermo e al Siena, immutati anche cambi quali il più che discreto Contini oppure il globetrotter Grava che con l’età ha perso il passo per giostrare sulla fascia.
Grandissimo reparto il centrocampo: profondo, qualitativo, giovane, il Napoli sfrutta l’aver vinto tutte ma proprio tutte le scommesse giocate dodici mesi fa. Può Manuele Blasi risultare l’unico rifiuto riciclabile a Napoli e dintorni garantendo una stagione da titolare in A? Certo, e anzi ha pure limitato irruenza e infortuni. Può Marek Hamsik ripetere i bottini realizzativi di Brescia anche nel massimo campionato o sarà un po’ troppo leggerino? Ma che scherzi, stagione stellare, nove gol e un plotone di big europee che sbavano dietro al 21enne slovacco accolto come una stella in Albania al preliminare Uefa. Può il lillipuziano uruguagio Walter Gargano adattarsi subito ai ritmi atletici e mentali della serie A senza avere eccezionale esperienza alle spalle? L’half-Gattuso half-Pizarro può certo migliorare nella lettura delle partite e nella qualità che porta alla squadra (finchè c’è Hamsik vicino non ce ne sarebbe nemmeno ‘sto gran bisogno..) ma il suo approccio alla realtà italiana è stato di certo convincente. Questa la zona nevralgica del campo, che patirà per un paio di mesi l’assenza del silenzioso jolly per tutte le posizioni Bogliacino e può contare pure sull’oscuro lavoro di Pazienza (nomen omen). Atteso un rinforzino dell’ultimissima ora a sinistra, dato che l’imberbe scugnizzo Gigi Vitale seppur convincendo assai in precampionato e nella manciata di Europa di terzo ordine assaggiata rappresenta un’incognita sul lungo periodo e Daniele Mannini lo vediamo più come cambio di qualità e di ritmo - anche in mezzo al campo - che non come solido starter tanto più dovendo coprire una difesa a tre, dall’altra parte tutto è pronto per spedire in nazionale (ah no, c’è da assistere alla liquefazione di Zambrotta durante l’inno di Mameli..) la velocità e i piedi da raddrizzare (eh, QUEL derby..) di Christian Maggio, chiamato a confermare le cose viste nelle straordinarie ultime due stagioni in maglia doriana e cioè: velocità di base incredibile che ne fa un mezzo portento in progressione, sagacia tattica molto cresciuta nel passaggio da mastro Novellino a Mazzarri, intelligenza e tempi di inserimento nelle sovrapposizioni. Non ha molto dribbling, salvo un paio di trucchetti con cui si lancia in progressione, l’unica incognita di questo pesante investimento è il non avere più uno come Antò a servirne come nessuno i tagli verso porta. Investimento che vale, comunque.
Il quartetto di punte è diventato un quintetto: operato il turnover tra i reduci della promozione Calaiò-Pià, col brasiliano che si è meritato la riconferma nelle settimane estive, a sostituire il ritorno in patria dell’amatissimo “Pampa” Sosa ha fatto il percorso inverso German Denìs, che qualche anno fa giocò in Italia (in C1 al Cesena, un amico di EP’h potrebbe occupare mezza paginata di aneddoti) e che in patria può fregiarsi dell’indicativo soprannome El Tanque. Il biondo ed enorme Denìs giunge forte di qualche presenza in maglia albiceleste e di una stagione che tra Apertura e Clausura con la maglia dell’Independiente recita 27 gol in 36 partite, la cautela è quantomai d’uopo viste certe esperienze del passato ma anche se non vedrà la porta del San Paolo in dimensioni grandi quanto quelle nello stadio del club di Avellaneda s’è già intuito che l’argentino è un generoso giocatore di squadra molto più di quanto non lo sia El Panteròn Zalayeta, che quindi parte in leggero svantaggio nel ruolo di centravanti nonostante la tutto sommato più che buona e prolifica stagione d’esordio in maglia napoletana. Zalayeta può anche giocare insieme a Denìs qualora manchi l’idolo del pueblo, cioè El Pocho Lavezzi. Straripante in molte recite in cui per fermarlo i difensori avversari dovevano appellarsi ai codici di guerra vietnamiti, insospettabilmente robusto nonostante il fisico poco e niente palestrato, catalizzatore di interventi rudi manco fosse lo sfigatello delle elementari, il dribblomane e loco Ezequiel è atteso ad una stagione che si annuncia davvero interessante: tutti ora lo conoscono e lo stanno studiando in dettaglio, compresi quei limiti che potrebbero emergere se sollecitati a dovere, e cioè uno scarso interesse per la porta e la sinistra tendenza alla sciuperìa e al solipsismo. Consistenza non eccelsa quanto i fuochi d’artificio garantiti a profusione, insomma, e se non credete alla tennica ma al palmares personale buttate un occhio ai recenti giochi Olimpici dove un Pocho in versione vojo-fare-le-scarpe-a-Marino (“ehi, Leo, sai che nei vicoli di Napoli tutti i bambini ti considerano l’unico e solo erede del numero 10?” “Kun, te l’hanno detto in famiglia quanto è speciale il pubblico napoletano?”: alla peggio verrebbero reclutati da Aurelio quale nuova coppia comica in sostituzione di Boldi-De Sica) ha visto la propria nazionale prendere forma, gioco e vittorie una volta relegato in panchina per far spazio ad Angel Di Maria. Insomma, bel banco di prova per il fulmine in maglia azzurra. Tornando alla materia generale, per concludere è da sottolineare l’acquisizione dal Treviso del ventenne Andrea Russotto, un fantasista che balzò agli onori delle cronache per il suo rifiuto di diventare carne da macello della gang Gea (dovette riparare a Bellinzona, con Addio Lugano bella nell’Ipod) e che ha talento e chili in difetto per ricordare una specie di piccolo Zola giunto ad imparare il mestiere sotto l’ala protettiva di Lavezzi-Maradona. Eh, booooooooom. Questa manco De Laurentiis.
Emocromo Completo: buono
Plus: la serietà/serenità di Reja, ‘o Surdato ‘Nnamurato, Mario Merola, l’acquafrescaio, le esplosioni di esultanza del San Paolo, Massimino Troisi, la pronuncia del cronista di nera della Rai Massimo Ravel, le incursioni di Maggio e la faccia da culo di Hamsik, i due gol di Gargano, gli Almamegretta, le interviste post-scudetto di/a DAM nello spogliatoio in festa, il gol in serie A di un fabrianese (acquisito) anno 1989, Roberto Saviano, le notti festose di Lavezzi, la finale di Uefa contro lo Stoccarda, le doti recitative della pressoché totalità dei napoletani.
Minus: la sceneggiata del sangue di San Gennaro, i milioni ma che dico milioni miliardi di tifosi sparsi in tutto il mondo, l’incognita Navarro, i gavettoni di piscio che i napulill tirano agli ospiti, i nomi delle pizzerie, gli 734722 rigori concessi a favore nell’anno della promozione in A, il Fabio Cannavaro Show, l’aura da mammasantissima attorno a Saviano, il migliore amico nel mondo del calcio di Edi Reja, Gigi d’Alessio che salva i bambini in mare aperto, i decibel alti, le puttanate che spara De Lamentiiiiiiiis.
Dirty Joke: è ben nota l’originalità del pubblico napoletano, i non sapete che vve site persi vergati sui cimiteri nei giorni successivi alla vittoria del primo scudetto, gli scorci dei vicoli addobbati di festoni azzurri e reliquie maradoniane che fanno molto folklorelatino, l’abusatissima (troppo, troppo) frase giornalistica sul “calore del pubblico del San Paolo”. Il Napoli è espressione della città, di quell’enigmatico misto di fatalismo e guizzo improvviso che è proprio di ogni vero figlio della terra del golfo, dell’orgoglio di non parlare un dialetto ma qualcosa che la dignità di una vera e propria lingua moderna. Ecco, quindi, la pagina della S.S. Napoli direttamente dall’immortale versione napoletana di Wikipedia. Non solo, in esclusiva EP’h può mostrare una rarissima immagine di colui che ha composto tutte le voci bibliografiche del sito.
Sky is the Limit: c’è da prestare attenzione al cammino in Uefa del Napoli, in quanto la tanto disprezzata e trascurata coppetta fortifica corpi e membra dei ragazzi (è un caso che dopo anni spesi a Palermo con relativi undici del giovedì sera imbottiti di ragazzi delle giovanili Barzagli non è migliorato in niente, anzi è pure peggiorato?) ed è funzionale a un progetto di crescita che pare ricalcare quello della Fiorentina. L’ottavo posto della scorsa stagione è sicuramente migliorabile, rosa da prime sei con possibilità di inserimento anche più su se un paio di big saltano in aria. E a fine stagione tanti ringraziamenti e saluti a Reja.
ti sgamo campionato
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2. Siena

(4-3-1-2) Gianluca Curci (Dimitrios Eleftheropoulos) - Juan Camilo Zuñiga, Daniele Portanova, Luca Rossettini (Mister X), Andrea Rossi - Daniele Galloppa, Paul Codrea, Simone Vergassola (Ahmed Barusso) - Houssine Kharja - Emanuele Calaiò (Fernando Forestieri), Massimo Maccarone.
All. Marco Giampaolo
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Una squadra che ha sempre difeso la categoria e non è mai retrocessa in B, tramite una proposta incentrata contemporaneamente nel garantire passerelle d’addio a qualche vecchione e nel lancio di giovani interessanti (da Taddei ai più freschi Molinaro e De Ceglie). Questo in sintesi è il segreto del Siena, ma retrospettivamente le stagioni in A della compagine toscana - siamo alla vigilia della sesta - sembrano un po’ come quegli annunci di animali smarriti che si vedono in giro: ad occhi esterni gli scomparsi appaiono nelle fotografie tutti uguali ed indistinti e per riconoscerli occorre l’intervento del padrone con quei ricordi che solo lui conosce. Così finisce che il passante non s’appassiona e tira dritto.
Una sferzata alla tranquilla esistenza da campagna toscana la sta provando a dare il presidente Lombardi Stronati, che invisibile come nel libro di H.G. Wells sta provando a dribblare le invasive logiche-Gea della vecchia dirigenza ed è riuscito a traghettare verso il lieto fine un complicato inizio di 2006-2007, tutto all’insegna del torvo mister Andrea Mandorlini. Richiamato il fresco di allontanamento Beretta e dopo essersi mosso benone nel mercato di gennaio, il Siena si è salvato con larghissimo anticipo e pure mostrando un gioco a tratti davvero notevole (su tutti il 3-0 inflitto a una Roma in odore di vagabondaggio sul prato del Franchi), con la ciliegina del pareggio a San Siro della penultima giornata che ha consegnato a tutto il campionato un finale a venature thrilling. Evidentemente Beretta proprio non gli sta su all’avvocato in sella al Siena Calcio dal marzo 2007 dato che l’estate ha portato un nuovo cambio di panchina, nella persona di Marco Giampaolo. Uno degli idoli nascosti della pazzerella pseudo-redazione di EP’h, dopo i miracoli in serie di Ascoli un po’ come quelle ragazze ostinatamente attratte dall’Amore della Vita Giampaolo ha buttato via due anni preziosi di carriera dietro ai tiramenti di culo del presidentissimo Cellino: se nella prima stagione a Cagliari era uscito vincitore sulla distanza rispetto al tourbillon di avanti-indrè garantito fisso dal conte Max rossoblù, nella scorsa stagione il Sacchi d’Abruzzo ha dimostrato enorme dignità rifiutando di tornare alla guida della squadra dopo l’ennesimo esonero con ricevuta di ritorno sotto forma di richiamata, ma non si può negare che dalla poverissima rosa cagliaritana il collega Ballardini è riuscito a spremere più risultati e anche più gioco. Vabbè, poco importa dato che ora Giampaolo ritrova a Siena un ambiente sano, tranquillo (a volte troppo) e una rosa dall’età media notevolmente abbassata (via gli oramai decubiti Locatelli, Bertotto ed Enrico Chiesa) e indebolitasi per nulla rispetto allo sfavillante girone di ritorno dello scorso campionato, insomma un contesto adatto per sviluppare compiutamente la sua idea di calcio che ha una semplice stella polare: pressing e 4-4-2, il quale credo che vista la manodopera a disposizione possa tramutarsi in un 4-3-1-2.
