











Abusatissimo e un po' stufoso il leit-motiv degli ultimi giorni: una volta tanto ha vinto chi ha giocato meglio. Di sicuro è stata la finale qualitativamente migliore dal 2000, grazie alla Spagna dei giovani ninja che già formatisi vieppiù e al colmo della gloria hanno scalato la montagna della Saggezza ma anche in parte per una Germania che all'inizio del secondo tempo ha sciorinato una quindicina di minuti di solidità ed orgoglio davvero tostissimi. Ma a suo modo quattro anni fa la Grecia meritava tanto meno di quei cazzoni di portoghesi?
Poi, ancora, facciamo un giochino. Quanti crucchi sono inseribili nella Top5 mondiale del proprio ruolo? Forse il Ballack uscito bene dalla stagione inglese ma io dico di no, certamente no l'idolissimo Bastian e il mezzosangue Podolski, forse Klose che ormai viaggia su livelli di affidabilità assoluti. Cioè, questi per tentare di cogliere il golletto per il supplementare hanno dovuto sciorinare il duo Gomez-Kuranyi, due impediti totali al cui cospetto persino Bobone Vieri (quello di Firenze) fa la figura di Garrincha. Onestamente, eccetto Ballack dove sono questi durante la stagione?
E la Spagna, quanti Top5 ha? Il sublime Casillas di sicuro (anche Top3 se non Top2), Sergio Ramos sicurissimo e anzi è Top1 dei terzini destro, Puyol pur se non ha più l'allungo sul breve con cui si rivelò alle Olimpiadi australiane mantiene tigna e presenza da poterlo far rientrare nei cinque centrali più forti al mondo, Fabregas nella categoria jolly va poco lontano dalla prima piazza così come Fernando Torres in qualità di prima punta e Villa quale tremendo scorer. Mettici anche il confronto tra i vari Xavi, il pallinissimo Silva, Iniesta, Xabi Alonso - tutti con almeno quattro campagne di Champions alle spalle - col resto del centrocampo tedesco (Hitzlsperger simpatica faccia da venditore di sanitari, ma contro quella mediana davero davero chi cazz'è?) e davvero a livello di peso qualitativo da sbattere sulla bilancia della finale non c'era storia, tipo il Vae Victis di Brenno. Quindi pollice su per la Germania, nonostante abbia convinto praticamente mai, nonostante abbia beccato la bellezza di sette gol in quattro partite (Austria e Polonia non esistono) e nonostante credo che faranno fatica a vincere qualcosa per un po'. La parte facile di tabellone in cui l'hanno indirizzata è stata adeguatamente sfruttata.
Rotto il ghiaccio che da decenni e decenni implicava figuracce in campo di proporzioni pari alla prosopopea dei propri fogli quotidiani sportivi, gli spagnoli hanno davvero tutto per aprire un ciclo. La stessa cosa si era detta per la nazionale di basket vittoriosa ai Mondiali 2006, che poi lo scorso anno si è fatta magistralmente ciulare l'Europeo casalingo dalla Russia (e nel basket l'Europeo vale più dell'alloro iridato, oltre che per i valori in campo anche per il prestigio). E sappiamo come il prossimo scoglio si chiama Sudafrica 2010, con tutta la follia che un mondiale africano può portare, tipo che pensando al 2002 alla finale di Johannesburg sarà Iraq-USA. A Blatter piacendo, come quello nippocoreano potrebbe essere un mondiale nel quale i campioni uscenti escono al girone dopo 270' di astinenza da gol, zeppo di incognite tali da poter riesumare quei fantasmi mollaccioni che l'Espana En la Final (così la celebravano gli Erasmus spagnoli durante la semifinale, increduli nel dover dare una definizione alla parola “finale” presente nei loro dizionari personali) pensa di aver scacciato domenica sera. Un'altra incognita sarà il trapasso di El Viejo Aragones, del quale ancora si ignora il successore. Non entriamo nel capitolo scelte tattiche, perché l'ignominiosa staffetta tra il sublime Torres (super anche quando non segna) e il sosia con più brillantina di Alberto Tomba ci è rimasta qui. Però gli va dato atto di aver azzeccato al 100% la Lista dei Ventitré, di essere stato il bravo analista dello spirito di rinnovamento e del voltare pagina (lui che ha 70 anni e ad ogni inquadratura in panchina pare affetto da attacchi di demenza senile) e di aver creato un gruppo che davvero ha tritato tutti, partite mai in discussione con la sola vistosa eccezione della nazionale di Bob Donadoni, con la perla della lezione di calcio inflitta agli indolenti russi. L'età media è giovanissima, lo stesso capitan Iker acclamato durante la premiazione dalle Erasmus spagnole assise SOPRA i tavolini del locale al grido di “guaaapoooooooooooo” non ha ancora 30 anni. Il calcio moderno abbiamo visto quanto logori, soprattutto ad altissimo livello, vedremo se con la pancia un po' più piena gli equilibri degli eroi austro-svizzeri cambieranno. Una cosa va comunque cambiata, sempre pensando al mucchio selvaggio di teneri spagnoletti sparsi per Bologna nell'attesa della loro Prima Volta. Ecco, magari la prossima volta sarà un po' più sofferta, ci sarà qualcuno più forte di questa Germania e allora meglio non cantare Esto Partido Lo Vamos A Ganar al minuto 68 oppure Campeones de Europa (sul ritmo di Seven Nation Army, peraltro) al minuto 82. Che io non c'ero durante lo 0-0 (sì, era uno 0-0 e il migliore in campo è stato il vostro portiere) contro l'Italietta di Bob, e chissà se cantavate sino ai rigori.