Lo scambio principale è stato effettuato sull’asse Siena-Roma e ad avviso del sottoscritto implica un bel pollice su per la squadra senese. Daniele Galloppa ha delle orribili mechès e magari non serve più di tanto alla Maggggica ma per una squadra del cabotaggio dei bianconeri riscattarlo interamente è un bel colpo, in più lo scambio di comproprietà Curci-Arthur non ha certo danneggiato la rosa e di mancia c’è pure il prestito del ghanese Ahmed Barusso, centrocampista dal tiro potente e dalle gambe corazzate che va a irrobustire un reparto di centrocampo già di buonissima fattura. Il tutto per il sacrificio del difensore-goleador Simone Loria, difficile da sostituire come testimonia l’accurato setaccio dei tennici di mercato del Siena circa il sostituto ma elemento che alla soglia dei 32 anni si può benissimo lasciar partire. C’è quindi un buco in difesa, un reparto pieno zeppo di giovani per completare il quale di conseguenza si ricerca una pedina dalla buona esperienza di categoria che andrà ad affiancare il mezzo vecchietto Daniele Portanova, tifoso laziale alla quinta stagione senese. La grossa novità la troviamo a destra ed assume le sembianze del colombiano Juan Camilo Zuñiga, un 23enne che in patria è considerato una sorta di Cafù e che è stato preso dal mitico Nacional Medellin. Se a destra la spinta pare assicurata, tanto più che in caso di fiasco sudamericano c’è pronto il futuribile ma ai box per un po’ Nicola Belmonte (ex Bari, dove almeno a livello di vivaio stanno riprendendo a fare le cose seriamente), a sinistra il Siena dovrebbe lanciare Andrea Rossi, preso intero dalla Juventus dopo annate di subaffitto targate Monticiano. Un jolly per questa posizione e anche per il centro è Luca Rossettini, di scuola patavina. Un reparto che presenta qualche incognita di troppo ed inesperienza a livello massima serie, perciò fondamentale sarà il lavoro di organizzazione tattica di Giampaolo. Tra i pali, invece, la voglia di giocare di un Curci atteso alla prima stagione prof da titolare (presagi non granché di carriera per il sosia del protagonista di American Pie) e l’esperienza del solido greco Eleftheropoulos dovrebbero garantire buona copertura nonostante la dipartita di Manninger.
Già detto che il centrocampo è il reparto migliore, propulsore vero del bel gioco dell’ultimo campionato. Ad essere pignoli mancherebbe un’ala per giocare a quattro (De Ceglie non è stato sostituito), ma si può lavorare su uno sbarramento a tre col marocchino senza collo Houssine Kharja - occhio che è uno che tende a far gol alle grandi - installato a ridosso degli attaccanti di ruolo. Il rumeno Paul Codrea è un regista vecchio stampo e con la maglia della nazionale ha alle spalle competizioni di respiro continentale, altro con sale in zucca è capitan Simone Vergassola, poi c’è Galloppa (escluso un po’ a sorpresa dall’Olimpica) chiamato a dare continuità ad un 2007-2008 dalle punte di rendimento davvero ottime e magari a raddrizzare una mira che nonostante il buon tempo per gli inserimenti lo ha portato a siglare due soli reti. Quindi, pare profilarsi un pacchetto a tre con Codrea ad impostare, Vergassola quale raccordo tra i reparti e Galloppa pronto a proiettarsi dalle parti di Kharja e in zona gol. Oltre al già presentato Barusso, un altro rincalzo è l’umile ceco Jarolim, mentre il wannabe-Gattuso Manuel Coppola può far felice quello scassapalle di Caparezza vista la verosimilità dell’ipotesi di raggiungere il méntore Beretta in quel di Lecce.
Per quanto riguarda le punte, c’è stato avvicendamento tra Christian Riganò ed Emanuele Calaiò. L’ex Napoli è chiamato a sventare il rischio di una godeasizzazione, ovvero quel morbo storico che colpisce chi gonfia le reti in serie B e poi, per limiti tecnici o di prontezza atletica, non riesce a replicare tali prestazioni nel campionato più prestigioso: può farcela. Suo partner sarà Massimo Maccarone, che magari non ha mantenuto le promesse di gioventù ma di recente conforta per essersi calato perfettamente nel ruolo di giocatore completo da media classifica (senso del gol discreto ma non ai massimi compensato da fisico e rapidità nello stretto). La convivenza tra Calaiò e Maccarone è minacciata dallo storico panchinaro Marione Frick ma soprattutto dal classe 1990 italo-argentino Fernando Forestieri, una specie di controfigura in fieri del Kun Aguero ma senza l’aver ingravidato figlie ciccione di campionissimi leggendari (ex) ciccioni. Veloce, sfrontato, dal gran tiro (già a segno in serie A), Forestieri è reduce da un Europeo Under 19 d’argento in cui si è messo assai in luce e considerando che a Giampaolo piace mischiare spesso le carte rinunciando al centravanti potrebbe anche essere lanciato a fare coppia con Maccarone, oppure in determinati frangenti tattici a giocare più esterno in supporto alle punte. Cosa, invece, sicura è che a fine anno tornerà al Genoa per fine prestito, una di quelle eredità del gruppo Gea di cui si parlava sopra. Interessante, poi, sarà vedere se gli entusiasti report dalle serie minori sul francese Ghezzal (giunto definitivo dal Genoa proprio quale conseguenza dell’affare Forestieri) e i 20 gol siglati in maglia Crotone siano un buon viatico per eventuali mutamenti nelle gerarchie. Complessivamente, un parco punte che pare migliorato rispetto al Siena 2006-2007.
Plus: l’assenza di banalità nei gol di Enrico Chiesa, i terrazzini su Piazza del Campo, un paio di taverne in centro, la campagna toscana, i gol decisivi di Big Mac nel cammino Uefa 2006 del Middlesborough, il rigore di Materazzi parato da Manninger, i tedeschi con le raccolte complete di Gianna Nannini, il pick-and-roll Terrell McIntyre-Ksystof Lavrinovic, i sigari di Giampaolo, il panforte e i tozzetti, una ragazza pugliese studente a Siena conosciuta a un concerto degli Afterhours (ti amo), l’aspetto da farmacia del palazzetto dello sport, la battaglia di Montaperti con Farinata degli Uberti mvp.
Minus: la scontrosità del senese medio, Aceto, l'insicurezza di Curci, le circostanze che hanno portato al successo di Nannini nel GP di Suzuka del 1989, le passate calate di braghe in favore dei gemelli di bianconero, l’ambiente un po’ smorto attorno al calcio, le scarpe a punta, i turisti inglesi con i sandali e il calzino, il parrucchiere di Galloppa, la rottura di cojoni delle dirette paliesche su Rai1, i record su record battuti dalla Mens Sana Siena,
Dirty Joke: delle squadre sportive che difendono il nome della città senese (
Sky is the Limit: Giampaolo è sotto osservazione, ma non vediamo grossi problemi per la salvezza, raggiungibile persino con più calma a tre-quattro giornate dalla fine. Se poi le incognite Zuniga e Rossi tengono duro e mostrano squarci di prospettiva, con la solidità societaria garantita dal babbo Monte si può anche fare un pensiero proibito all’Intertoto.
ti sgamo campionato
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1. Torino
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All’imbocco della terza stagione nella serie A ritrovata dopo tante ed eponime vicissitudini, i tifosi del Toro hanno trascorso gli ultimi mesi davanti al televisore. Ma non per vivere le gesta degli azzurri impegnati a Pechino (tra cui un paio di granata ex o futuri, neanche disprezzabili nel deludente marasma generale dell’Olimpica) ma per rivedere sino allo stremo il segmento di Pulp Fiction nel quale Mia va in overdose e un impanicato Vincent Vega la porta a casa dell’amico/spacciatore per salvarsi il culo. Questo perché i torinisti si rivedono assai nel gangster che guida una mitologica Chevrolet anni ’60: infatti, in una notte che più nera non si può hanno portato fuori la bella dama serie A sperando di ricavarne antiche emozioni, ma la vicenda è andata verso sud e si sono ritrovati alla ricerca spasmodica di una dose salvifica di adrenalina.
Riassunto delle precedenti vicende, premio Oscar per le categorie assenza di programmazione e telenovela strappalacrime: il buffo omarino Urbano Cairo raccoglie l’eredità della vecchia società ripartendo lodopetruccianamente dalla serie B, affidandosi al mister Gianni De Biasi allestisce una squadra di mezzi scarti che inaspettatamente coglie la terza piazza promozione dopo spareggione lacrime-e-sangue (ergo in perfetto stile cuoretoro) (e una) contro il Mantova. Poi, in coincidenza col ritorno al rinnovato Comunale in coppia con la scomoda Old Lady, l’influsso benefico dell’editore dell’inaffrontabile Sandro Mayer svanisce: Urbano manco attende la prima partita della stagione e invaghitosi di Zaccheroni licenzia De Biasi, ignaro del fatto che se il santone (…) romagnolo non imposta la preparazione estiva sono cazzi; festeggiato il centenario granata (ma de che? non è una nuova società?) in un mare di tristezza dato l’avvilente gioco zaccheroniano e passato l’infatuamento di cui sopra (indirizzatosi verso la più consona Ilaria d’Amico, vedi interviste pre e post gara) fa retromarcia e richiama il povero De Biasi che raggranella i puntarelli marci per una salvezza sciapa. In estate avvia un supposto progetto con alla guida il cuoretoro (e due) Walter Alfredo Novellino, che ingiallito da qualche stagione di troppo vissuta in riviera ligure perde il tocco magico per le squadre da lotta e media classifica, così dopo partite dal tasso di decenza a livelli horror e una classifica che si faceva di nuovo perniciosa viene richiamato il pacco postale De Biasi, nel frattempo riparato sulla panchina del Levante (straultimo nella Liga e alle prese con ristrettezze finanziarie da pezze al culo, tanto per aggiungere ulteriore melodramma). De Biasi raggranella i puntarelli marci per un’altra salvezza sciapa e stavolta viene confermato. Da notare che il tutto avviene senza che un solo componente del parco giocatori venga valorizzato (Rosina oggi vale la metà di un’estate fa) e con la ciliegina del prestito via Inter del fantasmico Alvaro Recoba, assolutamente l’immagine delle ultime annate di mercato vissute sotto l’egida della dicitura usato sicuro. Il risultato è che non solo di giovane - tradizionale linfa della società granata - di prospettiva non se n’è visto mezzo, ma le affannose toppe del mercato invernale hanno prodotto una rosa quantitativamente sproporzionata, la quale per essere asciugata necessita di abbondanti dosi di napalm.