Guardando oltre l'atto finale, sono stati gli Europei delle orribili mascotte, del fare gruppo in spogliatoio di Antò, del matrimonio di Domenech, dell'occasione persa olandese, della camicia sbottonata di Fatih Terim (n.1 e dite voi dove avete letto la prima volta lo sgubbe circa il suo annusamento con il Napoli di De Lamentiiiiiiiiiiiiis), degli eroismi monumentali di Ibrahimovic, della Grecia del ringiovanitissimo Otto che alla prima partita fa catenaccio pure stando sotto 2-0, dell'arbitro svedese lampadato degno erede di Frisk, degli inglesi a casa, del duello in centoventi secondi Bilic-Terim, della fine del ciclo ceco, della Romania che chissà se se l'è venduta, del ritorno al fumuro di Cristiano Ronaldo (che a questo punto non merita il Pallone d'Oro).
Una citazione anche per l'arbitro Rosetti, che è riuscito ad incamminarsi lungo i sentieri dell'isteria - portando mano nella mano con sé anche la tensione della partita - pure in una partita sostanzialmente calma e senza pregressi come quella di domenica sera.
Per finire, un ringraziamento a Mamma Rai che in questo Europeo ha profuso energie come da tempo non le accadeva. Ebbri dell'esclusiva sul territorio nazionale, i geni di viale Mazzini hanno proposto al pubblico un emozionante tourbillon di facce, programmi, salottini, rubriche, citazioni, controcanti, highlights e piacenti addette al mondo di Internet (mai una volta citati o linkati, maledette arpìe) con una perla e due protagonisti assoluti che si staglieranno nel Blob della memoria collettiva del paese. Indimenticabile il blackout totale durante Germania-Turchia, con il tocco surreale della moviola discussa con la partita ancora in corso (Biscardi who?) e un Frankie Lauro intento a tenere tutta la baracca del servizio pubblico sulle sue spalle abituate più a cogliere il cerone colante dal capo oppure a venire colpite da mefistofeliche palle di carte dei palasport di mezza Italia che non a tale gravoso compito. Molto calato di colpi Galeazzi rispetto alle indimenticate riletture dei giornali portoghesi di quattro fa, forse essendo El Bistecùn nel pieno della preparazione per Pechino, l'award Best Moment for an Inviato va all'intervista pre-Italia-Spagna di Amedeo Goria al re Juan Carlos, un siparietto intitolato Come Togliere Solennità ad un Discorso col primo che s'inventava lì sul momento tortuose grammatiche spagnole da italiano che va a sbronzarsi e sentire la techno a Lloret de Mar e l'altro che tra le righe tentava di rammentare al cialtrone col microfono in mano i suoi natali romani parlando un buon italiano, senz'altro migliore del 50% della redazione di Raisport. A proposito di Raisport, con i due protagonisti di bisbocce si vola altissimo: la querelle longilineo/brevilineo e tante altre mortali scempiaggini di Beppe Dossena e il frullo di baffi costante lungo le molteplici estensioni di palinsesto del Marine Bartolette, uno che ti lascia la sensazione di saperla lunga anche se non dice (e non sa) proprio un cazzaccio di niente e le cui prestazioni agonistiche stanno facendo pensare i vertici di Sky Italia di dedicargli un canale tematico in diretta per 18 ore al giorno senza sosta nè pubblicità. Da tramandare ai posteri anche il commento del duo Nesti-Dossena (eccchisennnò?) ad Olanda-Romania, fortunatamente sottratto dall'oblio di tutti noi che stavamo guardando l'Italia dalla meritoria riproposizione in un Blob di due sabati fa, sotto la dicitura banda degli o-nesti e genialmente piazzando alla fine della querelle su biscotti e biscottini la scena del musical del pasticciere trozkista di Aprile. L'effetto combinato delle grida di un Nesti licantropo vero, in tutta onestà mai sentito sfiorare nemmeno un ventesimo di tale enfasi, e delle retromarcie, incartamenti e gorghi logici in cui andava ad infilarsi il buon Beppe è pari a quello provocato dal primo ascolto di Loveless dei My Bloody Valentine.
Grazie a tutti ragazzi, di cuore. Grazie anche a noi tre.
Russia 1-Igor Akinfeev; 22-Aleksandr Anyukov, 2-Vasili Berezutski, 4-Sergei Ignashevich, 18-Yuri Zhirkov; 17-Konstantin Zyryanov, 11-Sergei Semak, 20-Igor Semshov, 9-Ivan Saenko; 10-Andrei Arshavin, 19-Roman Pavlyuchenko
Spain 1-Iker Casillas; 15-Sergio Ramos, 5-Carles Puyol, 4-Carlos Marchena, 11-Joan Capdevila; 19-Marcos Senna; 6-Andres Iniesta, 8-Xavi, 21-David Silva; 7-David Villa, 9-Fernando Torres
min 0. tah-dah, eccoci qua per la seconda semifinale di euro 2008. spagna in maglia gialla, cioè no, oro. anzi senape. è aragones che parla: dice che a lui l'amarillo porta rogna. civoli etichetta guus "santone". apriamo quindi un contatore di "santone". santone-counter ® (1) .
min 2. scusate ma stasera è splinder che pianta un po' di grane.
min 5. akinfeev salva su una conclusione di torres dalla corta misura. buon inizio delle furie gialle/anzi oro/anzi senape e rossija poco peried. lo stilista sembra soffrire la fisicità di sergio ramos.
min 8. bagni e io lo conosco bene parte uno. sergej semak. lui li conosce bene tutti. ma tutti tutti tutti.
min 10. mossone di aragones che pianta torres largo a destra a stoppare le sgroppate di zhirkov e testare le sue qualità difensive. tracciante di david villa che akinfeev respinge a mani aperte.
min 13. russi che non riescono a sviluppare le loro trame senza che arrivi uno spagnolo a 200o all'ora a fare pressing. urgono correttivi e/o incentivi di roman.
min 14. incentivi di roman: una nave, un elicottero, una dacia in ciukotka, una foto di raissa gorbaciova da giovane. lo stilista apprezza a punta puyol che lo abbatte. punizione.
min 15. bomba di pavlyuchenko che svelle la ruota del prater.
min 16. tore bagni e io me lo ricordo bene parte uno. stanislav chercesov e i suoi baffoni.
min 17. prima discesa di zhirkov e il cross scentrato. roman dacce più incentivi.
min 20. altri incentivi di roman: la cupola del cremlino, un gulag, 67 barili di nafta, un orso di peluche raffigurante misha la mascotte di mosca 1980, una uaz 4per4.
min 22. la spagna sembra già essersi assopita e i russi cominciano a colonizzare la metà campo iberica.
min 23. tore bagni non si ricorda dove giocava zyrianov.
min 25. il sempre garrulo marchena interviene a sproposito dopo un contrasto saenko-capdevila.
min 26. figura da peracottaro di iniesta che contolla un difficile pallone di xavi (tore: pirlo un cazzo!) e poi lo cicca tristemente. aragones chiede all'uefa il cambio di maglie nell'intervallo.