Queste le tinte fosche da tremendismo Toro. Scendendo sul piano tecnico, De Biasi - che in queste ore starà iniziando a fortificare la propria panchina per giungere professionalmente vivo al Torino-Lecce di domenica 31 - vorrebbe proporre un 4-3-2-1 imperniato sull’esperta spina centrale Sereni-Corini-Amoruso, ma seppur velatamente disprezzato dal Berluschino granata il profilo pane e salame del tecnico veneto invita a crederci poco: vista la presenza di qualche discreta ala, sembrano sussistere maggiormente i presupposti per un 4-4-2 classico, casomai con Rosina qualche metro dietro rispetto alla punta di ruolo. In porta è confermatissimo il 33enne Matteo Sereni, autore di una stagione pazzesca che lo ha portato a cogliere finalmente l’equilibrio tra concretezza e spettacolarità degli interventi e che come epilogo avrebbe meritato un soggiorno oltre le Alpi. Quale secondo c’è l’esperto Calderoni (difficile 2006-
Le note peggiori sono quindi quelle offensive, e non solo per la miseria dei 63 olè degli ultimi ventiquattro mesi: le stitichezze offensive delle ultime stagioni hanno ingolfato la rosa di salvatori della patria poi puntualmente verificatisi mezze figure. Reduci da un felice sbolognamento di Sasa Bjelanovic nel rottamaio della B (a Vicenza), Cairo e il neo ds Pederzoli contano nei progressi del giovane e rapido francese Malonga (buono nel precampionato, forse sarà l’erede di Rosina) ma soprattutto sperano che l’acquisizione presso Reggina di Nicola Amoruso non sia il sequel di film già visti. I 29 gol nelle ultime due stagioni di Nick Mitraglia dovrebbero confortare verso il sereno, ma l’alta età (34 tra pochi giorni: auguri), la particolarità delle vicende calabresi e l’amore per il Sud di Amoruso potrebbero essere d’aiuto per l’ennesima manifestazione della malasorte granata. Nel caso, sarebbero cazzissimi perché nessuna delle altre prime punte in rosa sembra avere le caratteristiche dello sventrareti: né Nicolino Ventola la cui eleganza abbagliava a 19 anni e rompeva le palle già a 23 (la moglie invece abbaglia pure a 75), né Roberto Stellone che nell’ultima stagione non ha nemmeno sfigurato ma che nel massimo campionato la porta non la vede proprio, né Elvis Abbruscato che è un idolo vero ma dopo il fiasco di due anni fa non ha la fiducia dell’ambiente nemmeno dopo una stagione da protagonista assoluto nella promozione del Lecce, né David Di Michele che prima punta non è ed oltretutto ha il foglio di via pronto avendo come da propria prassi litigato anche con le bandierine dello stadio Olimpico. In considerazione di questo, i granata si stanno muovendo sul mercato sperando di sostituire un esubero con un’altra punta duttile, capace sia di affiancare Amoruso che eventualmente di tamponare improvvisi rovesci del man from Cerignola. Sputtanato completamente Rolly Bianchi dopo il vengo-non vengo del gennaio scorso, la rosa dei nomi sembra ridotta a due: pareva fatta con Nicola Pozzi (Empoli) e forse lo è ma le freschissime evoluzioni di giornata della popolare mezza telenovela mezza sit-com Torna a Surriento hanno forse riacceso gli appetiti della dirigenza nei confronti del ragazzino milanista Alberto Paloschi. Pozzi forse è più utile alla causa in quanto personalmente ho dubbi sulla funzionalità del grintosissimo monello lùmbard in un contesto diverso dal decadente Milan 07-08 (ove le sue iniezioni di energia e tigna in certi frangenti della stagione erano davvero basilari), ma se durante i festalizi per il ritorno del figliol prodigo si riesce a strappare una comproprietà allo zio Fester l’opzione Paloschi può essere stuzzicante e votata a quel costruire-il-futuro che dallo smantellamento del Toro ad inizio ’90 non s’è più rivisto dalle parti del Filadelfia. Chiude la rassegna il capitano Alessandro Rosina, reduce da un anno costellato di noie fisiche ed incomprensioni con Novellino e l’ambiente tanto che il simbolo del 2007-2008 è la sfigatissima traversa colta nel derby di ritorno. Ultimo episodio del trequartista dalla timbro vocale ad infraonde un’intervista estiva lodevole nelle intenzioni e anche giusta di base ma disgraziata per forme e modi (il classico sprone al presidente da parte dell’uomo di carisma, che però per essere tale deve aver combinato qualcosa prima). Il giudizio del conclave evocato dodici mesi fa volge verso il “ninnolo da squadre di basso cabotaggio” e certamente Rosina ora deve capire cosa voglia fare da grande, se restare il profeta di salvezze sciape o magari mettersi in gioco (come persona e come stile di gioco) in un contesto più elevato, dove però visto l’anarchismo con talento sì abbondante ma manco tanto per giocare stabilmente in contesti internazionali unito alla ritrosia nei confronti della tattica e del gioco di squadra le possibilità di rimanere scottati sono alte. Una cosa è certa, il Toro anche quest’anno va dove lo porta lui, con la speranza che al terzo anno di A ci si smarchi dalla scenetta di Vincent Vega: il rischio di essere sorpresi sulla tazza del cesso dopo non aver voluto cambiar vita inizia ad essere tangibile.
Emocromo Completo: ecce
Plus:
Minus: l’immobilità di Recoba, arrivare in città via treno e vedere come prima cosa Superga, la voce di Cairo,
Dirty Joke: c'era un tempo non lontano in cui il Toro stazionava stabilmente nella parte sinistra della classifica, e quando imbroccava la stagione giusta se la giocava per il triangolino tricolore. Una delle ultime versioni granata in lotta per lo scudo vedeva tra i protagonisti più in palla Beppe Dossena, ovvero fosforo e piedi buoni nella zona nevralgica del campo. Smessi i panni del pedatore, mai decollata una carriera in panchina che come approdo più prestigioso ha la nazionale del Ghana (qualificatasi ai Mondiali una volta allontanato il Beppe da Accra e dintorni), tentata una poco chiara scalata à la Ricucci dell'amata Sampdoria, Dossena si è riciclato in commentatore tecnico della Rai, schiudendo dinnanzi a sè le porte del Sublime. E' ancora troppo recente per essere innalzata agli altari la leggendaria cronaca, in compagnia dell'altro trottolino amoroso Civoli, di Italia-Belgio olimpica, fatta di versetti e sommessi gridolini in sottofondo che manco la Sharapova sotto Tavor. Da segnalare anche le sbarazzine partecipazioni nei salottini a cinque cerchi di Mamma Rai, durante i quali ha costruito un asse con Marine Bartoletti e compagni che chissà quali frutti professionali porterà. Ma è durante Euro 2008 che Dossena è entrato nel ristretto circolo degli Immortali, in primis con la storia del longilineo/brevilineo scrupolosamente riportata dalle cronache in tempo irreale del socio neeskens13 ma soprattutto con la tammurriata di Olanda-Romania, mirabile incontro tra il consueto provincialismo targato Raisport e l'etilismo trash più spinto. Qui potete trovare i presagi dell'imminente alluvione sul blog del compagno di sventura Carlo Nesti (da notare: a) la fototessera di Nesti che è la stessa del tesserino stampa di Italia '90 , b) i simpatici commenti dopo l'incontro), di qua invece è riportato l'efficace e fondamentale taglia-e-cuci di Blob che rende al meglio il delirio assoluto di quegli impagabili momenti e il sapido spirito da "checcefrega, tanto stanno tutti guardando Italia-Francia" con cui il dinamico duo ha approcciato la serata.
Sky is the Limit: le risorse economiche s'è intuito che sono poche, la squadra appare un po' meno sparagnina delle ultime proposte ma sempre dalla cifra tennica poco soddisfacente, il manico non convince molto. La filosofia di fondo è sempre la stessa: anche quest'anno tre peggiori dovrebbero trovarne. Forse (e comunque che palle).
- Buongiorno. Mister League? Siamo italiani..
- Ah, che piacere! Mi ricordo di voi. Venite, venite, chiamo la mia servitù per accogliervi. Gente, degli asciugamani per i signori e spalmate loro addosso stracciatella..
- Veramente.. no, siamo qui per un’intervista.
- Lo so, lo so. Ma che, fate complimenti?
- No, è che.. ehm, non ci aspettavamo un’accoglienza simile. Sa, tutti in Italia si ricordano del tragico epilogo dell’intervista di dodici mesi fa.
- Ah sì, quell’incidente di percorso. Il vostro amico non si fece nulla, e comunque penso di rientrare nel Lodo Alfano. Vedete che sfarzo, ho sistemato la mia casetta..
- Notavamo..
- All’inizio della scorsa stagione ero molto nervoso, ragazzi. Avevo ancora qui, nella mia gola annaffiata da Tennent’s Super e vino toscano, quella cazzo di semifinale che vide soccombere i Red Devils. Non posso lamentarmi di come poi ci siamo risollevati, giustizia è fatta e ora me la godo. Poi a breve inizierà il mio quadriennio di preparazione olimpica, voglio essere ecumenico..
- Anche se ha passato un’estate a guardare gli altri giocare l’Europeo?
- E che mi frega? Tanto noi inglesi non siamo gente da estate, quando Dio ha deciso quali particolari mettere nella stagione che va da giugno a settembre noi eravamo in un’altra stanza a leggere
- E’ proprio cambiato il vento, dodici mesi fa per una domanda come l’ultima ci avrebbe morso alla giugulare. Ma siamo qui per parlare di Premier League. Le quote delle Fab Four prese dalla palla di vindaloo, su.
- Ho cambiato palla.
- Come?
- Sì, ora ne ho una che legge le percentuali e non più le quote. Sono il padrone d’Europa, basta con questi inglesismi. Comunque, a domanda rispondo: Arsenal e Manchester United 31,3%, Liverpool 18,8%, Chelsea 15,5%, Tottenham 3%, altri 0,1%. Ma vi prego, prendete un po’ di tartine al curry.
- Volentieri. Quindi vede gunners e red devils in prima fila.
- Premesso che in prima fila c’è solo Lewis Hamilton e che lo scorso anno avevo visto giusto nel prevedere uno United schiacciasassi, devo dire che fosse per me avrei messo l’Arsenal davanti a tutto.
- Ma?
- Ma noblesse oblige, in fondo sono sempre un monarchico. E’ che non me la sento di incentivare eccessivamente la truppa di Arsenico: in fondo, so’ ragazzi.
- Cosa la perplime invece del nuovo Manchester United e come pensa che l’Arsenal possa ridurre il gap?
- L’Arsenal nella PL 07-
- Si vede che lei è il campionato più ricco del mondo. All’Europeo Fabregas ha vinto il primo alloro della sua carriera, ma partendo dalla panchina. Non pensa che possa essere un tarlo psicologico?
- Al contrario: vincere è un bel balsamo, sempre e in qualunque condizione. Tanto più come lo ha fatto
- Capitolo Manchester United.
- Stessa rosa dello scorso anno (con un Berbatov che balla, ma per me non arriva), con l’asterisco del biglietto di ritorno verso Barcellona del giovane Piquè, una mossa che non ho ben capito. Hanno riscattato tutto Tevez dalla società di intermediazione internazionale che ne deteneva il cartellino (sad but true), il collettivo è collaudato, Van der Sar è un eroe e ora quando si arriva ai rigori contro di lui se la fanno tutti sotto.
- E allora?
- Non sono molto convinto sulla consistenza reale dei giovani: Nani ed Anderson hanno margini di crescita, ma minori rispetto ai coetanei in forza all’Arsenal. Poi storicamente confermarsi dopo un double è affar serio, e ovviamente sopra tutto c’è il capoccione mechato di Cristiano Ronaldo.
- Andrà al Real la prossima estate?
- Lo dicono tutti, ma sappiamo come funzionano le cose in Spagna. Becchi una stagione balorda, l’allenatore se ne va, il pueblo chiede nuove-elezioni-subito, i tempi si allungano, le volontà cambiano e si riparte da zero. Ma al di là di questo, come prenderanno i compagni l’agghiacciante estate di Cristiano, trascorsa tra canottiere traforate in Sardegna e puntamenti di piedi da ottenne? Ueh, ciccio, sei pur sempre quello che s’è cagato addosso in ben due occasioni nel finale di stagione. Ma chi ti credi di essere, che batti pure le punizioni a gambe larghe..
- Sì, vabbè, ma è pur sempre riuscito nell’impresa di migliorare i fenomenali score della stagione precedente, dominando ovunque.
- Già, e leggo che i compagni l’hanno accolto al ritorno dalle ferie distendendo una camiseta blanca col numero 7 cancellato. Però faccio ragionamenti da spogliatoio, in quella sede sono altri i tipi di discorsi che vengono fuori alle prime difficoltà. Sarà importante il ruolo delle memorie storiche che albergano all’Old Trafford, non a caso Ferguson piuttosto che privarsi di Giggs o Neville o Scholes (buon per lui che ormai il miglioratissimo Hargreaves può farlo rifiatare) preferirebbe votare conservatore. Aggiungo che Mad Pat Evra è il terzino sinistro più forte del mondo. Poi, sempre sullo United, non so se avete sentito l'ultima..
- No..
- Ok, non vi preoccupare ragazzi, non è niente di importante.
- Va bene. Ha già punzecchiato Scolari, quindi siamo in attesa della perizia sul Chelsea.
- Ma non so, da quando ha rotto con Mourinho pare che Roman faccia la corsa a circondarsi di gente improbabile, come quella tipa che ti molla e dopo un po’ piuttosto che tornare sui suoi passi e accettare l’errore va a farla annusare a mezza palestra dell’angolo. Intendiamoci, Scolari l’ultimo fallimento l’ha vissuto tanto tanto tempo fa (su Euro2008 c’è ancora riunita la camera di consiglio) ma non allena una squadra di club dal 2001, e non ne ha mai allenata una in Europa. Vabbé che siamo in un momento storico in cui un Lippi qualunque diventa campione del mondo, ma non esageriamo. Poi basta con questi allenatori che si portano dietro i pupilli per andare sul sicuro: in un’estate in cui Roman ha pensato più alle vacanze italiane e ad offrire mezzi Monopoli per Kakà, sinora gli unici acquisti del Chelski sono il terzino destro portoghese Josè Bosingwa, atletone dalla zampa veloce, e il connazionale Deco, che ora potrà toccare con mano quotidianamente e non una tantum i benefit offerti a Londra da zio Roman. Forse, però, mi faccio troppi bad trips io che m’ero già fatto la bocca a Terim. Grandissimo motivatore, Filippone dovrà attingere a tutte le sue doti psicologiche e a tutti gli aiuti delle maghe dei massaggi alle quali s’accompagna per lenire le ferite della sfortunatissima finale di Mosca, una partita nella quale il Chelsea ha spesso subito ma nella quale comunque è arrivata a una buccia di banana dal trionfo, quando tutto pareva apparecchiato per Grande Trionfo Abramovich Nella Terra Di Grande Madre. Squadra anzianotta, occhio al dualismo nevralgico tra Deco (grande Europeo, stagione da bollito) e Ballack (il contrario del portoghese, con in più l'ormai sinistra tendenza a collezionare secondi posti) e agli ultimi giorni di mercato che forse porteranno in dote qualcuno che dia una mano a Drogba (no, Anelka NO). Essien tornerà a erigere muraglie negre in mezzo al campo, finalmente colta l’eredità di Makelele, da segnalare la grossa prova di forza della società nei confronti di Frankie Lampard (ma ho il sospetto che fosse tutta una scenata, con Moratti coglionato per fare un dispetto a Mourinho), benissimo e ottimamente assortito il terzetto di scelte per la difesa formato da Ricardo Carvalho, John Sciolina Terry e Alex. Una cosa è certa: Scolari e Capello andranno d’accordo.