min 28. fallo di zyrianov su silva che nella caduta perde l'uso degli arti inferiori. la punizione seguente viene calciata sapientemente da villa che tenta di farla rimbalzare davanti ad akinfeev per sfruttare il manto erboso viscido (piove a bestia).
min 30. fantastica conclusione di pavlyuchenco che si gira in un fazzoletto dopo una bella scivolata dell'onnipresente zyrianov. palla che sarebbe uscita ma casillas s'allunga e tocca. de bleeckere non vede.
min 33. david villa s'è fatto la bua e deve forzatamente lasciare il campo sostituito da cesc fabregas.
min 34. ancora pericoloso pavlyuchenko che prima controlla una palla nell'area piccola e viene contrato da marchena in extremis, poi gira di testa un cross di anyukov dalla destra.
min 36. l'uscita di villa (s'è stirato calciando la punizione di prima) fa sì che torres diventi l'unica punta e liberi la fascia destra a un duello sergio ramos-zhirkov che si preannucia sugoso.
min 38. numero da fuoriclasse di torres: sombrero a zhirkov dopo palla difficile uncinata col destro e sinistro ciabattato che akinfeev para.
min 42. torres sta mettendo alla frusta la difesa russa con un movimento sfiancante che farà sì che aragones lo sostituirà con david (fonte) guiza più o meno al 60esimo.
min 44. per me i russi stanno facendo gli gnorri come non mai. ogni volta che hanno la palla paiono gigioneggiare alla ricerca degli spazi giusti, che il centrocampo corazzato spagnolo non concede almeno per ora.
min 45+1. uno scontro tra i futuri compagni di squadra arshavin e puyol chiude un primo tempo abbastanza contratto e avaro di emozioni. l'infortunio di villa è tegola non da poco per i toreri. inoltre, al momento dell'uscita dal campo ha mostrato che oltre alla maglia non gialla e non oro aveva la sottomaglia dello stesso non colore. aragones è impazzito è ha chiesto l'abolizione dell'amarillo dalla tavolozza dei colori.
intervallo:

il nostro cestofilo ibba ci segnala che yuri zhirkov è talmente duttile e poliedrico da essere stato acquisito dalla joventut di badalona.
negli spogliatoi i giocatori russi sembrano essere stati avvicinati da roman che ha promesso ad ognuno di loro una serie di ulteriori benefit. tra essi sembrano esserci: il coro dell'armata rossa, il corpo imbalsamato di lenin (diliberto suca), il vero orsetto misha, una lada niva assettata a limousine, una foto autografata di cenienko e la prima pagina della pravda in cui si annunciava il raffreddore di andropov.
min 46. riprende la partita e subito zyrianov viene depredato dello scarpino destro da fabregas. nessun cambio da parte degli allenatori.
min 48. ennesima discesa dell'esuberante sergio ramos e cross liberato da anyukov.
min 49. goooooooooooooooooooooooooollllllllllllllllllllllllllllllllllllllllll xavi 1-0.
min 50. azione di iniesta sulla sinistra che si accentra e calcia in porta. la palla viene intercettata dall'accorrente xavi che la spedisce in fondo al sacco.
min 51. contropiede manovrato di silva e assist per torres che spedisce alto. spagna che sente la partita in pugno e tenta di approfittare del disorientamento russo.
min 54. la spagna ha campo e lo sfrutta con manovre avvolgenti di alta qualità. in effetti chi accusa bob di non aver impostato una gara offensiva domenica sera dovrebbe andare a nascondersi.
min 56. doppio cambio di hiddink. via semshov e saenko, dentro bilyaletdinov e sychev.
min 60. spagna padrona del campo. azioni manovrate su azioni. stanno facendo il gioco caro a hiddink e i russi non ci stanno capendo niente.
min 62. torres non sfrutta il millesimo cross di sergio ramos e colpisce goffamente il pallone spedendolo a lato.
min 63. fallo sporchissimo di marchena su sychev ai limiti dell'area. la punizione non sortisce effetto alcuno.
min 66. i russi dimostrano al solito poco carattere e non riescono a reagire in alcun modo. tutti i contrasti sono vinti dagli spagnoli, tutte le palle vaganti sono iberiche. nelle file dell'orso regna lo sbigottimento.
min 68. ho sbagliato di 8 minuti. fuori torres, che aveva anche chiesto un rigore, dentro guiza. entra anche alonso per il goleador xavi. vediamo se i russi approfittano dei cambi cervellotici di aragones.