- Ci sembra eccessivamente nostalgico nei confronti di Mourinho..
- E te credo, queste prime punzecchiature tra Ferguson e Scolari sono roba da circolo CRAL. Poi non digerisco che sia approdato proprio in Italia, le sue interviste e le sue dichiarazioni mi sembrano sprecate. Come dite voi, perle ai porci.
- Il Liverpool è più silenzioso dello scorso anno, quando con un’imponente campagna di rafforzamento sembrava voler finire la siccità che in campionato dura dal 1990..
- Sì, effettivamente si è mosso poco, anzi dicono che i dindi di zio Sam siano finiti e per questo uno come Fernando Torres è sempre concupito. A differenza di Gerrard, ormai non ci prova più nessuno a . A fari spenti, potrebbe pure essere l’anno buono per fare una corsa in campionato d’alta quota e non il solito quarto posto deludente con motivazioni terminate già a Carnevale e attenzioni tutte sulla coppa. Gli ultimi mesi hanno conferito a Torres lo status di campionissimo: forse si tratta dell’attaccante attualmente più forte a livello internazionale, di sicuro è quello più completo. Una forza della natura così può lenire l’inizio dell’impercettibile declino di Stevie G, che è sempre il più forte di tuttima in un paio di occasioni l’abbiamo visto giocare più di meningi che non di istinto. Non è per forza di cose un segnale di debolezza, eh, ma il magone m’è venuto lo stesso. Sulle fasce è stata fatta chiarezza nelle seconde linee: l’acquisto di Degen implica che finalmente non vedremo più Chico Arbeloa in campo in una semifinale di Champions, Andrea Dossena sostituisce Riise e parte in seconda ruota rispetto al solido Fabio Aurelio. Le incognite in ottica campionato sono le stesse: riuscirà Rafa Benitez a gestire una rosa ampia non ruotando a caso gli uomini ma perseguendo una logica nelle rotazioni? E’ incredibile, lui che è un allenatore estremamente lucido e metodico a livello tattico va nel panico quando si tratta di scegliere. E’ come se nel suo mondo matematico non ci sia spazio per l’aut-aut. A peggiorare questo difetto di Rafa, che se non vince niente penso possa pure iniziare a fare fagotto (ma è la terza stagione di fila che lo diciamo tutti), la presenza alle Olimpiadi di tre pedine importanti come l’idolissimo Mascherano (quattordici polmoni in due con Dirk Kuyt), Ryan Babel chiamato a maturare presto e Lucas Pezzini.
- Non glissi su Peter Crouch..
- Beh, vista l’esplosione di Torres la sua presenza stava diventando oltre il superfluo, prova ne è che i soldi della sua cessione sono stati reinvestiti (con aggiunta) per assicurarsi Robbie Keane che è tutt’altra tipologia di giocatore: si tratta sempre di uno che non rompe, ma è contropiedista.
- Domanda secca: le vede salde ai primi quattro posti le Fab Four?
- Come in quattro delle ultime sei stagioni, direi di sì. Ma occhio, perché a White Hart Lane sta succedendo qualcosa di importante, qualcosa che voi italiani fareste rientrare nella vostra ossessione per la parola programmazione.
- Tottenham quinta forza, dunque?
- E di netto. Don Juande Ramos è arrivato, ha vinto un trofeuccio e dato un’occhiata alla sua prima stagione, si intasca uno stipendio record per gli standard nostranti. E ora ha preso ex novo due portieri, rottamando l’equilibrista Paul Robinson a Blackburn e assicurandosi il solido Gomes dal PSV (sì, quello che somiglia a un tapiro) e un anzianotti spagnolo su cui scommette in prima persona. Ma le cose più sensazionali in sede di mercato gli Spurs le han fatte in quella area di campo che va dal centrocampo a Berbatov (o Bent).
- Sentiamo..
- Giovani, carini (più o meno) e disoccupati (più o meno). Juande ha razziato alcuni dei migliori prospetti a livello europeo. Luka Modric, regista/trequartista al fosforo piaciuto assai in estate con
- Al Manchester City rivoluzioni più fuori dal campo che dentro..
- Beh, innanzitutto c’è Thaksin “Frank” Shinawatra che volente o nolente deve farsi piacere lo stile di vita occidentale. Se torna dalle sue parti l’ingabbiano alla velocità del suono, quindi così per non soffrire di saudade investe soldi nel calcio: me pare giusto. L’incredibile partenza degli ultimi mesi del 2007 vissuti in piena zona Champions e con Blue Moon tornata di prepotenza nelle charts aveva illuso troppo l’ambiente dei Citizens: poi si sono ridimensionati al loro livello, non il diciassettesimo posto che pronosticai ma un centro classifica poco prolifico. Però di soddisfazioni se ne sono tolte, hanno lanciato giovani (il grandissimo Micah Richards versatile colonna della difesa, il croato Corluka, Gelson Fernandes, l’energia del pischelletto Michael Johnson, la staffetta tra i giovani portieri Hart e Schmeichel jr) e una speranza ai loro tifosi che vivono da vent’anni circa nel cono d’ombra dei cuginastri e si son tolti la soddisfazione di vincere entrambi i derby. Ora c’è da costruire e Sven-Goran Eriksson non era l’uomo giusto: andato in Messico a guidare una nazionale futuribile, ha lasciato il posto a Mark Hughes, bravissimo e sovente giunto a matrimonio con fichi secchi nei quattro anni a Blackburn epperò uomo simbolo proprio dell’altra parte della città dei New Order ed eterno attendente della panchina di Sir Alex. Se verrà lasciato in pace farà buone cose. Incassato il gran rifiuto di Ronaldinho, il City ne ha surrogato le treccine e l’alma brasiliana con la salata acquisizione dal CSKA di Jo (c’è un accento circonflesso sulla O, cazzo di tastiere inglesi), tipo veloce e anche potente messosi in luce nelle partite di girone Champions contro l’Inter e ora impegnato (poco) in Cina. Oltre a lui il reparto offensivo si compone della cristalleria di Bojinov, poi c’è il razzente messicano Nery Castillo in cerca di riscatto dopo una stagione anonima passata tra Donetsk e appunto Manchester e il bomber dello Zimbabwe Ben Mwaruwari. Il leader resta sempre il brasiliano Elano, giocatore di sostanza e dalla silenziosa qualità, i cui attestati di fiducia sono tra le pochissime cose positive degli ultimi mesi di Seleçao. L’altro acquisto oltre Jo per ora è il roccioso difensore israeliano Ben Haim, ormai un veterano della Premier. A tal proposito butto lì un sospetto, mentre dalle cucine invito a servirvi del tè aromatizzato al luppolo.
- Prego.
- Hughes è stata una scelta del patron, ma non è che alle sue spalle prolifera silenziosa la minacciosa ombra di Avram Grant? Il personaggio pare fatto apposta per legare subito con Shinawatra, è perfetto per questi tipi di proprietari ricchi e scemi che amano tenersi in equilibrio tra la botte piena (intrufolarsi nelle scelte tecniche) e la moglie ubriaca (spogliatoio unito), ed in più mi pare difficile che non tenti di monetizzare i mesi comunque fruttiferi sulla panca dei blues. Staremo a vedere, sicuro se arriva la prima cosa che fa è prendere a calci in culo Darius Vassell.
- Sottovalutato da molti, l’Aston Villa è ormai presenza fissa alle spalle delle grandi.
- E lo resterà anche quest’anno, anche se la querelle-Barry (va o non va al Liverpool?) ha tenuto banco per tutta l’estate causando qualche strascico antipatico in seno alla tifoseria del Villa Park. I villans hanno nel solito Martin O’Neill un cervellone in panca: le sue squadre giocano un calcio lineare ma piacevole, un 4-4-2 molto coperto ma veloce nel ripartire. Il nucleo non è mutato di molto rispetto al sesto posto conseguito nella scorsa stagione, altra caratteristica del club nelle ultime stagioni. Cambio di portiere (fuori Carson e Sorensen, dentro nonno Friedel), perso a parametro zero capitan Mellberg destinazione Torino (commovente il saluto ai tifosi nell’ultima partita: era una trasferta e ha regalato magliette celebrative a tutti coloro che erano presenti) è stato sostituito in queste ultime ore dallo spagnolo Cuèllar, proveniente dai Rangers. Inalterata la linea d’attacco, con l’ottimo John Carew (il vero identikit dell’attaccante che servirebbe alla Roma) a sfruttare il moto del potente Agbonlahor e i cross del pirotecnico dribblomane Ashley Young, potenziato il centrocampo con l’arrivo di Steve Sidwell reduce da un anno di obiezione pallonara al Chelsea dopo i miracoli di Reading, le rotazioni si sono allungate sensibilmente in difesa (Shorey e l’altro Young, entrambi nel giro nazionale sino all’estate 2007) per dare tranquillità al recupero di Wil Bouma dopo l’orrifico infortunio alla caviglia patito in una partita di Intertoto. Potrebbero dar fastidio a molti anche in Uefa: per dire, vorrei proprio vedere tipo un quarto di finale Milan-Aston Villa.
- Brevi di cronaca sulle altre.
- L’Everton è reduce da un quinto posto che avrebbe potuto essere anche quarto (dopo quegli eccitanti ma infruttuosi
- ZZZZZzzzzzzzzz.. ah, sì. Ehm, a quanto capisco queste le vede salve.
- Sì, soprattutto in una stagione dove le retrocesse non paiono granché e hanno tutte il fantasma degli 11 punti del Derby County su di sé. Credo che un discreto botto lo farà il West Ham del ds italiano Nani: la spinta propulsiva della promozione di due anni fa si è esaurita, Curbishley è bravo ma non sarebbe la prima volta che fa registrare un mezzo flop. Il West Ham è una squadra con poco margine, i migliori giocatori o sono perennemente rotti (Dyer, Scott Parker, il francese Faubert: tutti attesi al ritorno in piena efficienza dopo una stagione passata al traumatologico e tutti già fondamentali, in più c’è Dean Ashton punta prolifica ma anch’esso soggetto a stop) o è Craig Bellamy. Bravo il giovane regista Mark Noble, gli hammers si sono poi rinforzati con Behrami, per me adatto al calcio inglese, e hanno fatto bene a lasciar perdere Freddie Ljungberg, ormai bollitissimo e troppo costoso e in considerazione di questo non capisco come faccia ad interessare
- Diceva delle neopromosse? (coff coff)
- E’ bellissima la storia dello Hull City, espressione calcistica di una delle città più orride d’Inghilterra e pervenuta alla promozione dopo spareggione risolto dal gol dell’autoctono di Hull, il 39enne ossigenato Dean Windass che ora è diventato un eroe nazionale e la cui autobiografia appare ai vertici delle classifiche di vendita. In seno alla spensierata tifoseria dei Tigers c’è la viva preoccupazione di fare una figura di merda, allo stesso tempo si sogna di prolungare l’abbrivio magico dell’impetuosa seconda parte di stagione e ripetere le gesta del Reading (mi mancano, cazzo) di due anni fa. Rinforzi esperti quali Mendy, Boateng e Anthony Gardner in difesa, i giocatori più rappresentativi saranno il centrale Michael Turner e il brasiliano Geovanni (preso dal City, lo scorso anno decise il derby mancuniano d’andata), l’ex nazionale Barmby che torna in Premier League con la squadra della sua città. Deano non è eterno, per salvarsi può bastare l’entusiasmo ma il potenziale offensivo pare davvero povero, dato che il ventenne Frazier Campbell (un grandissimo) è tornato al Manchester United alla fine del prestito. In secondo piano è così passata la promozione dello Stoke City, di ritorno nella massima divisione dopo 23 anni. Il club di Stoke-on-Trent che vide l’acme delle fortune di Sir Stanley Matthews ha mantenuto la rosa del secondo posto in Football League senza lasciare grosse rivoluzioni da far gestire al gallese Tony Pulis, La squadra non è pessima ma appare debole dietro, col solo portiere norvegese Sorensen quale novità. La coppia d’attacco è buona, formata dal giamaicano Ricardo Fuller (15 gol nella cavalcata vincente dei potters) e dal roscio Dave Kitson, lottatore dall’aspetto irish visto al Reading che meritava un palcoscenico più pregiato ma per il quale le lotte per la permanenza sembrano fatte dal sarto. Il maliano Big Mama Sidibe è il terzo incomodo. Tanti mediani d’esperienza di Football League chiamati a fare il salto di categoria con gli esperti (ma logori) Diao e Rory Delap, l’obiettivo è la salvezza e siamo suppergiù sulle stesse frequenze dello Hull. Chiude il West Bromwich Albion, che al secondo anno di gestione di Tony Mowbray dopo aver perso la finale play-off al primo ha dominato la stagione 2007-2008 grazie a un attacco che ha sfiorato i due gol a partita di media, permettendosi poi il lusso di una semifinale di FA Cup. I baggies per la gioia del supporter di lusso Goran Ivanisevic tornano così dopo due anni a sfidare i grossi club. In difesa, oltre alla bandiera Paul Robinson rinforzi di discreta qualità ed esperienza internazionale sono lo slovacco Marek Cech visto ad intermittenza in queste stagioni al Porto nel ruolo di terzino sinistro e l’ivoriano Meitè giunto dal Bolton. A centrocampo si punta grosso sulla versatilità dell’ex red devil Jonathan Greening, che a West Bromwich si è ritrovato dopo anni grigi, mentre si è persa un po’ di pericolosità offensiva dopo la dipartita di Super-Kev Phillips, che ormai di Premier League non ne vuole più sapere. Lo stangone ceco Roman Bednar proverà così ad aumentare i suoi già corposi score, in porta Scott Carson è un bel colpo di prospettiva. Se c’è una neopromossa che può scongiurare il rischio di tornare alla stagione 1997-98 (tre neopromosse, tutte retrocesse) e delle miriadi di lettere ed editoriali che mi chiameranno in causa per il troppo gap tra Premier e Fottoball League, potrebbero essere loro.
- …
- Signori, beh cosa c’è?
- No, è che.. ci sentiamo molto impressionati dalla sua arguzia e dalla sua disponibilità.
- Ah, ma è qualcosa tipo l’emozione, qualcosa che sembra bloccarvi lo stomaco?
- Esatto. E’ stata davvero una bella esperienza per noi e la ringraziamo di cuore.
- E aspettate il resto, ragazzi cari. Sapete, vi ho servito le stesse pietanze e lo stesso tè che ho servito l’altro giorno a Roooooo. Una cosa di poco conto, vi dicevo..
- (…)
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Roland Ranking:
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2. Arsenal
3.
4. Tottenham
5. Chelsea
6. Aston Villa
7.
8.
9.
10.
11. Everton
12.
13.
14. Middlesborough
15. West Ham
16. West Bromwich Albion
17. Fulham
18. Stoke City
19.
20.
- West Ham vs Wigan


preambolo: torna la musichetta della Champions allo stadio Franchi, a otto anni e un po' dall'ultima volta (un inutile pari interno contro il Bordeaux) e lo fa in un ambiente ebbro della felice risoluzione del Mutu-gate, una vittoria su tutto il fronte ottenuta con la ciliegina dell'aver gettato nella merda purissima la Roma, cosa che senz'altro non provocherà quelle reazioni autocompiaciute e dettate da un'ironia finto-iconoclasta che non appartengono di certo alla torcida viola, sempre pacata e sportiva e mai soggetta a qualsivoglia manifestazioni di sindromi di accerchiamento. L'avversario conosce bene quella musichetta avendola ascoltata in pompa magna nella scorsa edizione: lo Slavia Praga, infatti, beffò l'Ajax nel preliminare garantendosi così il passaggio a un girone nel quale riuscì addirittura a conseguire il terzo posto-Uefa in un derby fratricida (nostalgici semo) contro la tristanzuola Steaua Bucarest. L'urna magari non è stata benevola come con altre big, ma EP'h prorompe in un forte no nei confronti di piagnistei scaramantici: al di là dell'incidente diplomatico rumeno (avete esagerato Corvino la leggendaria prima pagina de Il Romanista che sintetizza il tutto) e dell'assenza grave dell'olimpico Montolivo la Fiorentina in estate si è rafforzata in maniera molto acuta, sia nel senso di acutezza di scelte che acutezza della forza economica dispiegata. Diego (e fratello a carriolo) ha allargato i cordoni della borsa griffata e tornerà oggi bello abbronzato nella città che l'ha incoronato Signore (a distanza) attendendo quell'ingresso nell'Europa che conta il quale senza qualche chiamata birbante di troppo avrebbe già potuto essere colto da un paio d'anni. La sensazione, poi, è che le squadre dell'Est difficilmente riescono a cogliere in castagna l'Occidente due volte di fila. Fiorentina-Slavia è l'unica delle sedici partite del terzo turno preliminare in programma per questa serata, ore 20.45 ma ancora non sappiamo se saremo costantemente dei vostri in quanto la linea w-less segue variazioni di ricezione simili alla volontà di Adrian di restare all'ombra del David: ad intermittenza.
formazioni:
Fiorentina (4-3-2-1): Frey; Zauri, Dainelli, Kroldrup, Vargas; Gobbi, Melo, Kuzmanovic; Santana, Mutu, Gilardino.
Slavia Praga (4-5-1): Vaniak; Suchy, Brabec, Latka, Hubacek; Janda, Gebre Selassie, M. Jarolim, Tavares, Svento; Senkerik.
Rai (2-0-1): Nesti, Collovati; Paganini.
0 min: Giorgia Surina 10.0 e anche più, fermate quella pubblicità. Sagra paesana al Franchi sulle note di O Fiorentina. Viola senza l'abbottato Gamberini, cechi con delle espressioni facciali da boscaioli.
2 min: GOOOOOOOOOOOOOOOOOOL. Punizione da ottima posizione, un sensazionale Adrian trafigge il portiere ceco (secondo il duo Rai è quello di riserva) apparso un po' in ritardo nel tentare di intercettare la parabola. 1-0.
5 min: telecamera del Franchi non a norma Champions, è messa storta e sembra che si stia giocando sul Mortirolo. Incertezza della difesa sventata da Kroldrup.
7 min: intanto ci viene fatta notare la presenza nello Slavia della mezzapunta Gebresilassie: ecco spiegata l'assenza del fondista etiope da Pechino.
11 min: Melo (ma è il figlio di Cetto Laqualunque?) grandissima personalità, nel cambio con Liverani il guadagno viola è sensibile. I cechi devono ancora raccapezzarsi, i piani sono saltati. Nel salotto improperi vari a Vieri da parte del tifoso viola presente.
14 min: bollettino terzini, il medio Zauri pare entrato nei meccanismi prandelliani meglio del fantacalciabile Vargas. Un aggiornamento dell'ultim'ora da Pechino: preoccupazione nelle autorità cinesi per l'imminente arrivo a Pechino di Claudio Lotito, fissato un incontro col premier Hu Jintao per mettersi d'accordo per il risarcimento danni dell'infortunio di Rocchi.
15 min: Lo Slavia entra improvvisamente in partita con una percossa nei confronti di Adrian.
19 min: da calcio di punizione buona palla per Dainelli che cicca la girata. Lo Slavia prova a cogliere l'occasione per ripartire, ma Gobbi e Kuz (pollice alto per l'acconciatura) fanno buona guardia. Gilardino, uno dei pochi ad aver già sentito live la musichetta di cui sopra, sinora due sponde e riga.
23 min: primi accenni di leziosismo fiorentino. Ma Smicer dov'è, perdio? Gilardino ha gli occhi meno impanicati di quando evoluiva a San Siro, ma mica poi tanto. Senterik è separato alla nascita con 'dres Iniesta.
29 min: Melo tra un po' si mette a dirigere pure il traffico della stazione di Campo di Marte. Angolo viola, nulla di fatto.
32 min: ah, la stella rossa sul petto dello Slavia. Frey non pare molto in palla, viene un mezzo brivido pure su una rimessa. Terreno di gioco in condizioni da campo di calcio: sì, ma il calcio toscano del Medioevo.
36 min: fasi interlocutorie, tanto che Gilardino si permette due palleggi da acrobata a metà campo. Lo Slavia resta compatto come una falange oplita, evidentemente attende cali fisici o errori dell'avversario. Du' palle, non c'è nemmeno Dossena a ravvivare l'atmosfera con un gioco di parole su Svento.
38 min: come non detto, sms di Dossena da Pechino: "Gilardino è un brevilineo che gioca da longilineo". Tiro a lato di Kuz, già la seconda volta che ci prova: occhio che il ragazzo ha la botta e il portiere non pare sicurissimo.
41 min: Nesti si produce in un agghiacciante "il Gila". Santana in versione operaia, Gilardino sfiora il raddoppo girando di testa a lato su proiezione sulla fascia di Kuz. Intanto Diego non avvistato in tribuna, in compenso lo spazio promozionale dei solari Bilboa è garantito dal nuovo (...) ct della nazionale italiana.
44 min: se negli ultimi dodici mesi qualche abitante di Almerìa ha visto frequentemente un corpulento omone aggirarsi nei dintorni dello stadio con fare eccitato, qualcuno lo rassicuri: non era un pederasta ma Pantaleo Corvino.
intervallo: finisce il primo tempo sull'1-0, partita che si è messa bene subito grazie alla punizione di Mutu. Per fortuna, perchè i viola al di là del fenomenale Melo non hanno mostrato grosse armi contro il pacchetto di mischia piazzato in mezzo al campo da Jarolim senior. Buonissimi invece gli aggiramenti sulle fasce: meglio Zauri (e Kuzmanovic in appoggio) della freccia Vargas, anche in fase offensiva. Il peruviano lontano da Catania soffre dei troppi lacci e lacciuoli che gli impediscono di accentrarsi e di sparare il siluto. Lo Slavia era sceso a Fiorenza sperando nel pareggino e ci sperano ancora, interessante l'esterno Hubacek. Giungono le prime dichiarazioni dal Franchi: "Speriamo di riabbracciare il nostro amico Luca Toni" (Andrea Della Valle). "Ah, presidente, c'è un'offerta per me dal Bayern?" (Adrian Mutu).
45 min: frattanto servizio del Tg2 su Aldo Montano, bello orgoglioso di un'agghiacciante acconciatura. Ai tifosi fiorentini che sono davanti allo schermo è istantaneamente tornato alla memoria QUEL rigore di Bobo Vieri tanto faticosamente rimosso. EP'h si scusa per la lentezza degli aggiornamenti: not (only) my fault.
46 min: si riparte. Cose da segnarsi per futuri usi: "la Fiorentina non subisce gol in casa da 323 minuti" (Nesti). Arriva il gelato, arrivederci Firenze.
54 min: gelato buono ma mi fa schifo il caffè. Da segnalare nel periodo non collegato (tuttoilcalciominutoperminuto copyright) una tramortente punizione del figlio di Sendero Luminoso e un'azione offensiva viola ironicamente condotta alla maniera della Roma (con Mutu nelle vesti di Totti). Un cambio nello Slavia: Gebre Silassie ad allenarsi sulla pista, entra il principe di Belaid.
57 min: GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLL. Gilardino di rapina sugli sviluppi di un corner, risolve con un colpo di testa un rimpallo propiziato da uno stacco dell'Onnipresente prelevato dall'Almerìa. 2-0, ora si sta meglio.
59 min: segnali di vita dal pianeta Praga per ora scarsi.
62 min: dentro Almiròn fuori l'indio, probabile il silenzioso Gobbi terzino sinistro. La vita nello Slavia si chiama mazzate: il principe di Belaid a forbice su Adrian, giallo.
63 min: occasionissima per i viola, prima rimpallo della difesa poi su arpionata di Gilardino Vaniak si trova il pallone nelle mani in presa bassa. Vantaggio meritatissimo anche nelle proporzioni, ottimo sinora il secondo tempo dei viola. Ci giunge intanto voce che all'arrivo all'aereoporto di Pechino il presidente della Lazio Claudio Lotito abbia così commentato: "scusate, ma se qui so' tutti pezzenti a chi cazzo ammollo Baronio e Mutarelli?"
71 min: fuori dal Franchi c'è un attempato bomber che chiede insistentemente al custode di poter batter un penalty. Nello Slavia in evidenza il vieirabile Tavares: l'unico ad azzeccare un lancio. Daje Cesarò, facce vedè 'sto Jovetic.
73 min: la prima reazione dopo questo innocuo calcio d'angolo che solo per un concorso di colpa generale della retroguardia Slavia è diventato il gol-fantasma (cit.) del possibile 3-0 è stata di cercare il telecomando per pigiare Standby. Una telefonata di moral suasion (ministerodegliesteri copyright) proveniente da Palazzo Chigi ha dissuaso dall'insano gesto.