min 70. non ne approfittano: prima fabregas poi alonso scaldano i pugni di akinfeev.
min 72. prima iniziativa di guiza, che prima rischia di perdere l'uso delle anche, poi scentra il traversone.
min 73. goooooooooooooooooooooooollllllllllllllllllllllllll david guiza. 2-0
min 74. cervellotici sta ceppa di cazzo. cioccolatino di fabregas per guiza che scatta sul filo del fuorigioco e uccella akinfeev in uscita. poi sorvoliamo sull'esultanza dell'arciere idiota.
min 77. anticipo numero 6765 di charly puyol che dimostra una condizione fisica straripante. russia che attende con trepida attesa il triplice fischio finale.
min 79. lo stilista cicca l'ennesimo pallone e viene dileggiato dal pubblico ispanico. come tutti i grandissimi talenti puri quando arriva la giornata no sono cazzi acidi.
min 81. gooooooooooooooooooooooooooooollllllllllllllllllllllllllllllllllll. david silva 3-0
min 82. sontuosa azione spagnola in contropiede con rifiniutra regale di fabregas per l'accorente silva (che civoli chiama villa) che chiude il conto con un sinistro facile facile. il principe e la giornalaia copulano in tribuna.
min 84. il computo delle due gare dice spagna 7 russia 1. ammazza che lezione.
min 85. gli incentivi vengono stipati sugli elicotteri di roman.
min 87. sergio ramos non riesce a contenere i propri muscoli e provoca una punizione che arshavin recapita sulla testa di sychev. iker è felino e respinge.
min 89. guiza sfiora la doppietta personale, akinfeev gli nega la seconda rappresentazione dell'arciere tossico.
min 90. avvistato diliberto nei pressi di un elicottero di roman.
min 90+2. triplice fischio finale a vienna. lezione di calcio spagnola e della matrioska meccanica rimangono meri cocci qui e là. eccezzionale lettura della gara di aragones (col senno di poi che gli vai a dì?), supportata da una condizione fisica eccezionale dei suoi e dalla serataccia dello stilista e company. nn mi ricordo quale è stata quella squadra e qual è l'allenatore che ha costretto questi a 120 minuti di tiri da fuori e spaventi difensivi in serie. mi pare non sia versiliano.
pagelle alla spina:
riflessione finale: ma le maglie (non) gialle non portavano rogna?
altra riflessione: ma tore bagni, quante madonna di partite vede all'anno?
ulteriore riflessione: santone-counter ® (2) scorer: frankeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeno




Trovate le cinque piccole differenze tra le due immagini.
* * *
A distanza di giorni fa ancora male. Eccetto il 2000 (quella beffa atroce non fa casistica) credo di non essere stato mai così amareggiato per un'eliminazione. Non sarei stato così neanche se avessimo perso ai rigori pure la finale di Berlino, in fondo di quella nazionale non me ne fregava poi tanto. E' che perdere ai penalties contro la Spagna è l'apoteosi dell'atroce, tutte le volte che la Seleciòn giallorossa giunge al pari in fondo al 120' dovrebbero abolire i calci di rigore e dargli persa la partita per manifesta cazzonaggine. E invece no, c'abbiamo pensato noi stavolta.
Tanta gente non c'è rimasta così male. Sono vedove, del genere peggiore: vedove di quello lì là sopra (no, non Metternich). Nell'allegoria sottintesa, di contro Bob Donadoni dovrebbe essere il Bonaparte insignito di gloria e successi dalle campagne lungo il continente. Non regge affatto, pur restando la forte stima e simpatia che nutro nei confronti di Bob. Una stima vera, non di facciata come molti dicono e poi scrivono l'esatto contrario: su tutti, mi ha indignato il fondino di Garlando sulla rosa di lunedì, a calzoni di Totò Di Natale ancora odoranti di merda.
La stima e la simpatia molto possono, tranne che tacere le colpe. Che non sono né in fase di convocazione (4-5 li avrei scelti diversamente, ma sono dettagli) né in quella delle scelte austro-svizzere: l'undici anti-Olanda è stato drammaticamente sbagliato, ma poi Bob ha avuto la forza e l'intuizione di correggere molte cose nel senso giusto e senza operare particolari preferenze “alla carriera” (una costante del suo biennio, cosa molto apprezzabile). In un caso o nell'altro, chi ieri oggi e domani invoca gente come Del Piero o Inzaghi non ha capito la lezione inferta dal non men che leggendario Olanda-Russia di sabato sera: serve gente giovane, che sappia giocare a tuttocampo con particolare predilezione nell'attaccare le fasce fino al fondo, verticalmente oltre che orizzontalmente, la punta deve svariare o forse addirittura non essere tale (Pavlyuchenko è un piccolo Ibra, di certo non un pennellone), duttilità sostenuta all'eccesso. Quello di ADP e di Superpippa è calcio del plestiocene, che ormai non paga più. Persino la Germania fa vedere sprazzi di scambi in velocità, rendiamoci conto. Ed è proprio al piano dell'impostazione tattica che appartiene la pecca più grave palesata da Bob, in controtendenza rispetto a un girone di qualificazione affannoso ma alla fine vinto contro avversari tosti mostrando qualità. Contro gli spagnoli siamo stati più pericolosi ma abbiamo giocato di merda, su. Il quarto di finale è stato preparato tatticamente bene (quanto è mancato Pirlo, anche il Pirlo orbo delle prime due partite) e io dico che l'hanno giocata come dovevano. Ma proprio in tutto Euro2008 l'Italia di Bob ha rappresentato il nulla spinto, proponendo un gioco antiquato che poteva pagare solo avendo a disposizione il Toni dei primi mesi crucchi. Va anche detto che Toni è una macchina da gol, ma meglio se gioca e colpisce la palla di testa dentro l'area piccola. Fuori di essa, è paradossalmente più efficace col pallone tra i piedi ma solo se è in buona forma. Lasciato, invece, solo a chilometri di distanza da una mediana slegata e vierizzatosi quel po' oltrepassata la trentina, ha completamente ciccato prestazioni e cosa peggiore la manovra non ha potuto dispiegarsi. Così, gente di pregio come Antò si è trovata costretta a giocare fuori ruolo e fuori senso (oltre che a scontrarsi contro il terzino destro migliore al mondo, uscendone comunque con le ossa integre), i romanisti spersi in mezzo al campo alla ricerca di una credibile controfigura di Totti (qualcuno ha ancora dei dubbi su quanto sia importante il babbo di Chanel nell'economia del gioco della Roma?), i terzini incapaci di saltare l'uomo e di farsi assistere, il raccapricciante Zambrotta in primis. Alternative a Toni? Sì, Borriello e abbiam detto tutto. Con Inzaghi si sarebbe giocato in tutt'altro modo, e non siamo riusciti a giocare in un modo diverso con questi 23 figurarsi se ci mettiamo a pensare al ventiquattresimo o al venticinquesimo. La mossa perfetta anti-Spagna sarebbe stato un attacco Cassano-Di Natale, con Antò punta centrale tottiana con libertà di svariare come alla Samp e Totò a fare il Bellucci della situazione (e cambiato prima dei rigori con un Del Piero a caso). Ma non avremmo saputo riconvertirci, non abbiamo ali anzi non le abbiamo mai prodotte dal ritiro agonistico di Bob eccetto Foggia e qualche altro sopravvalutato inadeguato a questi livelli, e pure la qualità in mezzo al campo non è eccelsa come quella spagnola. Forse Montolivo è l'unico che si può davvero rimpiangere con qualche motivazione.
Insomma, Bob ha deluso ed è giusto che non venga confermato. Poi, certo, bisognerebbe anche prepararsi al futuro targato Marcello il Vincente. Iniziando a pensare che se nel 2008 abbiamo segnato solo su palla inattiva nel 2006 non è andata tanto diversamente: escludendo il brodino ucraino, io ricordo solo situazioni da sviluppi di un calcio piazzato e contropiedi. Solo che allora c'ha detto bene, e allora tornando a Napoleone meglio un generale fortunato che uno bravo. Oppure si può dire una parola su quanto sia insopportabile 'sto qui, ritiratosi a fare il padre della patria di 'sta ceppa mentre ad altri spettava il compito di gestire il sempre delicato periodo post-trionfo con una squadra alla resa dei conti atletica e sprovvista di ricambi giovani che si facciano valere ai più alti livelli europei (Fabregas doesnt' live here). E ora pronto ad essere osannato, dopo che per due anni ha rifiutato tutto il rifiutabile scartando anche soluzioni di buonissima prospettiva, aspirando o a tornare sul desco azzurro o a ritagliarsi una specie di eravamo-quattro-amici-al-bar dalle parti di Milanello. Il tutto per due rigori marci, quello di De Rossi che non s'è alzato a sufficienza e quello balbettante di Totò (una tiratina d'orecchi all'autentico miglior portiere della storia del calcio, spiazzato quattro volte su cinque a differenza di un Casillas che la lezione se l'è studiata eccome). Patetico il balletto della federazione, patetici Lippi e la stampa che per un pomeriggio nel Tirreno sulla barca si è sempre appecoronata al fenomeno che schierò Montero terzino in una finale di Champions: ergo, pur non meritando la riconferma Bob fa bene a fare l'ultimo giapponese chiuso nella foresta a guerra finita e a negare le tanto attese dimissioni.