74 min: escono Mutu e Gilardino, dentro Osvaldo (fenomeno) e Pazzini. Ovazione del Franchi nei confronti della bandiera Adrian, che non ha mai pensato di andarsene nemmeno per un momento. L'avversario è quello che è, ma sinora buoni lampi da Almiròn.
75 min: sciolgo per EP'h il sudoku dell'estate: fossi stato il Dittatore Viola con diritto di vita e di morte, io Mutu l'avrei venduto e pure in fretta.
78 min: da calcio d'angolo (ancora palla inattiva), azione di calcio toscano da due millimetri. Osvaldo a botta sicura, ma ancora viene negato il gol grazie a Santa Fortuna Ceca. Sms da fonte anonima sulla longilineità di Dainelli, il numero comunque è extraeuropeo.
81 min: l'argomento di discussione in salotto ora è una Sliding Door: eh, se in quella semifinale di ritorno fosse entrato Osvaldo anzichè quel beeeeeep beeeeeep beeeeeep.
86 min: partita che non ha proprio più un cazzo di niente da dire. Ancora bene Almiròn, se continua così cambio di buon lusso per tutti i ruoli a centrocampo anche se va detto che sta un po' oscurando Melo (forse stanco, eh).
89 min: ma esattamente, a parte un po' di esperienza Champions, quale sarebbe la differenza tra Pazzini e Gilardino? Tre minuti di recupero, lo Slavia pare proprio impossibilitato a siglare quel 2-1 che qualcosa riaprirebbe.
93 min: finita, 2-0. Punteggio che è più di un lasciapassare per la fase a gironi, basta fare un gol a 'sti mutilati e vai con la festa per le vie di Praga. basta, ba-sta, BASTA col terzo tempo. Addirittura hanno sfoggiato per l'occasione un tappeto viola.
du' righe: mentre in salotto si sentono lodi sperticate ed inni nei confronti di Mister Tod's, ecco un commentino finale. I viola giocano un primo tempo globalmente così così, ma sempre lasciando zero occasioni agli avversari. Nella ripresa si sciolgono e si vedono anche attimi di bel calcio, addirittura con dei giochetti di prestigio da parte di Zauri, quello che la lungimiranza e l'assenza di permalosità di parti del tifo non voleva vedere in maglia viola per una parata in un Lazio-Fiorentina che senza ricariche telefoniche poteva risultare fatale. Slavia mai pervenuto, una pochezza imbarazzante: al cammino dei cechi in Uefa il compito di determinare se sia stato merito degli ingranaggi difensivi di Prandelli. Migliori in campo l'autoritario e fantasioso Felipe Melo (effetti speciali a go-go), Zauri e una citazione anche per Santana, preciso e al servizio costante dei compagni. La sensazione è che quest'anno nel campionato italiano le squadre certamente più scarse della Fiorentina siano ulteriormente salite di numero, diciamo diciassette. Chiusura con un plauso ai commentatori Rai sempre a un passo dall'isteria collettiva; in pratica è successo che giocatori e staff tecnico fiorentini erano da un bel pezzo ai margini del rettangolo di gioco per attendere i colleghi e stringere loro la mano in segno di sportività, ma gli avversari sono andati prima a salutare i loro tifosi - raccolti dietro un inquietante striscione Brigata '99 - e nel fare ciò si sono distesi sul terreno di gioco, a mo' di falò sulla spiaggia con chitarra e canzoni di Battisti. Si ignorano tuttora le motivazioni del gesto, non questo vale per Nesti-Collevati che con velocità di tempo di reazione che manco Phelps gridano alla profanazione della tomba di De Coubertin e della salma di Franco Carraro pensando che i giocatori biancorossi volessero così rifiutare la stretta di mano amichevole degli avversari, mentre il mai sostenuto e sempre modesto pubblico viola inizia a spazientirsi e a fischiare. Tutto ciò sparisce dopo cinque secondi cinque: i praghesi si rialzano, applaudono i trasfertari giunti dalla Cechìa (cit. olimpica per il numero uno dei numeri uno Franco Bragagna) e si dirigono verso l'orribile telo da mare di colore viola. Di colpo torna il paradiso in terra, quella Firenze culla del Rinascimento e dei sani valori dello Sport Puro: tutti sorridono, gli uccellini cinguettanti si dirigono dall'Arno verso lo stadio, baci e abbracci e scambi di contatti Messenger tra le tifoserie, un ruscello sgorga improvviso con suono new-age dal cerchio di centrocampo, l'allenatore Jarolim viene omaggiato di una graziosa corona floreale da parte di un gruppo di bambini della scuola calcio Daniel Passarella, Adrian Mutu dona due euro e sessantadue centesimi alla Caritas locale.
'nu pochino de pechino
Questo è l’abbrivio azzurro al torneo cinese, che il vostro affezionato relatore si è perso avendo intenzione di seguire le orme boicotteggianti del maestro di vita Mo Gasparri, il quale è intenzionato a spegnere il proprio televisore al plasma al passaggio nello stadio pechinese della traditrice delegazione italiana: se non vogliamo perderlo definitivamente, qualcuno lo avvisi che le nazioni sfileranno seguendo l'alfabeto cinese. Il PD si è intanto detto abbastanza d’accordo ma con un compromesso: partecipazione alla cerimonia d’apertura sì, ma Antò Rossi e compagni dovranno sfilare in retromarcia. L’ormai celeberrimo e chiacchieratissimo siluro di Giovinco (più o meno forte di Messi?) ha spianato la strada alla nostra nazionale prima dei due rigori che hanno allargato lo score verso proporzioni da goleada. Opposta alla tara di un Honduras modestissimo cui non ha giovato per nulla l’esperienza del clima cinese di due dei suoi tre fuoriquota (il terzo è l’ex meteora napoletana Pavon, ingrassatissimo protagonista del rigore ciccato sul 3-0 che ai più ha ricordato l’uscita definitiva di scena dal calcio internazionale di Bobone Vieri) e buttando un occhio al bilancino degli avversari, l’Italia si candida quindi a un cammino interessante. Nell’altra sfida del girone D, è uscito fuori un 1-1 tra coreani e camerunensi che conferma la sensazione che i Leoni d’Africa siano lontanissimi parenti degli olimpionici 2000 e che se proprio si deve cercare l’immancabile sorpresa africana a cinque cerchi bisogna dirigersi più verso
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Queste invece le faticosissime vittorie rispettivamente di Brasile (spettacolare la sigla che introduce gli spazi olimpici di Rete Globo) e dell’Argentina. Chi scrive è persuaso che, così come quattro anni fa ad Atene, gli argentini abbiano una marcia in più netta rispetto all’intera concorrenza. Già dalla prima partita si vede come il leader emotivo della squadra sia Juan Roman Riquelme, tirato a lucido dopo mesi di toque ai ritmi più blandi del calcio sudamericano. Molto bello il primo gol: un lancio in profondità di Romancito che legge bene il taglio di Messi, a sua volta pronto a depositare il pallone in rete con un tocco d’esterno di pregevole fattura. Qualche difficoltà, piuttosto, sembra esserci nei movimenti del tridentissimo Messi-Lavezzi-Aguero (i cosiddetti automatismi), soprattutto gli ultimi due paiono pestarsi un po’ i piedi. Un primo piano del tecnico della Selecciòn olimpica Sergio Batista, il quale senza la barba fiammeggiante che svettava ai tempi della belle èpoque maradoniana assume contorni ancora più inquietanti, e la riproposizione dell’azione del pari ivoriano di Sekou Cissè possono confortare gli antagonisti dell’albiceleste (Italia, Olanda, Brasile l’ordine in cui mi piacciono, USA e Nigeria outsider). Il gol della vittoria giunge a tre minuti dal novantesimo, ed è essenzialmente un dirty joke dell’acrobatico duo Riquelme-Messi. Sulla respinta del tiro della pulce lesto insacca il sub Lautaro Acosta, che alla fine dei Giochi si unirà ai nuovi compagni di Siviglia. Da rimarcare, in considerazione del tridente più Riquelme alle spalle, la fondamentale presenza del bigger than life Javi Mascherano, che proverà a bissare l’oro ateniese di quattro anni fa.
Brasile, dunque. Una prestazione che nel primo tempo è stata brillante quanto la camicia indossata da Dunga. Non è la prima volta che il tennico, contestato in patria a livelli che manco Adriano ad una riunione di alcolisti anonimi, dimostra gusti modaioli quantomeno dubbi. Più d’uno direbbe che il sottoscritto dovrebbe tacere, ma a differenza di Dunga non ho passato degli anni a Firenze quindi fanculo. Questa versione olimpica del Belgio non è l’ultima zozzonata, anzi. Mentre sta tramontando un decennio nel quale hanno fatto pura tappezzeria pallonara, si sente parlare un giorno sì e l’altro pure di scissione tra la parte fiamminga e quella vallone della nazione e per dargli qualcosa di cui essere fieri si sono inventati l’Unione Europea, buoni buoni i belgi stanno ripartendo dai giovani per poter tornare quantomeno ad assaggiare la fase finale di un grande torneo. La coppia d’attacco Dembele-Mirallas è buona, De Mul è un interessante ninnolo di mediana, dietro c’è il leader Kompany che due anni fa pareva sul punto di interessare a mezzo salotto buono europeo ed invece ora vive giorni alterni ad Amburgo. Nella ripresa, di fronte a un Brasile dai tratti offensivi ridisegnati in una maniera più razionale (sms a Carletto: Pato punta centrale no, lo so che non la passa mai ma è così), hanno tentato di colpire in contropiede e per poco non riuscivano a pigliare in castagna una retroguardia guidata dal futuribile Breno (vae victis.. vabbè). L’espulsione proprio del lider maximo Kompany prima e di Marouane Fellaini ha probabilmente girato il torneo di entrambe le squadre: in 10 contro 11 il Brasile è riuscito a segnare con il regista d’attacco Hernanes, notevole sia nel dare vita all’azione sulla sinistra che nel concludere in rete dopo esercizi obbligatori di dribbling, poi tutta vita sino al fischio finale che echeggia nello smog rarefatto della rivoluzione industriale cinese del Duemila. Ronaldinho poca roba, più che bene i terzini già ben noti in campo internazionale Rafinha e Marcelo.
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Gruppo A:
Australia-Serbia 1-1 (69' Zadkovich, 78' Rajkovic)
Argentina-Costa d'Avorio 2-1 (43' Messi, 53' Cissè, 86' Acosta)
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Il pareggio tra gli aussies e i serbi aumenta le chance di passaggio di turno della Costa d'Avorio. Da notare che, con la sola eccezione degli australiani al posto dell'Olanda, questo gruppo per tre quarti ricalca quello della morte dei mondiali 2006. Prossima recita argentina domenica contro l'Australia. Unico fuoriquota australiano il famigerato Archie Thompson, il cui posto negli annali calciofili è garantito dai 13 (tredici) gol con i quali stese le Isole Samoa in un 31-0 che certamente avrà avuto il suo peso nella decisione della federazione australiana di abbandonare i demenziali gironi di qualificazione mondiali dell'Oceania e annettersi all'Asia.
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Gruppo B:
Nigeria-Olanda 0-0
Giappone-Usa 0-1 (47' Holden)
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La vittoria contro i nipotini della New Team e della Toho con gol del Giovane Holden pone gli Stati Uniti (Adu-McBride la coppia d'attacco) in vetta al girone. La Nigeria e la forte Olanda giocano a non farsi male, le due migliori sono loro ma occhio che il girone è di livello medio-alto: Giappone e USA tradizionalmente puntano molto sui movimenti giovanili.
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Gruppo C:
Brasile-Belgio 1-0 (79' Hernanes)
Cina-Nuova Zelanda 1-1 (53' Brockie, 88' Fangzhuo Dong)
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I padroni di casa sono salvati da Fangzhuo, che Sir Alex fa scaldare solo in caso di disperazione o nelle celebrazioni di fine stagione. Il Belgio è la seconda forza del girone, ma dovrà vincere la prossima sfida contro la Cina senza i due espulsi di ieri. Nuova Zelanda con tutta gente che gioca tra gli aborigeni, tranne i tre fuoriquota tra cui spicca il Ryan Nelsen capitano del Blackburn. Da questo gruppo uscirà verosimilmente l'avversaria ai quarti dell'Italia.
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Gruppo D:
Italia-Honduras 3-0 (41' Giovinco, 45' Rossi rig., 52' Acquafresca rig.)
Corea del Sud-Camerun 1-1 (67' Chu Young Park, 81' Mandjeck)
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Il Camerun di conosciuto ha qualche difensore e poco più, mentre la Corea schiera la solita masnada di replicanti dal nome impronunciabile. Carne da cannone anche per una versione pallida del Brasile?