Si respira aria di Restaurazione oggi, di Cannavaro capitano in Sudafrica e di Del Piero e del blocco Milan richiamati a furor di popolo con la litania “sono i campioni del mondo ed è giusto che il titolo lo difendano loro”. Non ci sarà più un sampdoriano titolare o un udinese arma tattica, importerà a pochi. Il compito di Lippi è complicato: speriamo che dai club nasca qualcosa, ma in due anni soli non ci si improvvisa campionissimi, tanto più che il nostro calcio faticherà a portare squadre italiane avanti in Champions (Inter esclusa, ma c'è solo Balotelli) ed è scarsa pure la quantità di manodopera esportata ad assaggiare il pane raffermo dei grossi contesti europei. Giusto Giuseppe Rossi, e c'è già da tifare affinchè il Villarreal faccia più strada possibile in coppa. Oppure si può seguire l'esperienza a Liverpool di Dossena chiedendosi se sia un brevilineo o un longilineo, da piazzare in un ruolo in cui siamo scoperti. In questo scenario non splendido, però, non è accettabile incamminarsi lungo la strada vecchia in luogo di quella nuova. Grazie di tutto, teniamoci stretti Buffon, Grosso e magari anche un Pirlo di scorta ma taglio netto agli over 30. La loro partita a questo Europeo l'han giocata e l'hanno persa 3-0. E' una via necessariamente sconfitta, ci vuole coraggio. Chissà perché, a me non pare che Marcellow sia la persona giusta per gestire questo momento. L'inizio, poi, tra le indiscrezioni sulle squallide resurrezioni di Totti e Nesta e il proposito di affiancare Amauri a Toni (per il discorso di cui sopra sull'evoluzione del Gioco, o l'uno o l'altro) è tutto un programma. Io non gli darei mai una panchina normale, non la darei a uno che è invitato al matrimonio di Briatore. Meno che mai gli affiderei il governo di una truppa troppo legata alla sua figura, cosa che può stimolarne l'innato narcisismo e la solita presunzione cieca, inducendo l'ambiente azzurro a chiudersi in un'autoreferenzialità da regime totalitario incapace di rinnovarsi e di esprimere la necessaria umiltà. Sostituite Coverciano con Milanello, la metafisica del quarto mondiale con quello della Champions di Atene e del Mondiale per club di Yokohama, Lippi con Galliani, i salottini post-partita della Rai a Studio Sport e direi che ci siamo. Il gruppo di qualificazione per il Sudafrica è una baggianata totale, tanto che le squadre più ostiche sono una formatasi ex novo un anno fa e un'altra allenata dal dinamico duo Trapattoni-Tardelli. Pure arrivando secondi c'è l'ancora di salvezza di uno spareggio. Facciamo sì che questo anno e mezzo in odore di Africa non serva solo a far superare al capitano il record di presenze di Maldini, sarebbe ridicolo.
firmato Brigata Antò-Balotelli-Rossi titolari in Sudafrica.
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E ora basta coi piagnistei e sotto con le semifinali, perdio.
Dato il numero sempre crescente di lettori del blog, ci è sembrato il caso di introdurre una specie di posta ufficiale del nostro spazio. E' così che inizia oggi la corrispondenza di EP'h, che durante queste settimane di Europei viene affidata al bravo e solerte giornalista Beppe Severgnini. Non bisognoso di noiose presentazioni, nella rubrica spiritosamente ed originalmente chiamata Europeans da buon l