Europeans

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Caro Beppe,
perdona la mia invadenza ma come mai questa assenza prolungata? Come hai passato gli ultimi giorni di Europeo?
Beppe (Crema)
Vi ho fatto spaventare, eh? Seriamente, caro omonimo, sai che ho molte rubriche ed articoli da curare, il progetto Pizza Italians da portare avanti e libri già commissionati e pagati. Mi sono così preso una vacanza, e ho visto semifinali e finale lontano dal mio salotto milanese. Ho pensato a un viaggio verso l’Est Europa, così il giorno di Germania-Turchia ero dalle parti dell’istituto di cultura italo-turca assieme alla spiritosa ed originale Serra Yilmaz, mentre durante Russia-Spagna mi sono concesso una birra in un pub dietro
Ehi Beppe,
dopo il fallimento di Donadoni ecco il ritorno di Lippi. Non sono soddisfatta della scelta, mi sembra in controtendenza e il Sudafrica non è poi così lontano…
Vanessa Rossi (Milano)
Giusto quelle migliaia di chilometri, Vanessa. Al di là della spiritosa ed originale battuta geografica non dobbiamo dimenticarci, nonostante questo Europeo sottotono (ma non è una critica a Donadoni, che stimo), che siamo i campioni del mondo. Posso confermare che Lippi è lo stesso della vittoriosa campagna di Germania: logico, serio, disponibile con la stampa, alla mano, uno che non fa favoritismi tra questo e quel giocatore, biondo e pallido. Ne ho avuto conferma qualche settimana fa quando sono andato a trovarlo al mare nel suo buen retiro versiliano, proponendogli di seguirmi in Sudafrica per un ciclo di conferenze nelle università locali. Marcello è molto in forma nonostante i quasi due anni di lontananza dalla panchina, infatti per tutto il tempo che mi sono fermato sulla sua barca mi ha diretto con autorità come se fossi un terzino (anzi, un mozzo)!
ps- visto che roba
Caro Severgnini,
‘sto Mourinho inizia a starmi sulle scatole. Sono interista dai tempi di Herrera e credo che il tecnico portoghese pensi più a costruire il suo personaggio che ad occuparsi della squadra. Arriva e subito si crede di fare come vuole. Come gestirà i tanti galli del pollaio? Perché abbandonare l'arioso 4-4-2 di Mancini che ha portato tre scudetti? E poi, quella storia delle porte chiuse in allenamento già da luglio: sarà mica troppa paranoia?
Roberto Fusi (Busto Arsizio)
Il calcio è bello perché ognuno lo vede a suo modo, non esiste oggettività. Tutte le opinioni hanno pari legittimità, per questo quando mi scocciai di fare il giornalista a New York mi dissi che avrei potuto mettermi a scrivere di calcio (e di sport). Amico RF, io non sono un grosso esperto di tecnica ma ho scritto molti libri e saggi sullo sport (e sull’Inter) e quindi posso esprimermi con cognizione di causa. Io dico che Mou-Mou (soprannome spiritoso ed originale, non vedo l’ora di comunicarglielo perché vedo Mourinho desideroso di liberarsi dell’aura dello Special One, come dicono gli inglesi) è un vincente nato, ha vinto tutto, è scrupoloso e metodico (con quel blocchetto degli appunti in mano mi ricorda un mio soggiorno a Parigi quando cercai l’ispirazione per un romanzo girando per i cafè degli scrittori esistenzialisti) ed ha subito legato con l’ambiente e con lo spogliatoio. Quanto all’incidente dell’allenamento a porte chiuse, non sono molto informato sull’accaduto ma rispondo con una battuta simpatica ed originale, cioè una di quelle che il mio amico Marino Bartoletti non sarà mai in grado di fare: quando si chiude una porta si apre un portone. Che il portone stavolta si chiami Champions?
ps- ho letto che Mourinho in un’intervista ad Inter Channel sull’episodio fa un paragone col cinema: anche se sono un appassionato che vorrebbe seguire i ciak non posso farlo e devo aspettare la visione al cinema. Ottima metafora, mi piace e rilancio. Perché anche voi vorreste tanto essere qui, vedere come nascono queste mie risposte o i miei articoli o i miei libri, ma è difficile. L’unica cosa che potere fare è recarvi in edicola oppure in libreria. E pagare.
Gentile Beppe,
incombono le Olimpiadi cinesi. Cosa pensi della questione del boicottaggio e dei problemi di opportunità di partecipare e deontologia sportiva che sono venuti fuori?
Serena Bassi (Bologna)
Prima di entrare nel merito della tua domanda lasciami fare una considerazione: saranno le prime Olimpiadi a prova di cane, infatti saranno… pechinesi! Ti ricordo che quattro anni fa, per i Giochi di Atene 2004, partecipai alle cronache delle cerimonie di apertura e di chiusura con gli amici della Rai, dopo essere stato per tutta l’estate a ripassare vecchi testi di geografia, atlanti e i miei libri sugli usi e i costumi delle popolazioni di mezzo mondo e degli Italians in vacanza. Nella capitale greca feci anche un grandissimo scoop alla vigilia dell’inizio delle gare di atletica: sapendo dalle mie esperienze che i greci alla fine del pranzo pasteggiano ad ouzo e poi parlano di corse clandestine di lucertole seguii questa pista e rintracciai i latitanti atleti Kenteris e Thanou, e ricordo che attraversai la strada prima che sfrecciassero in moto sulle dissestate strade che collegano le colline al centro metropolitano di Atene. Le Olimpiadi sono questo, è fratellanza, è la magia del villaggio olimpico con i migliori atleti di tutto il mondo che mangiano assieme alla mensa, sono gli eroismi e le storie su cui noi giornalisti che sognavamo di diventare letterati ci buttiamo a pesce perché compensano la nostra assenza di inventiva. Non so ancora se partirò per
Buongiorno Severgnini,
cosa ne pensa dell’acquisto di Ronaldinho? Non mi venga a dire che adesso il Milan non è il grande favorito per il prossimo campionato.
Tiberio Saverio Orlando (Cefalù)
L’arrivo di Ronaldinho nel nostro campionato è certamente una boccata d’aria fresca, sono rimasto impressionato dall’entusiasmo imponente che ha creato e dallo stile della sua presentazione a San Siro. Bene ha fatto












Abusatissimo e un po' stufoso il leit-motiv degli ultimi giorni: una volta tanto ha vinto chi ha giocato meglio. Di sicuro è stata la finale qualitativamente migliore dal 2000, grazie alla Spagna dei giovani ninja che già formatisi vieppiù e al colmo della gloria hanno scalato la montagna della Saggezza ma anche in parte per una Germania che all'inizio del secondo tempo ha sciorinato una quindicina di minuti di solidità ed orgoglio davvero tostissimi. Ma a suo modo quattro anni fa la Grecia meritava tanto meno di quei cazzoni di portoghesi?
Poi, ancora, facciamo un giochino. Quanti crucchi sono inseribili nella Top5 mondiale del proprio ruolo? Forse il Ballack uscito bene dalla stagione inglese ma io dico di no, certamente no l'idolissimo Bastian e il mezzosangue Podolski, forse Klose che ormai viaggia su livelli di affidabilità assoluti. Cioè, questi per tentare di cogliere il golletto per il supplementare hanno dovuto sciorinare il duo Gomez-Kuranyi, due impediti totali al cui cospetto persino Bobone Vieri (quello di Firenze) fa la figura di Garrincha. Onestamente, eccetto Ballack dove sono questi durante la stagione?
E la Spagna, quanti Top5 ha? Il sublime Casillas di sicuro (anche Top3 se non Top2), Sergio Ramos sicurissimo e anzi è Top1 dei terzini destro, Puyol pur se non ha più l'allungo sul breve con cui si rivelò alle Olimpiadi australiane mantiene tigna e presenza da poterlo far rientrare nei cinque centrali più forti al mondo, Fabregas nella categoria jolly va poco lontano dalla prima piazza così come Fernando Torres in qualità di prima punta e Villa quale tremendo scorer. Mettici anche il confronto tra i vari Xavi, il pallinissimo Silva, Iniesta, Xabi Alonso - tutti con almeno quattro campagne di Champions alle spalle - col resto del centrocampo tedesco (Hitzlsperger simpatica faccia da venditore di sanitari, ma contro quella mediana davero davero chi cazz'è?) e davvero a livello di peso qualitativo da sbattere sulla bilancia della finale non c'era storia, tipo il Vae Victis di Brenno. Quindi pollice su per la Germania, nonostante abbia convinto praticamente mai, nonostante abbia beccato la bellezza di sette gol in quattro partite (Austria e Polonia non esistono) e nonostante credo che faranno fatica a vincere qualcosa per un po'. La parte facile di tabellone in cui l'hanno indirizzata è stata adeguatamente sfruttata.
Rotto il ghiaccio che da decenni e decenni implicava figuracce in campo di proporzioni pari alla prosopopea dei propri fogli quotidiani sportivi, gli spagnoli hanno davvero tutto per aprire un ciclo. La stessa cosa si era detta per la nazionale di basket vittoriosa ai Mondiali 2006, che poi lo scorso anno si è fatta magistralmente ciulare l'Europeo casalingo dalla Russia (e nel basket l'Europeo vale più dell'alloro iridato, oltre che per i valori in campo anche per il prestigio). E sappiamo come il prossimo scoglio si chiama Sudafrica 2010, con tutta la follia che un mondiale africano può portare, tipo che pensando al 2002 alla finale di Johannesburg sarà Iraq-USA. A Blatter piacendo, come quello nippocoreano potrebbe essere un mondiale nel quale i campioni uscenti escono al girone dopo 270' di astinenza da gol, zeppo di incognite tali da poter riesumare quei fantasmi mollaccioni che l'Espana En la Final (così la celebravano gli Erasmus spagnoli durante la semifinale, increduli nel dover dare una definizione alla parola “finale” presente nei loro dizionari personali) pensa di aver scacciato domenica sera. Un'altra incognita sarà il trapasso di El Viejo Aragones, del quale ancora si ignora il successore. Non entriamo nel capitolo scelte tattiche, perché l'ignominiosa staffetta tra il sublime Torres (super anche quando non segna) e il sosia con più brillantina di Alberto Tomba ci è rimasta qui. Però gli va dato atto di aver azzeccato al 100% la Lista dei Ventitré, di essere stato il bravo analista dello spirito di rinnovamento e del voltare pagina (lui che ha 70 anni e ad ogni inquadratura in panchina pare affetto da attacchi di demenza senile) e di aver creato un gruppo che davvero ha tritato tutti, partite mai in discussione con la sola vistosa eccezione della nazionale di Bob Donadoni, con la perla della lezione di calcio inflitta agli indolenti russi. L'età media è giovanissima, lo stesso capitan Iker acclamato durante la premiazione dalle Erasmus spagnole assise SOPRA i tavolini del locale al grido di “guaaapoooooooooooo” non ha ancora 30 anni. Il calcio moderno abbiamo visto quanto logori, soprattutto ad altissimo livello, vedremo se con la pancia un po' più piena gli equilibri degli eroi austro-svizzeri cambieranno. Una cosa va comunque cambiata, sempre pensando al mucchio selvaggio di teneri spagnoletti sparsi per Bologna nell'attesa della loro Prima Volta. Ecco, magari la prossima volta sarà un po' più sofferta, ci sarà qualcuno più forte di questa Germania e allora meglio non cantare Esto Partido Lo Vamos A Ganar al minuto 68 oppure Campeones de Europa (sul ritmo di Seven Nation Army, peraltro) al minuto 82. Che io non c'ero durante lo 0-0 (sì, era uno 0-0 e il migliore in campo è stato il vostro portiere) contro l'Italietta di Bob, e chissà se cantavate sino ai rigori.
Guardando oltre l'atto finale, sono stati gli Europei delle orribili mascotte, del fare gruppo in spogliatoio di Antò, del matrimonio di Domenech, dell'occasione persa olandese, della camicia sbottonata di Fatih Terim (n.1 e dite voi dove avete letto la prima volta lo sgubbe circa il suo annusamento con il Napoli di De Lamentiiiiiiiiiiiiis), degli eroismi monumentali di Ibrahimovic, della Grecia del ringiovanitissimo Otto che alla prima partita fa catenaccio pure stando sotto 2-0, dell'arbitro svedese lampadato degno erede di Frisk, degli inglesi a casa, del duello in centoventi secondi Bilic-Terim, della fine del ciclo ceco, della Romania che chissà se se l'è venduta, del ritorno al fumuro di Cristiano Ronaldo (che a questo punto non merita il Pallone d'Oro).
Una citazione anche per l'arbitro Rosetti, che è riuscito ad incamminarsi lungo i sentieri dell'isteria - portando mano nella mano con sé anche la tensione della partita - pure in una partita sostanzialmente calma e senza pregressi come quella di domenica sera.
Per finire, un ringraziamento a Mamma Rai che in questo Europeo ha profuso energie come da tempo non le accadeva. Ebbri dell'esclusiva sul territorio nazionale, i geni di viale Mazzini hanno proposto al pubblico un emozionante tourbillon di facce, programmi, salottini, rubriche, citazioni, controcanti, highlights e piacenti addette al mondo di Internet (mai una volta citati o linkati, maledette arpìe) con una perla e due protagonisti assoluti che si staglieranno nel Blob della memoria collettiva del paese. Indimenticabile il blackout totale durante Germania-Turchia, con il tocco surreale della moviola discussa con la partita ancora in corso (Biscardi who?) e un Frankie Lauro intento a tenere tutta la baracca del servizio pubblico sulle sue spalle abituate più a cogliere il cerone colante dal capo oppure a venire colpite da mefistofeliche palle di carte dei palasport di mezza Italia che non a tale gravoso compito. Molto calato di colpi Galeazzi rispetto alle indimenticate riletture dei giornali portoghesi di quattro fa, forse essendo El Bistecùn nel pieno della preparazione per Pechino, l'award Best Moment for an Inviato va all'intervista pre-Italia-Spagna di Amedeo Goria al re Juan Carlos, un siparietto intitolato Come Togliere Solennità ad un Discorso col primo che s'inventava lì sul momento tortuose grammatiche spagnole da italiano che va a sbronzarsi e sentire la techno a Lloret de Mar e l'altro che tra le righe tentava di rammentare al cialtrone col microfono in mano i suoi natali romani parlando un buon italiano, senz'altro migliore del 50% della redazione di Raisport. A proposito di Raisport, con i due protagonisti di bisbocce si vola altissimo: la querelle longilineo/brevilineo e tante altre mortali scempiaggini di Beppe Dossena e il frullo di baffi costante lungo le molteplici estensioni di palinsesto del Marine Bartolette, uno che ti lascia la sensazione di saperla lunga anche se non dice (e non sa) proprio un cazzaccio di niente e le cui prestazioni agonistiche stanno facendo pensare i vertici di Sky Italia di dedicargli un canale tematico in diretta per 18 ore al giorno senza sosta nè pubblicità. Da tramandare ai posteri anche il commento del duo Nesti-Dossena (eccchisennnò?) ad Olanda-Romania, fortunatamente sottratto dall'oblio di tutti noi che stavamo guardando l'Italia dalla meritoria riproposizione in un Blob di due sabati fa, sotto la dicitura banda degli o-nesti e genialmente piazzando alla fine della querelle su biscotti e biscottini la scena del musical del pasticciere trozkista di Aprile. L'effetto combinato delle grida di un Nesti licantropo vero, in tutta onestà mai sentito sfiorare nemmeno un ventesimo di tale enfasi, e delle retromarcie, incartamenti e gorghi logici in cui andava ad infilarsi il buon Beppe è pari a quello provocato dal primo ascolto di Loveless dei My Bloody Valentine.
Grazie a tutti ragazzi, di cuore. Grazie anche a noi tre.
Russia 1-Igor Akinfeev; 22-Aleksandr Anyukov, 2-Vasili Berezutski, 4-Sergei Ignashevich, 18-Yuri Zhirkov; 17-Konstantin Zyryanov, 11-Sergei Semak, 20-Igor Semshov, 9-Ivan Saenko; 10-Andrei Arshavin, 19-Roman Pavlyuchenko
Spain 1-Iker Casillas; 15-Sergio Ramos, 5-Carles Puyol, 4-Carlos Marchena, 11-Joan Capdevila; 19-Marcos Senna; 6-Andres Iniesta, 8-Xavi, 21-David Silva; 7-David Villa, 9-Fernando Torres
min 0. tah-dah, eccoci qua per la seconda semifinale di euro 2008. spagna in maglia gialla, cioè no, oro. anzi senape. è aragones che parla: dice che a lui l'amarillo porta rogna. civoli etichetta guus "santone". apriamo quindi un contatore di "santone". santone-counter ® (1) .
min 2. scusate ma stasera è splinder che pianta un po' di grane.
min 5. akinfeev salva su una conclusione di torres dalla corta misura. buon inizio delle furie gialle/anzi oro/anzi senape e rossija poco peried. lo stilista sembra soffrire la fisicità di sergio ramos.
min 8. bagni e io lo conosco bene parte uno. sergej semak. lui li conosce bene tutti. ma tutti tutti tutti.
min 10. mossone di aragones che pianta torres largo a destra a stoppare le sgroppate di zhirkov e testare le sue qualità difensive. tracciante di david villa che akinfeev respinge a mani aperte.
min 13. russi che non riescono a sviluppare le loro trame senza che arrivi uno spagnolo a 200o all'ora a fare pressing. urgono correttivi e/o incentivi di roman.
min 14. incentivi di roman: una nave, un elicottero, una dacia in ciukotka, una foto di raissa gorbaciova da giovane. lo stilista apprezza a punta puyol che lo abbatte. punizione.
min 15. bomba di pavlyuchenko che svelle la ruota del prater.
min 16. tore bagni e io me lo ricordo bene parte uno. stanislav chercesov e i suoi baffoni.
min 17. prima discesa di zhirkov e il cross scentrato. roman dacce più incentivi.
min 20. altri incentivi di roman: la cupola del cremlino, un gulag, 67 barili di nafta, un orso di peluche raffigurante misha la mascotte di mosca 1980, una uaz 4per4.
min 22. la spagna sembra già essersi assopita e i russi cominciano a colonizzare la metà campo iberica.
min 23. tore bagni non si ricorda dove giocava zyrianov.
min 25. il sempre garrulo marchena interviene a sproposito dopo un contrasto saenko-capdevila.
min 26. figura da peracottaro di iniesta che contolla un difficile pallone di xavi (tore: pirlo un cazzo!) e poi lo cicca tristemente. aragones chiede all'uefa il cambio di maglie nell'intervallo.
min 28. fallo di zyrianov su silva che nella caduta perde l'uso degli arti inferiori. la punizione seguente viene calciata sapientemente da villa che tenta di farla rimbalzare davanti ad akinfeev per sfruttare il manto erboso viscido (piove a bestia).
min 30. fantastica conclusione di pavlyuchenco che si gira in un fazzoletto dopo una bella scivolata dell'onnipresente zyrianov. palla che sarebbe uscita ma casillas s'allunga e tocca. de bleeckere non vede.
min 33. david villa s'è fatto la bua e deve forzatamente lasciare il campo sostituito da cesc fabregas.
min 34. ancora pericoloso pavlyuchenko che prima controlla una palla nell'area piccola e viene contrato da marchena in extremis, poi gira di testa un cross di anyukov dalla destra.
min 36. l'uscita di villa (s'è stirato calciando la punizione di prima) fa sì che torres diventi l'unica punta e liberi la fascia destra a un duello sergio ramos-zhirkov che si preannucia sugoso.
min 38. numero da fuoriclasse di torres: sombrero a zhirkov dopo palla difficile uncinata col destro e sinistro ciabattato che akinfeev para.
min 42. torres sta mettendo alla frusta la difesa russa con un movimento sfiancante che farà sì che aragones lo sostituirà con david (fonte) guiza più o meno al 60esimo.
min 44. per me i russi stanno facendo gli gnorri come non mai. ogni volta che hanno la palla paiono gigioneggiare alla ricerca degli spazi giusti, che il centrocampo corazzato spagnolo non concede almeno per ora.
min 45+1. uno scontro tra i futuri compagni di squadra arshavin e puyol chiude un primo tempo abbastanza contratto e avaro di emozioni. l'infortunio di villa è tegola non da poco per i toreri. inoltre, al momento dell'uscita dal campo ha mostrato che oltre alla maglia non gialla e non oro aveva la sottomaglia dello stesso non colore. aragones è impazzito è ha chiesto l'abolizione dell'amarillo dalla tavolozza dei colori.
intervallo:

il nostro cestofilo ibba ci segnala che yuri zhirkov è talmente duttile e poliedrico da essere stato acquisito dalla joventut di badalona.
negli spogliatoi i giocatori russi sembrano essere stati avvicinati da roman che ha promesso ad ognuno di loro una serie di ulteriori benefit. tra essi sembrano esserci: il coro dell'armata rossa, il corpo imbalsamato di lenin (diliberto suca), il vero orsetto misha, una lada niva assettata a limousine, una foto autografata di cenienko e la prima pagina della pravda in cui si annunciava il raffreddore di andropov.
min 46. riprende la partita e subito zyrianov viene depredato dello scarpino destro da fabregas. nessun cambio da parte degli allenatori.
min 48. ennesima discesa dell'esuberante sergio ramos e cross liberato da anyukov.
min 49. goooooooooooooooooooooooooollllllllllllllllllllllllllllllllllllllllll xavi 1-0.
min 50. azione di iniesta sulla sinistra che si accentra e calcia in porta. la palla viene intercettata dall'accorrente xavi che la spedisce in fondo al sacco.
min 51. contropiede manovrato di silva e assist per torres che spedisce alto. spagna che sente la partita in pugno e tenta di approfittare del disorientamento russo.
min 54. la spagna ha campo e lo sfrutta con manovre avvolgenti di alta qualità. in effetti chi accusa bob di non aver impostato una gara offensiva domenica sera dovrebbe andare a nascondersi.
min 56. doppio cambio di hiddink. via semshov e saenko, dentro bilyaletdinov e sychev.
min 60. spagna padrona del campo. azioni manovrate su azioni. stanno facendo il gioco caro a hiddink e i russi non ci stanno capendo niente.
min 62. torres non sfrutta il millesimo cross di sergio ramos e colpisce goffamente il pallone spedendolo a lato.
min 63. fallo sporchissimo di marchena su sychev ai limiti dell'area. la punizione non sortisce effetto alcuno.
min 66. i russi dimostrano al solito poco carattere e non riescono a reagire in alcun modo. tutti i contrasti sono vinti dagli spagnoli, tutte le palle vaganti sono iberiche. nelle file dell'orso regna lo sbigottimento.
min 68. ho sbagliato di 8 minuti. fuori torres, che aveva anche chiesto un rigore, dentro guiza. entra anche alonso per il goleador xavi. vediamo se i russi approfittano dei cambi cervellotici di aragones.
min 70. non ne approfittano: prima fabregas poi alonso scaldano i pugni di akinfeev.
min 72. prima iniziativa di guiza, che prima rischia di perdere l'uso delle anche, poi scentra il traversone.
min 73. goooooooooooooooooooooooollllllllllllllllllllllllll david guiza. 2-0
min 74. cervellotici sta ceppa di cazzo. cioccolatino di fabregas per guiza che scatta sul filo del fuorigioco e uccella akinfeev in uscita. poi sorvoliamo sull'esultanza dell'arciere idiota.
min 77. anticipo numero 6765 di charly puyol che dimostra una condizione fisica straripante. russia che attende con trepida attesa il triplice fischio finale.
min 79. lo stilista cicca l'ennesimo pallone e viene dileggiato dal pubblico ispanico. come tutti i grandissimi talenti puri quando arriva la giornata no sono cazzi acidi.
min 81. gooooooooooooooooooooooooooooollllllllllllllllllllllllllllllllllll. david silva 3-0
min 82. sontuosa azione spagnola in contropiede con rifiniutra regale di fabregas per l'accorente silva (che civoli chiama villa) che chiude il conto con un sinistro facile facile. il principe e la giornalaia copulano in tribuna.
min 84. il computo delle due gare dice spagna 7 russia 1. ammazza che lezione.
min 85. gli incentivi vengono stipati sugli elicotteri di roman.
min 87. sergio ramos non riesce a contenere i propri muscoli e provoca una punizione che arshavin recapita sulla testa di sychev. iker è felino e respinge.
min 89. guiza sfiora la doppietta personale, akinfeev gli nega la seconda rappresentazione dell'arciere tossico.
min 90. avvistato diliberto nei pressi di un elicottero di roman.
min 90+2. triplice fischio finale a vienna. lezione di calcio spagnola e della matrioska meccanica rimangono meri cocci qui e là. eccezzionale lettura della gara di aragones (col senno di poi che gli vai a dì?), supportata da una condizione fisica eccezionale dei suoi e dalla serataccia dello stilista e company. nn mi ricordo quale è stata quella squadra e qual è l'allenatore che ha costretto questi a 120 minuti di tiri da fuori e spaventi difensivi in serie. mi pare non sia versiliano.
pagelle alla spina:
riflessione finale: ma le maglie (non) gialle non portavano rogna?
altra riflessione: ma tore bagni, quante madonna di partite vede all'anno?
ulteriore riflessione: santone-counter ® (2) scorer: frankeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeno

